In 3 Sorsi – Il 12 agosto, a Pechino, è morto Zhu Rongji, capo del Governo della Repubblica Popolare Cinese dal 1998 al 2003, che mise in atto le profonde riforme economiche che consentirono alla Cina l’ingresso nell’Organizzazione Mondiale del Commercio nel 2001 e la successiva trasformazione nella “fabbrica del mondo”.
1. LE RIFORME DI ZHU RONGJI
Zhu Rongji governò la Cina in un periodo di grandi turbolenze, collegate al crollo dell’Unione Sovietica e ai fatti di Piazza Tian’anmen del 1989 e, successivamente, segnato dalla crisi finanziaria in Asia. Dopo la sua morte, avvenuta il 12 agosto, viene commemorato per la lungimiranza con cui ha saputo dare al Paese di Mezzo la spinta decisiva verso il cambiamento.
Ingegnere elettrico di formazione e politico di vocazione, Zhu Rongji gestì la transizione da un’economia pianificata verso un’economia di mercato socialista: ristrutturò le imprese statali, combatté l’inflazione e contribuì a razionalizzare il sistema fiscale, rafforzando il potere centrale rispetto alle amministrazioni locali; modernizzò anche le infrastrutture, favorì lo sviluppo del settore privato e consentì l’ingresso dei capitali stranieri e la riforma del sistema abitativo. Quest’ultima, per anni, sostenne la crescita cinese, per poi produrre i gravi squilibri, emersi col passare del tempo, nel settore immobiliare.
La sua strategia, che veniva definita con lo slogan “afferrare il grande e lasciare andare il piccolo” fu radicale, ma anche foriera di enormi criticità. Lo Stato mantenne infatti il controllo sulle grandi imprese, attive nei settori strategici, e le consolidò mentre, contemporaneamente, tagliò gli aiuti alle piccole imprese, molte delle quali inefficienti, che vennero ristrutturate, privatizzate o chiuse, decretando la fine del “sistema del riso di ferro”, che assicurava un posto di lavoro sicuro e una serie di garanzie sociali offerte dall’unità produttiva di riferimento.
Fig. 1 – Il premier cinese Zhu Rongji durante la conferenza stampa annuale di chiusura dell’Assemblea Nazionale del Popolo (ANP) tenutasi a Pechino nel marzo 2002
2. LA CINA DIVENTA LA FABBRICA DEL MONDO
Sulla scia delle riforme economiche precedentemente avviate da Deng Xiaoping, queste politiche favorirono l’exploit del settore manifatturiero e delle esportazioni negli anni seguenti e disegnarono un sistema di mercato più unificato e aperto, caratterizzato da una concorrenza ordinata e da una rigorosa regolamentazione. Le riforme non cancellarono però tutti gli squilibri del sistema economico dell’epoca e, in alcuni casi, ne produssero di nuovi.
Zhu, avviando una politica meno intrisa di dogmi ideologici, riuscì ad introdurre il Paese nelle catene globali del valore che avrebbero trasformato la Cina nella “fabbrica del mondo”, consentendole anche di consolidare le relazioni con l’ASEAN in un momento decisivo, che portò a forgiare nuovi rapporti economici con il Sud-est asiatico.
Fig. 2 – Zhu Rongji (a destra) viene accolto dall’allora Vice Primo Ministro Qian Qichen presso la Grande Sala del Popolo a Pechino al suo ritorno dal vertice annuale dell’ASEAN tenutosi in Cambogia, novembre 2002
3. GLI ESITI DELLE RIFORME
In questa traiettoria si colloca, nel 2013, l’avvio della Belt and Road Initiative, espressione di quella “globalizzazione secondo i cinesi” che avrebbe progressivamente trasformato l’apertura economica in un progetto di proiezione globale.
Zhu può quindi essere considerato a pieno titolo un grande riformatore, che ha contribuito, con determinazione, al progresso del Paese del Centro, come dichiarò all’inizio del mandato da Primo Ministro: “Che ci sia un campo minato davanti a me o un abisso senza fondo, marcerò avanti con coraggio e senza esitazione, dedicando al Paese tutte le mie energie”.
Oggi Xi Jinping ha tracciato una nuova direzione, riportando l’ideologia al centro dell’economia, smantellando la leadership collettiva e subordinando sempre più l’economia agli obiettivi geopolitici e di sicurezza nazionale, anche attraverso il ferreo controllo dei grandi capitali privati, cresciuti anche in esito alla precedente stagione di riforme, ma non ha rinunciato ai benefici della globalizzazione e alle nuove prospettive che offre.
Elisabetta Esposito Martino
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