UE-Filippine: la strategia del libero mercato al centro dell’intesa sull’accordo commerciale

Analisi –  Il mercato filippino conta oltre 110 milioni di consumatori ed è inserito in uno dei principali poli manifatturieri dell’Asia. L’FTA è concepito proprio per sviluppare l’interscambio ancora relativamente contenuto rispetto alle dimensioni delle due economie, rendendo più agevole l’accesso ai rispettivi mercati e offrendo agli operatori un quadro di regole più stabile. La sua portata non si misura soltanto nella riduzione delle tariffe: l’obiettivo è creare condizioni più prevedibili per gli scambi e gli investimenti, così da dare alla relazione economica tra Bruxelles e Manila una base solida.

UN NEGOZIATO DECENNALE VERSO LA CONCLUSIONE

L’intenzione dell’UE e delle Filippine di stipulare un’intesa commerciale non è recente. I colloqui per un accordo di libero scambio, infatti, erano stati avviati nel dicembre 2015, momento in cui Bruxelles cercava di consolidare la propria presenza commerciale nel Sud-est asiatico attraverso accordi bilaterali con le principali economie dell’area. Dopo appena due tornate negoziali, tuttavia, il confronto con Manila si era arrestato nel 2017.
Il dossier è tornato concretamente nell’agenda bilaterale soltanto nel luglio 2023, quando Bruxelles e Manila hanno avviato un esercizio tecnico di stocktaking per verificare le condizioni di una possibile ripresa del confronto. Nel marzo 2024, sulla base di tale lavoro preliminare, i negoziati sono stati formalmente rilanciati.
Da quel momento i lavori hanno conosciuto una vigorosa accelerazione, culminata nel substantial agreement annunciato il 22 settembre 2026. L’intesa definisce gli elementi essenziali del futuro accordo e avvicina le parti alla chiusura del negoziato: restano, infatti, da completare alcuni aspetti tecnici e da precisare le modalità di attuazione, prima che il testo possa essere sottoposto alla revisione giuridica e alle successive procedure di approvazione previste dall’ordinamento europeo.
Il rilancio del negoziato interviene, peraltro, su una relazione economica che ha già raggiunto dimensioni considerevoli, ma conserva ampi margini di sviluppo. Nel 2025 gli scambi di merci tra l’Unione e le Filippine sono ammontati a 17,6 miliardi di euro. Il commercio di servizi aveva raggiunto 10,3 miliardi nel 2024, anno in cui lo stock degli investimenti diretti europei nel Paese si attestava a 15,4 miliardi di euro, contro 2,4 miliardi di investimenti filippini nell’UE. Il peso reciproco dei due partner, tuttavia, è molto diverso. Per Manila, l’Unione Europea rappresenta un interlocutore commerciale di primo piano: nel 2025 era il quarto partner del Paese e concentrava l’8,3% del suo commercio di beni. Per l’UE, al contrario, le Filippine occupavano soltanto il trentottesimo posto tra i partner commerciali, con una quota dello 0,3% degli scambi europei di merci.
Questa differenza di scala aiuta certamente a comprendere la logica economica del futuro accordo.

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Fig. 1 – Il Commissario europeo al Commercio, Maros Sefcovic

DAI DAZI ALLE CONDIZIONI EFFETTIVE DI ACCESSO AL MERCATO

L’accordo prevede l’azzeramento dei dazi su oltre il 94% delle linee tariffarie, coprendo così più del 97% del commercio bilaterale.
Per l’industria europea, l’apertura riguarda soprattutto un mercato verso il quale vengono già esportati beni a elevato valore aggiunto, dai macchinari alle apparecchiature industriali, fino ai mezzi di trasporto e ai prodotti farmaceutici e medicali. Se da un lato il taglio dei dazi riduce il costo d’ingresso di queste merci nelle Filippine, dall’altro l’accordo interviene sulle regole interne al mercato. Standard tecnici, certificazioni e controlli sanitari possono infatti bloccare l’accesso a un Paese anche a dazio zero. 
L’accordo di libero scambio interviene, perciò, su una quota delle barriere non tariffarie che continuerebbero a frenare il commercio anche in assenza di dazi. In materia di standard sanitari, fitosanitari e tecnici, l’intesa introduce una trasparenza superiore e procedure mirate a snellire la burocrazia legata alle discrepanze normative, salvaguardando comunque gli standard di tutela definiti da ciascun Paese. Sul fronte dell’economia digitale, il trattato agevola le transazioni elettroniche, tutelando rigorosamente i diritti dei consumatori e le norme europee sulla privacy. Di conseguenza, l’integrazione economica va ben oltre il mero abbattimento dei dazi doganali: per le aziende saranno altrettanto determinanti la chiarezza delle regole, la riduzione dei costi di conformità e un accesso al mercato libero da barriere regolamentari eccessive.

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Fig. 2 – La vista di Manila, capitale delle Filippine

AGROALIMENTARE E NUOVE OPPORTUNITÀ PER LE PRODUZIONI EUROPEE

Il settore agroalimentare è, fra tutti, quello che potrebbe maggiormente tradursi in opportunità commerciali per gli esportatori europei, considerata la già robusta domanda di importazioni.
Nel 2025 le importazioni agricole delle Filippine hanno raggiunto 20,37 miliardi di dollari, il valore nominale più elevato dall’inizio delle rilevazioni nel 1991, in crescita del 4,7% rispetto all’anno precedente. I cereali costituiscono la principale voce delle importazioni, con 3,9 miliardi di dollari, pari al 19,1% del totale. 
In questo mercato, l’Unione Europea figura tra i fornitori di riferimento per l’agricoltura, con esportazioni verso le Filippine per 1,8 miliardi di dollari, concentrate soprattutto nelle carni (501,6 milioni) e nei prodotti lattiero-caseari e altre produzioni di origine animale (412,4 milioni) con la Spagna che si distingue come primo fornitore europeo, con 432,7 milioni di dollari.
Il profilo degli scambi cambia considerevolmente osservando i flussi in direzione dell’Europa. Le esportazioni agricole filippine verso gli Stati membri, pari a 2,1 miliardi di dollari nel 2025, presentano una marcata concentrazione sia geografica sia merceologica. I Paesi Bassi assorbono il 60,3% delle vendite, mentre grassi e oli di origine animale, vegetale o microbica e relative preparazioni rappresentano il 67,8% del valore esportato. La composizione dei flussi fotografa un rapporto commerciale fondato su specializzazioni produttive variegate, nel quale alla prevalenza europea delle carni e dei prodotti lattiero-caseari corrisponde il peso dominante degli oli nelle esportazioni filippine.
L’FTA interverrà, quindi, su una relazione commerciale già sviluppata, modificando le condizioni alle quali produzioni già presenti possono ampliare il proprio spazio sul mercato. La riduzione o l’eliminazione dei dazi potrà così tradursi in un vantaggio immediatamente spendibile per comparti che non devono costruire ex novo una domanda locale, ma possono contare su correnti commerciali già consolidate.
L’accesso doganale rappresenta, tuttavia, soltanto una delle variabili che condizionano la capacità di un prodotto agroalimentare di affermarsi su un mercato estero. Il futuro accordo garantirà una forte tutela per la proprietà intellettuale, salvaguardando un ampio pacchetto di Indicazioni Geografiche europee ad alto valore commerciale. Si tratta di una previsione tutt’altro che accessoria per quelle produzioni agroalimentari il cui posizionamento sui mercati internazionali dipende dal riconoscimento dell’origine e dalla possibilità di impedire un uso improprio delle denominazioni protette. Quest’ultima questione tocca da vicino il sistema italiano, dove il patrimonio delle denominazioni protette accompagna una parte consistente delle esportazioni di qualità e richiede strumenti capaci di contrastarne imitazioni e usi impropri al di fuori del mercato europeo.
A completare questa apertura concorrono le disposizioni sulle misure sanitarie e fitosanitarie e sugli ostacoli tecnici al commercio. Il testo concordato prospetta regole più trasparenti, concepite per contenere gli oneri derivanti da requisiti divergenti senza ridurre gli standard di tutela applicabili. 
Letti insieme, questi elementi mostrano come il vantaggio potenziale dell’FTA risieda nella combinazione tra apertura tariffaria e maggiore certezza delle condizioni alle quali i prodotti europei potranno essere commercializzati nelle Filippine.

IL CAPITOLO DEGLI APPALTI PUBBLICI E DELLE MATERIE: PUNTO NEVRALGICO DEL NEGOZIATO

La Commissione Europea punta a scardinare le storiche barriere del mercato filippino, offrendo alle aziende europee un’opportunità di accesso finora inedita. Ad oggi, i dettagli della trattativa restano in parte da definire: i report successivi all’annuncio dell’intesa preliminare (substantial agreement) confermano che diversi nodi tecnici verranno sciolti solo nella stesura finale del testo. Questa prudenza è d’obbligo, poiché il beneficio economico effettivo dipenderà dalla sua estensione: conteranno le amministrazioni comprese negli impegni, le tipologie di contratto coperte e le eventuali soglie o limitazioni applicabili agli operatori stranieri.
Questo negoziato si inserisce, peraltro, in una delicata fase di transizione per l’Unione Europea, impegnata a bilanciare la sua storica apertura commerciale con crescenti richieste di reciprocità e spinte verso il “buy European” nei comparti strategici. Il dialogo con Manila riflette perfettamente questo doppio binario: la conquista di nuovi sbocchi all’estero per il Made in Europe e la stretta sull’accesso al proprio mercato interno.
Lo stesso legame tra politica commerciale e interessi industriali emerge dalle disposizioni dedicate a energia e materie prime, attraverso le quali Bruxelles e Manila intendono creare condizioni più trasparenti per il commercio e gli investimenti nel settore. Le Filippine sono il primo esportatore globale di nichel e possiedono giacimenti strategici di rame, cobalto, cromite, zinco e terre rare, per un valore stimato vicino al trilione di dollari. Si tratta di asset cruciali per il piano europeo di diversificazione delle forniture, specialmente per le filiere della transizione energetica e dell’elettrificazione. Il nichel, in particolare, è determinante nella produzione di molte batterie e posiziona l’arcipelago come autorevole interlocutore nella ridefinizione delle rotte commerciali europee. Sebbene il trattato non si traduca automaticamente in spedizioni certe per le fabbriche europee, ha il merito di stabilizzare il quadro normativo per imprese e investitori, rispondendo all’urgenza geopolitica di Bruxelles di mettere in sicurezza le proprie catene del valore. 
Il testo d’intesa estende i vincoli bilaterali alla sostenibilità, integrando clausole su commercio e sviluppo eco-compatibile e ponendo il rispetto dei diritti umani e dell’Accordo di Parigi come pilastri della futura cooperazione. Nel caso delle Filippine, il richiamo ai diritti umani ha un preciso peso storico: le trattative, iniziate nel 2015, subirono uno stop nel 2017 a causa delle forti riserve europee sulla violenta repressione antidroga del Governo Duterte. Il dialogo commerciale è stato riavviato formalmente solo a marzo 2024 e l’inclusione di tali tutele nell’accordo del 2026 salda così il nuovo quadro economico con il superamento delle vecchie tensioni diplomatiche. 

CONCLUSIONI

La riduzione dei dazi resta il beneficio più immediatamente quantificabile: la capacità dell’accordo di modificare realmente i rapporti economici tra UE e Filippine dipenderà però in larga misura da come queste disposizioni saranno definite nel testo finale e applicate nella pratica.
Rispetto ad altri blocchi commerciali, l’UE ha sostenuto – sin dalla firma del Trattato di Lisbona del 2009 – che la sua politica commerciale promuove i diritti umani, i valori democratici, il lavoro dignitoso e gli standard ambientali internazionali. Eppure, la mancanza di impegni chiari, vincolanti nel tempo, solidi e giuridicamente validi in materia di diritti umani e standard ambientali è motivo di crescente preoccupazione.
Potrebbero esserci, infatti, anche potenziali impatti negativi dell’accordo di libero scambio, conducendo a un peggioramento delle condizioni di lavoro e acuire i conflitti legati alla gestione dei siti minerari. L’aumento della domanda da parte dell’UE porterebbe a una massiccia espansione delle attività minerarie a scapito delle comunità locali. Una vera prova del nove: l’UE non può, infatti, permettersi di interpretare il ruolo di attore geopolitico prescindendo dalla cura dei suoi valori fondanti.

Filomena Ratto

Photo by David_Peterson is licensed under CC BY-NC-SA

Indice

Perchè è importante

  • Il 22 settembre 2026, l’Unione Europea e le Filippine hanno raggiunto un’intesa sostanziale sull’accordo di libero scambio, rilanciato nel 2024 dopo una lunga interruzione dei negoziati. L’accordo prevede l’eliminazione dei dazi su oltre il 94% delle linee tariffarie, mentre restano da definire alcuni aspetti tecnici prima della conclusione dell’iter.
  • L’intesa apre nuove prospettive commerciali per le imprese europee, soprattutto nell’agroalimentare, grazie alla riduzione delle barriere tariffarie e alla maggiore tutela delle Indicazioni Geografiche. Per l’UE rappresenta inoltre un’opportunità per rafforzare la propria presenza nel Sud-est asiatico e diversificare l’approvvigionamento di materie prime strategiche.

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Chi lo ha scritto

Filomena Ratto
Filomena Ratto

Napoletana di origine, laureata in Giurisprudenza e ora di base a Bruxelles. Appassionata di diritto europeo e delle dinamiche della politica commerciale dell’UE. Amo leggere e sperimentare in cucina… magari con una buona tazza di caffè (geopolitico, ovviamente).

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