In 3 Sorsi – Al 7 ottobre gli incendi avevano bruciato nell’UE quasi il doppio della media ventennale e a spegnerli sono chiamate sempre più spesso le Forze Armate. A Montréal, al Climate Security Summit, la Difesa francese ha posto il tema in termini di capacità e dottrina.
1. IL FUOCO CHE CAMBIA SCALA
Il termine megafire (megaincendio) non ha una definizione condivisa. La proposta più diffusa fissa la soglia a 10mila ettari, per incendi originati da una o più ignizioni collegate: un criterio sempre più usato, ma discusso. Con quel metro, nel 2026 nove incendi nell’UE hanno superato i 10mila ettari, sette dei quali in Spagna e Portogallo.
Il quadro complessivo è netto. Al 7 ottobre, secondo il Sistema europeo d’informazione sugli incendi boschivi (EFFIS), i roghi avevano bruciato 692.419 ettari, meno del 2025, la peggiore annata mai registrata (1.028.701 ettari alla stessa data), ma quasi il doppio della media ventennale di 360.510. Le fiamme hanno raggiunto le regioni di Parigi e Madrid. In Francia, a fine luglio, EFFIS aveva già registrato la maggiore superficie annua bruciata mai misurata. I due incendi del Bacino di Arcachon hanno portato all’evacuazione precauzionale di oltre 220mila persone.

Fig. 1 – Mappa estratta dal sistema EFFIS-Copernicus che mostra le aree in Europa in cui la popolazione è più esposta al rischio incendi, 24 ottobre 2026 | Fonte: https://forest-fire.emergency.copernicus.eu/apps/fire.risk.viewer/).
2. DALLA PROTEZIONE CIVILE ALLA DIFESA
Quando il fuoco supera la scala ordinaria, intervengono sempre più spesso i militari. Secondo il Council on Strategic Risks (CSR), tra gennaio e luglio 2026 le Forze Armate sono state impiegate oltre 110 volte in 49 Paesi, più di trenta in Europa tra giugno e luglio. I modelli variano: unità militari permanenti dedicate, come in Francia e Spagna; forze generali impiegate come riserva; soluzioni ibride dentro strutture a guida civile. La Spagna ha l’Unidad Militar de Emergencias (UME), in Francia a fine luglio 1.500 militari sono stati impiegati in Gironda. In Italia sono intervenuti Aeronautica ed Esercito, mentre il Portogallo ha impiegato per la prima volta la propria Aeronautica nello spegnimento diretto.
Il fuoco colpisce anche lo strumento militare. Tra fine aprile e inizio maggio gli incendi sui poligoni olandesi hanno portato i Paesi Bassi a chiedere per la prima volta assistenza antincendio europea. A fine luglio, nel sud-ovest francese, le fiamme hanno minacciato siti strategici della difesa e dell’aerospazio.
È il terreno del Summit di Montréal del 15-16 ottobre, co-organizzato dal Centro di eccellenza NATO per il cambiamento climatico e la sicurezza (CCASCOE) e dal CDA Institute canadese. La Francia ha già portato la questione sul piano della capacità e della dottrina: lo Stato Maggiore della Difesa ha organizzato la tavola rotonda Facing Megafires (“Affrontare i megaincendi”), riunendo ricerca, industria, Sicurezza civile e Forze Armate.

Fig. 2 – EFFIS: statistica 2025-2026 sul numero totale di incendi su suolo Europeo | Fonte: https://forest-fire.emergency.copernicus.eu/apps/effis.statistics/seasonaltrend
3. IL NODO DELLE CAPACITÀ
L’architettura civile dell’UE dipende già da capacità militari. Per l’estate la Commissione ha finanziato e coordinato un dispiegamento record: 777 vigili del fuoco di 14 Paesi preposizionati, più 22 aerei e 5 elicotteri. La flotta permanente rescEU, la riserva comune europea di mezzi d’emergenza, arriverà per gradi: 600 milioni per 12 nuovi aerei, ospitati in sei Stati tra cui l’Italia, con i primi attesi a fine 2027, e 5 elicotteri. Tre dei Paesi ospitanti, Croazia, Grecia e Spagna, faranno operare questi mezzi dalle proprie Forze Armate.
Due traiettorie sono plausibili. Se le spese per la resilienza rientreranno nella quota dell’1,5% del PIL prevista dall’impegno NATO del 5%, tema di un workshop a Montréal, le Forze Armate potranno dotarsi di capacità antincendio stabili. Se invece resteranno progetti pilota e accordi una tantum, come osserva oggi il CSR, il divario fino al completamento della flotta sarà coperto caso per caso, con il rischio di richieste simultanee nei picchi stagionali. Da monitorare: cosa verrà conteggiato nel 5%, i tempi di consegna rescEU e l’attuazione della strategia europea del 25 marzo, che punta sulla prevenzione.
Claudio Sanzò
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