In 3 Sorsi – L’instabilità nel Golfo richiede un ripensamento strategico della catena logistica. Emirati Arabi Uniti e Oman accelerano sulla cooperazione infrastrutturale per migliorare il traffico di merci tra i due paesi e creare uno scudo contro le crisi marittime.
1. SINERGIA NELLA GESTIONE DELLE INFRASTRUTTURE TERRESTRI
La geopolitica del Golfo sta vivendo una trasformazione strutturale sul piano logistico e territoriale, dettata dalla necessità di garantire la continuità degli approvvigionamenti energetici e commerciali in un contesto di crescente instabilità marittima. Con lo Stretto di Hormuz costantemente esposto al rischio di interruzioni dei collegamenti marittimi, gli Emirati Arabi Uniti e l’Oman hanno avviato una corsa contro il tempo per consolidare corridoi logistici terrestri alternativi alle rotte marittime. Questa strategia non rappresenta soltanto una misura d’emergenza, ma si inserisce in una visione di lungo periodo volta a integrare le infrastrutture dei due Paesi, così da ridurre la dipendenza dal transito delle navi mercantili attraverso Hormuz. L’attivazione del green land corridor tra i porti omaniti e gli Emirati, la semplificazione dei sistemi doganali e la costruzione di nuove linee ferroviarie costituiscono i primi passi verso un nuovo riassetto logistico. L’obiettivo è facilitare il rapido transito di beni essenziali e merci verso gli hub di Dubai e Abu Dhabi, bypassando lo Stretto di Hormuz e rafforzando così la resilienza delle catene di approvvigionamento.
Embed from Getty ImagesFig. 1 – Barche presenti sulla riva dell’isola di Hormuz vicino a Bandar Abbas, in Iran, il 27 novembre 2019
2. OTTIMIZZAZIONE E POTENZIAMENTO DELLA LOGISTICA INTERNA
Il cuore pulsante di questo nuovo paradigma logistico è rappresentato dai massicci investimenti nelle infrastrutture ferroviarie e stradali. Il progetto Hafeet Rail, una joint venture strategica tra Etihad Rail e Oman Rail, ha raggiunto un avanzamento del 40%, segnando un significativo miglioramento dell’efficienza dei trasporti tra i due Stati. Una volta operativo, questo corridoio ferroviario di 238 chilometri collegherà Sohar ad Abu Dhabi, consentendo il trasporto di ingenti volumi di merci, riducendo drasticamente i tempi di percorrenza e alleggerendo il traffico pesante sulle strade regionali, oltre a ridurre la dipendenza dal transito delle merci attraverso lo Stretto di Hormuz. Parallelamente, l’Emirato di Sharjah ha introdotto misure di agevolazione fiscale, esentando i veicoli pesanti provenienti dall’Oman dai pedaggi autostradali. Tali iniziative di “facilitazione logistica” non solo riducono i costi operativi per le imprese di trasporto, ma incentivano attivamente il reindirizzamento dei flussi di merci verso i valichi terrestri di Khatmat Malaha e Al Madam, trasformando questi punti di frontiera in snodi cruciali per la stabilità economica regionale.
Embed from Getty ImagesFig.2 – Le navi sono ancorate al largo della costa di Sharjah negli Emirati Arabi Uniti il 21 maggio 2026
3. INTEGRAZIONE ECONOMICA E SICUREZZA GEOPOLITICA NEL GOLFO
La cooperazione tra Emirati Arabi Uniti e Oman delinea un nuovo modello di logistica regionale, nel quale la resilienza commerciale diventa sinonimo di interconnessione economica. Mentre le tensioni nello Stretto di Hormuz continuano a limitare la libertà di navigazione, il territorio omanita offre una direttrice strategica alternativa per proteggere i flussi commerciali dagli shock esterni e garantire la continuità degli approvvigionamenti nei mercati dei Paesi appartenenti al Consiglio di Cooperazione del Golfo. L’integrazione di porti come Sohar e Duqm all’interno di una rete logistica terrestre, connessa in modo fluido alle free zone e alle infrastrutture portuali emiratine, contribuisce alla creazione di un sistema multimodale robusto e versatile. Questo asse, nato da esigenze contingenti, sta gettando le basi per una futura integrazione economica ancora più profonda. In un’epoca in cui le infrastrutture rappresentano un nuovo terreno di confronto e competizione geopolitica, il corridoio UAE-Oman costituisce una risposta pragmatica, solida e lungimirante, destinata a ridisegnare la geografia commerciale del Golfo nei decenni a venire. È, in definitiva, la dimostrazione di come la terra stia diventando una nuova ancora di salvezza di fronte alle turbolenze del mare.
Sante Grande
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