Israele, l’opposizione scopre le carte: l’alleanza Bennett-Lapid e la corsa isolata di Eisenkot

In 3 SorsiI due ex Primi Ministri Naftali Bennett e Yair Lapid hanno annunciato la costituzione di una lista unitaria per le prossime elezioni. Una scelta che non ha, però, consentito di sciogliere i nodi che ancora complicano il cammino delle opposizioni verso le urne.

1. L’ANNUNCIO A SORPRESA

Definendolo come “l’atto più sionista e patriottico che abbiamo mai compiuto, per il bene del nostro paese”, l’ex Primo Ministro Naftali Bennett ha annunciato la presentazione di una lista unitaria con l’ex alleato di Governo Yair Lapid in vista delle elezioni israeliane del 2026. La decisione, comunicata il 26 aprile nella città costale di Herzliya, risponde all’esigenza di incrementare le speranze di un successo ai danni del blocco guidato dall’attuale capo dell’esecutivo Benjamin Netanyahu.
Con la nuova lista, denominata Insieme, Bennett e Lapid hanno inteso lanciare un segnale anche al resto dell’opposizione: effettuando la prima mossa, i due ex Primi Ministri hanno posto leader politici come Gadi Eisenkot, Yair Golan e Avigdor Lieberman dinanzi a una scelta strategica per il futuro. Unirsi alla lista comune, riconoscendo in maniera formale la leadership di Bennett (candidato di Insieme al ruolo di Primo Ministro), oppure presentarsi autonomamente correndo il rischio di una dispersione dei voti – determinando un beneficio per il blocco guidato da Netanyahu?
Dalla risposta a tale interrogativo dipenderà la decisione finale dei leader dei tre partiti d’opposizione Yashar (Eisenkot), DEMS (Golan) e Beiteinu (Lieberman), la cui attenzione sarà focalizzata sia alle dinamiche interne al proprio schieramento, sia all’obiettivo primario di sconfiggere Netanyahu alle urne.

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Fig. 1 – Il Primo Ministro israeliano Yair Lapid sussurra all’ex Primo Ministro Naftali Bennett durante la riunione settimanale del gabinetto a Gerusalemme, l’11 settembre 2022

2. LA REAZIONE DEL GOVERNO NETANYAHU

La reazione del partito del Primo Ministro Netanyahu, il Likud, non si è concentrata direttamente su Bennett e Lapid, i due diretti protagonisti dell’accordo. Al contrario, la scelta è stata quella di utilizzare l’annuncio di un’intesa come strumento del quale servirsi per “denunciare” alla popolazione l’intenzione di ripetere l’esperimento di Governo con il partito arabo islamista-conservatore Ra’am. “In ogni caso, Bennett e Lapid torneranno con i Fratelli Musulmani, i sostenitori del terrorismo“, ha scritto il Likud nella didascalia di un post – generato con l’intelligenza artificiale – che ritrae Mansour Abbas, leader di Ra’am, alla guida di un’automobile nella quale siedono sui sedili posteriori due bambini dai volti di Bennett e Lapid.
“Anche insieme, è chiaro – il pilota è Mansour, indipendentemente da come la sinistra divida i suoi voti,” ha aggiunto il Likud nel post pubblicato su X.
La scelta comunicativa è evidente: far leva su quell’elettorato che percepisce la presenza di un partito arabo al Governo – o il suo sostegno a una maggioranza governativa – come un pericolo per l’esistenza dello Stato di Israele. Una raffigurazione, quest’ultima, che solo una parte dello stesso blocco d’opposizione è stata in grado di smentire negli ultimi mesi.

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Fig. 2 – Il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu tiene una conferenza stampa a Gerusalemme il 19 marzo 2026

3. EISENKOT TRA UNA SCELTA E UNA CONDIZIONE

Al momento dell’annuncio di Bennett e Lapid, l’attenzione è stata rivolta anche alla strategia perseguita dagli altri leader dello schieramento d’opposizione. Su tutti, di Eisenkot, il cui partito (Insieme) viene sondato al terzo posto alle spalle del movimento di Bennett e del Likud.
Più nello specifico, secondo quanto rivelato in un retroscena del portale israeliano Zman, la scelta di Eisenkot rappresenta la conseguenza della sua volontà di presentarsi alle elezioni con le credenziali del potenziale nuovo Primo Ministro del Paese. L’ipotesi di essere inserito al secondo posto della lista, che sarebbe stata accettata da Lapid, non ha infatti convinto un personaggio politico, come Eisenkot, che intende tenere aperta la possibilità di prendere il posto di Netanyahu alla guida di Israele. Uno scenario reso ancora più frammentato dal rapporto con gli altri partiti arabi al Governo, con l’ex Capo di Stato Maggiore delle IDF che ha posto una condizione ben precisa per un’intesa: il riconoscimento di Israele come “Stato ebraico”. Un’ulteriore testimonianza di come l’annuncio di Bennett e Lapid non abbia contribuito a sciogliere i nodi che minano, in vista delle prossime elezioni, la possibilità concreta di sconfiggere Netanyahu alle urne.

Michele Maresca

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Indice

Perchè è importante

  • I due ex Primi Ministri Naftali Bennett e Yair Lapid hanno annunciato la costituzione di una lista unitaria in vista delle elezioni israeliane del 2026, con il primo che è stato designato come candidato al ruolo di capo di Governo.
  • Gli altri leader dei partiti d’opposizione non hanno, per il momento, raccolto l’invito di aderirvi. Tra di essi, spicca la posizione di Gadi Eisenkot, che continua a coltivare il desiderio di diventare il nuovo Primo Ministro israeliano.

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Michele Maresca
Michele Maresca

Classe 1998, ho conseguito la Laurea Magistrale in Giurisprudenza all’Università Federico II di Napoli e il Master in “Derecho Internacional y Relaciones Exteriores e Internacionales” all’Instituto Europeo Campus Stellae. L’idea di raccontare, informare e approfondire le vicende di politica internazionale rappresenta ciò che mi spinge a dedicarmi con passione ed enorme interesse a queste tematiche. Inoltre, svolgo analisi, in lingua spagnola, per il Think Tank Geopol21.

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