Niger, il tentato golpe e gli equilibri del Sahel

In 3 SorsiNella notte tra il 28 e il 29 agosto, a Niamey, unità ammutinate delle Forces Armèes Nigériennes (FAN) hanno tentato un colpo di Stato, attaccando l’aeroporto, la sede delle comunicazioni radiotelevisive e il palazzo presidenziale.

1. L’AMMUTINAMENTO

Respinti dopo alcuni scontri a fuoco con le forze lealiste, i ribelli si sono trincerati nella base 101 adiacente all’aeroporto per poi arrendersi di fronte all’intervento, richiesto dal Governo, dell’Africa Corps. È il terzo attacco alla capitale nel 2026, dopo quelli dello Stato Islamico a gennaio e del JNIM a giugno. Nonostante il rientro della crisi, il fallito golpe indebolisce la giunta guidata dal Generale Abdourahamane Tchiani, mentre le purghe avviate in questi giorni rischiano di aggravare le tensioni interne all’Esercito.
L’ammutinamento ha riguardato soprattutto giovani ufficiali e unità schierate nell’area delle tre frontiere, il fronte più caldo della guerra ai gruppi armati di matrice jihadista, al confine con Mali e Burkina Faso, dove l’esercito nigerino ha subito gravi perdite nell’ultimo anno. Questa circostanza spinge a pensare che la ribellione sia stata dettata più dal malcontento delle truppe che da vere e proprie divergenze politiche. Tuttavia, è chiaro che le difficoltà incontrate dalla giunta nigerina (e dai suoi alleati maliano e burkinabé) in quella lotta al terrorismo che ne aveva giustificato la presa del potere nel 2023 favoriscano divisioni interne ai militari. Non è da escludere però anche una componente etnica nell’ammutinamento, visto il favore accordato dalla giunta all’etnia Hausa (di cui fa parte Tchiani) sia nell’Esercito, sia sul piano culturale e amministrativo, con la scelta della lingua Hausa come idioma ufficiale del Paese.
Una circostanza curiosa: una settimana prima del tentato golpe la testata indipendente sudafricana MDNtv pubblicava un’inchiesta su documenti ricevuti da una fonte anonima e riguardanti un presunto piano francese per destabilizzare il Niger. Il piano (“Operation Phoenix”) contiene riferimenti alla creazione di divisioni all’interno dell’esercito nigerino e all’occupazione dell’aeroporto e del palazzo presidenziale a Niamey. MDNtv precisa che nessun legame è stato finora accertato tra il tentativo di golpe e il piano, né tantomeno è stata verificata la provenienza o la paternità francese dei documenti.

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Fig. 1 – Membri del Conseil National pour la Sauveguarde de la Patrie (CNSP) riuniti durante una manifestazione a favore del Generale Abdourahamane Tchiani (assente) davanti alla vecchia assemblea Nazionale a Niamey, 2 settembre 2026

2. AES: PIÙ UNITI, MA SEMPRE PIÙ IN DIFFICOLTÀ

Il fallito golpe in Niger si colloca in un momento difficile per l’Alliance des États du Sahel (AES), di fronte a un quadro securitario che si aggrava, vuoi per l’instabilità interna e i tentativi di colpi di Stato o per la perdita di controllo del territorio a favore dei gruppi armati (in particolare in Mali). Tuttavia, allo stesso tempo i Paesi dell’AES proseguono sul percorso di integrazione confederale e sembrano iniziare ad uscire dall’isolamento internazionale in cui si trovavano da quando le giunte sono andate al potere.
La settimana chiusa con il tentato golpe a Niamey si era aperta il 24 agosto con l’inaugurazione, sempre nella capitale nigerina, della prima sessione del parlamento confederale dell’AES. L’importanza dell’evento risiede nel significato simbolico dell’Alleanza, che – pur fondata su basi fragili in quanto dettate dalle necessità contingenti delle tre giunte – richiama un’ideale panafricanista legato alla prima decolonizzazione, quando Nkrumah predicava la creazione degli Stati Uniti d’Africa. Distinta dal modello funzionalista di integrazione economica poi trionfante in tutto il continente, l’AES esercita un certo fascino sulle popolazioni africane.
Sul piano delle relazioni internazionali, l’AES migliora intanto la sua posizione: la Russia si conferma partner di riferimento per la sicurezza, l’Ecowas ha ridotto la pressione economica e gli Stati Uniti sembrano interessati a fare affari con le giunte.

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Fig. 2 – Una donna espone un cartello a sostegno dell’Alliance des États du Sahel (AES) durante una manifestazione per celebrare il ritiro di Mali, Niger e Burkina Faso dalla Economic Community of West African States (Ecowas), Niamey, 28 gennaio 2025

3. L’ALGERIA SCENDE IN CAMPO?

Ma soprattutto va registrato il cambio di approccio dell’Algeria, preoccupata dall’instabilità del Sahel sia per la propria sicurezza, sia per il progetto di gasdotto trans-sahariano che, attraverso il Niger, dovrebbe collegarla alla Nigeria. Subito dopo il tentato golpe a Niamey, Algeri ha inviato – su richiesta della giunta – caccia e altri velivoli militari in appoggio all’esercito nigerino. Il dispiegamento è insolito per l’Algeria, storicamente fedele al principio di non-interferenza e dunque poco propensa a schierare forze militari al di fuori del territorio nazionale.
L’operazione algerina in Niger si inserisce, da un lato, nel percorso di riavvicinamento ai membri dell’AES, con cui c’erano stati screzi in passato (specie con il Mali); dall’altro, nel processo di revisione della postura non-interventista iniziato con la modifica costituzionale del 2020, che ha introdotto la possibilità di schierare l’esercito oltre i confini per “partecipare al mantenimento della pace” (art. 31). L’Algeria sembra ormai propendere per un coinvolgimento più diretto nell’area, contrariamente alla linea prudente mantenuta finora – volta a evitare sia l’oneroso ruolo di “garante” della sicurezza. sia il rischio di attirare la violenza terrorista su di sé (un timore retaggio del “decennio nero”).
Se l’Algeria si riavvicina all’AES è anche perché negli ultimi anni ha perso la propria storica influenza sul Sahel, a vantaggio di attori ostili come il Marocco e la Libia di Haftar. Il disgelo con il Mali, ricomposto a luglio dopo più di un anno di rottura diplomatica, va letto in questa chiave. In questo panorama di insicurezza crescente e riallineamenti diplomatici guidati dalla competizione tra potenze esterne si giocano i fragili equilibri del Sahel.

Giovanni Tosi

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Indice

Perchè è importante

  • Un ammutinamento militare ha tentato di rovesciare la giunta nigerina, attaccando Niamey. Il golpe è stato sventato grazie all’intervento russo, ma ha esposto un malcontento diffuso tra le truppe in prima linea nella lotta al terrorismo e ha innescato purghe interne all’esercito e arresti.
  • L’episodio arriva proprio mentre l’AES consolida la propria integrazione politica e amplia la rete delle relazioni internazionali, uscendo dal proprio isolamento. Il quadro securitario nei tre Paesi membri peggiora, rivelando fragilità interne, mentre l’Algeria tenta di recuperare un ruolo nell’area.

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Chi lo ha scritto

Giovanni Tosi
Giovanni Tosi

Classe 1998. Ho conseguito, presso l’Università degli Studi di Milano, una laurea triennale in Filosofia e una magistrale in Storia, con una tesi sulla Cina e la Responsibility to Protect. I miei principali interessi di analisi riguardano la politica estera dei Paesi afro-asiatici, l’evoluzione storico-politica delle Organizzazioni internazionali e il processo di transizione sistemica innescato dall’ascesa dei Paesi emergenti. Per il resto, mi piace leggere, suonare e camminare in montagna.

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