In 3 sorsi – Con la scomparsa di Tung Chee-hwa, Hong Kong congeda uno degli artefici dell’esperimento politico che ha consentito la reintegrazione della città nella madrepatria e l’implementazione della celebre formula “Un Paese, due sistemi”. Oggi, però, l’ex colonia britannica svanisce sempre più all’interno del sistema politico cinese, mentre la sua economia è diventata solo una parte di quella gigantesca della Greater Bay Area.
1. TUNG CHEE-HWA PROTAGONISTA DELL’HANDOVER
Il 1° luglio 1997 Tung Chee-hwa assunse l’incarico di capo dell’esecutivo di Hong Kong, dopo oltre un secolo e mezzo di dominio coloniale, per procedere all’handover, la restituzione della colonia alla Cina. Si apriva con lui la fase più delicata del passaggio che doveva dare sostanza alla formula, ideata da Deng Xiaoping, 一国两制, “un Paese, due sistemi“, che doveva preservare lo stile di vita dei cittadini di Hong Kong, garantire per cinquant’anni il mantenimento del sistema economico capitalistico, un elevato grado di autonomia e di apertura, le libertà fondamentali e un ordinamento giudiziario distinto da quello continentale. Hong Kong diventava così il ponte che avrebbe permesso alla Cina l’ingresso nell’economia globale per l’elevato grado di apertura economica al mondo, combinato con un basso livello di tassazione e con un ambiente congeniale allo sviluppo delle attività economiche. Superata la crisi finanziaria asiatica del 1998, Tung seppe guidare il complesso intervento nei mercati azionari e dei futures per difendere il tasso di cambio fisso del dollaro di Hong Kong con il dollaro statunitense. Inoltre lanciò un ambizioso programma per risolvere l’endemica carenza di alloggi, promuovere lo sviluppo tecnologico e ampliare la rete internazionale. Su sollecitazione del Governo di Pechino, Tung Chee-hwa tentò di dare attuazione all’articolo 23, che introduceva i reati di tradimento, secessione, sedizione e sovversione. Circa mezzo milione di persone si riversò nelle strade di Hong Kong e il progetto di legge fu ritirato. Nel 2005, dopo questi eventi, il Chief Executive lasciò l’incarico, anticipando di due anni la scadenza del secondo mandato, divenendo vicepresidente del Comitato Nazionale della Conferenza Consultiva Politica del Popolo Cinese dal 2005 al 2023.
Durante il suo mandato Tung non impedì le commemorazioni per i fatti di piazza Tiananmen, che furono sospese a partire dal 2020. Successivamente gli organizzatori delle veglie sono stati arrestati per “incitamento alla sovversione” e recentemente sono state inflitte loro pesanti condanne.
Fig. 1 – Da sinistra: Daniel Zhang, presidente e amministratore delegato di Alibaba Group Holding Ltd., Tung Chee-hwa, ex capo dell’esecutivo di Hong Kong, e Paul Chan, segretario alle finanze di Hong Kong, posano per una foto durante la cerimonia di quotazione della società presso la Borsa di Hong Kong, 26 novembre 2019
2. LA DERIVA DI HONG KONG NELLA GREATER BAY AREA
Nel 2014 a Hong Kong scoppiò la “rivoluzione degli ombrelli” (che i manifestanti aprivano per proteggersi dai gas lacrimogeni e dagli spray al peperoncino della polizia). Nel 2019 una più ampia ondata di proteste fu guidata dal movimento pro-democrazia. Pechino, sempre più preoccupata per le masse che si riversavano per le strade e per i continui incidenti con le Forze dell’Ordine, considerava questo movimento istigato da forze anti-cinesi, intenzionate a minare la sovranità nazionale, e progressivamente affievolì, attraverso l’adozione di normative sempre più stringenti, i diritti precedentemente garantiti. La compressione dello spazio politico della RAS di Hong Kong, veniva accompagnata dall’integrazione economico-territoriale in quella che è oggi la Greater Bay Area.
Nel 1997 Hong Kong era indispensabile alla Cina perché rappresentava, con il proprio potere finanziario, la porta verso i mercati mondiali e la garanzia di certezza del diritto per gli investitori, che permise al Dragone di integrarsi nell’ordine internazionale. Quasi trent’anni dopo, quella geometria è cambiata. Hong Kong è sempre più inserita in una gigantesca regione economica, che comprende undici città. Il delta del Fiume delle Perle si è trasformato nella Greater Bay Area e Shenzhen è diventata una potenza tecnologica, radicata in una catena industriale completa, che integra software di AI e hardware robotico.
Fig. 2 – Grattacieli residenziali e commerciali si ergono lungo il lungomare di Shenzhen, con le torri residenziali del distretto di Yuen Long di Hong Kong visibili sullo sfondo, giugno 2026. L’area della baia di Shenzhen costituisce parte del confine tra Shenzhen e Hong Kong ed è un corridoio chiave all’interno della Greater Bay Area di Guangdong-Hong Kong-Macao
3. DA FRONTIERA A CONNESSIONE
Il ponte Hong Kong-Zhuhai-Macao rende visibile questo spostamento: ciò che era frontiera è oggi connessione, ciò che era eccezione è oggi parte del sistema che sta silenziosamente ridefinendo la Costituzione materiale di Hong Kong, lasciando quasi intatta formalmente la Legge Fondamentale, ancora vigente ma sempre meno baluardo delle libertà di cui godevano i sette milioni di cittadini dell’ex colonia, erodendone l’autonomia, l’indipendenza del sistema giudiziario e il rispetto dei diritti umani. Tung apparteneva alla stagione precedente, quella in cui Pechino doveva dimostrare al mondo che sovranità cinese, mercato globale e autonomia hongkonghese potevano coesistere. La sua morte arriva quando quell’esperimento è in parte finito, almeno per quanto concerne il sistema politico e giudiziario. L’uomo chiamato a inaugurare “un Paese, due sistemi” se ne va mentre Hong Kong scivola progressivamente nell’unico sistema, quello del socialismo con caratteristiche cinesi per una nuova era.
Resta allora una domanda, destinata ad andare ben oltre il 2047: Hong Kong è ancora il laboratorio attraverso il quale la Cina si apre al mondo oppure è diventata il luogo in cui la Cina sperimenta come integrare definitivamente le proprie periferie nel centro? Taiwan è avvisata.
Elisabetta Esposito Martino
“Nan Lian Garden, Hong Kong – 南连公园、香港” by cattan2011 is licensed under CC BY


