Le ricadute politiche ed economiche del disastro in Nepal

In 3 sorsi – Le dirompenti inondazioni avvenute a fine agosto costituiscono uno stress test per il governo insediatosi a marzo e rischiano di incidere gravemente sulla fragile economia nepalese.

1. CRONACA DI UNA CATASTROFE

Lo scorso 26 agosto la zona al confine tra la Regione Autonoma del Tibet, in Cina, e il Nepal è stata sconvolta da una serie di inondazioni che hanno totalmente distrutto il valico di frontiera di Gyirong, attraverso cui transitava il 30% del commercio tra i due Paesi, prima di colpire diversi villaggi situati lungo il corso del fiume Trishuli per decine di chilometri, seminando morte e devastazione. Ad ora si contano circa 1.400 vittime nel solo Nepal, ma si teme che il bilancio sia destinato a salire ulteriormente a causa delle migliaia di persone che risultano disperse.
Gli esperti reputano che l’evento sia derivato dal collasso di un ghiacciaio himalayano, il quale a sua volta ha innescato una reazione a catena talmente potente da essere registrata dai sismografi di tutto il mondo. Sebbene Pechino e Kathmandu avessero sviluppato un sistema congiunto di pre-allerta per le frane basato su stazioni di monitoraggio, queste si sono rivelate inefficaci, in quanto sono state spazzate via prima di poter dare l’allarme. Inoltre, la situazione resta precaria, giacché il collasso del ghiacciaio ha formato due laghi artificiali, con il rischio di nuove esondazioni.

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Fig. 1 – Uno dei tanti villaggi nepalesi devastati dal disastro dello scorso 26 agosto

2. L’IMPATTO ECONOMICO

Secondo stime preliminari, i costi di ricostruzione a lungo termine dopo il disastro oscillano tra i 4 e i 5 miliardi di dollari. Questa cifra rappresenta all’incirca il 10% del PIL annuale nepalese e quasi un terzo dell’intero bilancio nazionale. Tutto ciò rischia di mettere alla prova un Paese che già in passato ha dovuto affrontare cataclismi naturali di cui si continuano a sentire gli effetti tutt’oggi. A mero titolo di esempio, si pensi che il Governo di Kathmandu sta ancora ripagando i debiti contratti a seguito del sisma verificatosi nel 2015, cioè oltre un decennio fa.
In secondo luogo, le inondazioni hanno distrutto o pesantemente danneggiato almeno una dozzina di impianti idroelettrici nel bacino del fiume Trishuli, interrompendo istantaneamente più del 10% della produzione totale di elettricità in Nepal e mettendo, pertanto, a repentaglio la strategia posta in essere dal Governo, che punta all’esportazione dei surplus energetici verso Stati vicini come il Bangladesh e l’India, al fine di restringere il proprio deficit commerciale.
In aggiunta, oltre alla distruzione del valico di frontiera di Gyirong di cui si è già detto, molteplici altre infrastrutture, inclusi uffici doganali e ponti di collegamento frontaliero, sono state del tutto rase al suolo, tagliando corridoi commerciali vitali al confine tra Cina e Nepal. La sospensione completa del traffico di container comporta ripercussioni niente affatto trascurabili, che, unendosi alla paralisi del turismo, vanno a gravare sulle comunità locali già provate dalle esondazioni.

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Fig. 2 – Il Primo Ministro nepalese Balendra Shah visita una delle aree colpite dalle inondazioni

3. LE CONSEGUENZE SUL PIANO POLITICO

Il disastro funge da vera “prova del fuoco” per il Governo del Primo Ministro Balendra Shah, eletto nel marzo di quest’anno dopo mesi turbolenti. Nel settembre 2025, infatti, violente manifestazioni di piazza, aventi per protagonisti i giovani della Generazione Z, si erano scagliate contro la corruzione dilagante e la classe dirigente tradizionale, portando a un voto anticipato il cui esito è stato un autentico sovvertimento per la politica nepalese, segnando una netta rottura con il passato.
L’Amministrazione ha già dovuto affrontare rimostranze da parte della popolazione delle aree colpite per aver inizialmente esitato a consentire lo svolgimento di operazioni di soccorso da parte di forze venute dall’estero, privilegiando invece l’arrivo di aiuti economici. I ritardi nelle autorizzazioni sono stati fonte di controversia e si ritiene che la gestione dei fondi sarà oggetto di un attento controllo, per scongiurare dinamiche già viste in occasione di altre catastrofi naturali.
Il Nepal ha peraltro lanciato un’aggressiva offensiva diplomatica globale, richiedendo compensazioni economiche elevate: essendo tra quelli che contribuiscono meno alle emissioni di gas serra, Kathmandu ritiene che gli Stati maggiormente inquinanti, come Stati Uniti, Cina e India, dovrebbero farsi carico di una responsabilità morale e finanziaria circa il collasso del ghiacciaio che ha provocato il cataclisma. Più che dalla fiducia nella reale sua efficacia, sembra che l’iniziativa sia dipesa dalla necessità di intraprendere azioni forti di fronte ai proprio cittadini, dal momento che la capacità del Governo di guidare la ripresa determinerà la sua sopravvivenza e la futura stabilità politica nepalese.

Simone Frusciante

“Nepal” by Francisco Anzola is licensed under CC BY

Indice

Perchè è importante

  • Il 26 agosto la zona al confine tra Cina e Nepal è stata sconvolta da una serie di inondazioni che hanno seminato morte e devastazione.
  • Il disastro rischia di mettere a dura prova l’economia nepalese e rappresenta una sfida cruciale per il Governo del Primo Ministro Balendra Shah, giunto al potere dopo le grandi proteste di piazza del 2025.

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Chi lo ha scritto

Simone Frusciante
Simone Frusciante

Classe 1999. Ho conseguito una Laurea Magistrale in Relazioni Internazionali ed Analisi di Scenario presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II e un Master di II Livello in Geopolitica e Sicurezza Globale presso La Sapienza Università di Roma. Il principale ambito di interesse per la mia attività di analista è l’Asia, in particolare le sue propaggini meridionale e sudorientale. Amo leggere, soprattutto letteratura di viaggio, e sono un viaggiatore a mia volta.

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