In 3 Sorsi – Nell’attuale scenario geopolitico mediorientale, l’Arabia Saudita si presenta come attore determinante per gli equilibri della regione, ambizioso di assumerne la guida. Ambizione che rischia di essere messa in crisi dalla recente guerra in Iran e che ha portato il Paese a farsi promotore dei dialoghi di pace nel periodo post-bellico.
1. IL RUOLO STRATEGICO DI RIAD
Negli ultimi anni l’Arabia Saudita ha profondamente trasformato la propria politica estera: il Paese ha infatti voluto seguire il flusso degli eventi geopolitici della regione mediorientale e affermarsi come attore protagonista. Ciò è stato reso possibile da una varietà di fattori, tra cui la sua crescita economica e il soft power religioso che esercita. Dato il recente conflitto in Iran e l’aumento dell’instabilità della regione, Riad è determinato a porsi come pilastro di pace promuovendo la de-escalation, al fine di creare un contesto favorevole al raggiungimento degli ambiziosi obiettivi previsti del piano Vision 2030. Con la crescita esponenziale del Paese e la sua trasformazione, il mondo occidentale ha iniziato a considerarlo come un partner credibile, affidabile e stabilizzatore, con la potenzialità di guidare la regione verso una situazione di equilibrio ed evitare un conflitto allargato. Avendo una visione di lungo termine, è considerato un Paese che potrà effettivamente ridisegnare gli equilibri e rafforzare le alleanze dei Paesi del Golfo con i Paesi occidentali.
Embed from Getty ImagesFig. 1- cartello propagandistico per il piano Vision 2030
2. LA DIPLOMAZIA MULTILATERALE DI RIAD E LA SOLUZIONE A DUE STATI
L’Arabia Saudita ha intensificato la propria attività diplomatica al fine di consolidare la propria posizione di aspirante leader della regione e di partner affidabile. Sono molte infatti le iniziative di carattere diplomatico (sia bilaterale che multilaterale), che il Paese ha stabilito puntando al soddisfacimento di interessi nazionali nel più ampio quadro dell’agenda globale di pace e sicurezza, insieme alle Istituzioni internazionali. La dichiarazione congiunta franco-saudita presentata alle Nazioni Unite è emblematica di questo asse multilaterale che mira a stabilire una vera e propria roadmap internazionale per la pace. Parallelamente, la partecipazione a vertici internazionali come il Mediterranean-Gulf Summit svoltosi a Roma dimostra il ruolo centrale del Regno nella promozione di quadri globali basati sulla sicurezza collettiva e inclusiva. Attraverso queste piattaforme europee e internazionali, Riad proietta la propria leadership diplomatica e si mostra agli occhi dell’Occidente come un interlocutore arabo indispensabile, concreto e affidabile, capace di favorire accordi multilaterali pur mantenendo una forte autonomia difensiva e strategica di fronte alle crisi geopolitiche.
Embed from Getty ImagesFig. 2 – Ministri degli esteri del G7 a Fiuggi nel novembre 2024
3. LE PROSPETTIVE FUTURE
Per quanto riguarda il futuro della proiezione diplomatica globale del Paese, è necessario considerare che la causa palestinese rimane per Riad una questione geopolitica non negoziabile, da cui dipende l’intera stabilità del Medio Oriente. A riguardo, il Paese ha reiterato nelle sessioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che non potrà esserci alcuna pace duratura o stabilità di lungo termine senza il definitivo riconoscimento di uno Stato palestinese indipendente basato sui confini del 1967 e con Gerusalemme Est capitale. Per dare concretezza a questa linea, il Paese ha guidato i lavori della Global Alliance for the Implementation of the Two-State Solution, rafforzato dalla legittimità pubblica di cui gode grazie al suo sostanziale impegno nell’ ambito della diplomazia umanitaria, come il costante supporto finanziario a Istituzioni chiave quali l’UNRWA.
Beatrice Macchi
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