In 3 sorsi – Dopo la caduta del regime di Assad, la Siria è cambiata. Tuttavia, nonostante la fine del conflitto e alcuni segnali positivi, la situazione resta instabile, con un divario tra il rafforzamento internazionale dello Stato e i suoi progressi interni.
1. IL CONTESTO
Poche settimane fa, l’8 dicembre, milioni di siriani sono scesi nelle principali piazze del Paese per celebrare il primo anniversario della caduta del regime di Assad, tra grandi speranze, ma anche incertezze. Proprio un anno prima, dopo una rapida offensiva, le forze di Hayat Tahrir al-Sham (HTS) conquistavano Damasco, costringendo Assad a fuggire in Russia. L’ascesa al potere del leader di HTS, al-Sharaa, ha posto fine a 53 anni di dominio della famiglia Assad e alla brutale guerra civile iniziata nel 2011, che ha provocato circa 600mila morti e oltre 14 milioni di sfollati. Da quella data storica, la Siria ha vissuto numerosi cambiamenti, sia sul piano internazionale che interno, molti dei quali hanno lanciato segnali incoraggianti e trasmesso l’impressione di significativi progressi alla comunità internazionale. Tra questi, l’elezione di un’assemblea parlamentare, la redazione di una nuova Costituzione e i tentativi di integrare le diverse fazioni armate del Paese in un unico esercito nazionale. Dall’altro lato, parlare di democratizzazione appare prematuro, considerando le imperfezioni di molte riforme e la scarsa decentralizzazione del potere. Allo stesso modo, parlare di stabilità risulta azzardato, dato il controllo parziale di Damasco sul territorio e le continue ondate di violenza che ancora scuotono il Paese.
Embed from Getty ImagesFig. 1 – Il Presidente siriano Ahmed al-Sharaa (a sinistra) e il capo della Banca centrale siriana Abdul Qadir al-Hasriya (a destra) si trovano tra le nuove banconote rinnovate del Paese al Palazzo della Conferenza nella capitale siriana, Damasco, il 29 dicembre 2025
2. IL FRONTE INTERNAZIONALE
Sul piano internazionale le strategie e l’atteggiamento di al-Sharaa hanno prodotto risultati significativi. In appena un anno, il leader di HTS è passato dall’essere considerato un terrorista con una taglia di 10 milioni di dollari a diventare il primo Presidente siriano a effettuare una visita ufficiale alla Casa Bianca. I segnali di cambiamento successivi alla caduta di Assad hanno spinto molti Paesi a ristabilire relazioni diplomatiche con la Siria e ad allentare le sanzioni per favorire la ripresa economica. Nel maggio 2025, l’UE ha revocato la maggior parte delle restrizioni economiche, mantenendo solo quelle legate alla sicurezza, mentre la scorsa settimana il Congresso USA ha votato per eliminarle definitivamente. A settembre 2025, al-Sharaa è stato inoltre il primo capo di Stato siriano in almeno 60 anni a partecipare a una sessione dell’Assemblea Generale dell’ONU.
Embed from Getty ImagesFig. 2 – Il Presidente della Siria Ahmed al-Sharaa si rivolge all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite (ONU) durante l’80ÂŞ sessione dell’evento annuale il 24 settembre 2025, a New York
3. IL FRONTE INTERNO
Tuttavia, questi progressi sul piano internazionale non hanno trovato un corrispettivo sul fronte interno. La Siria resta attraversata da violenza settaria, incursioni israeliane, dalla persistente presenza dell’ISIS e da altre tensioni che rendono il Paese profondamente instabile. Nonostante la fine del conflitto civile, nel solo 2025 si stima che siano state uccise circa 11mila persone, molte delle quali nei massacri avvenuti a marzo e luglio nelle regioni costiere e a Suwayda. A questa fragilità si aggiungono le operazioni militari israeliane, avviate subito dopo la fuga di Assad e giustificate con la protezione della comunità drusa. Il 16 luglio, dopo tre giorni di attacchi, Israele ha colpito anche il Ministero della Difesa a Damasco. Complessivamente, nel 2025 si stimano circa 900 incursioni israeliane, cento delle quali nel solo mese di novembre. Parallelamente, nuclei dell’ISIS continuano a operare nel Paese: a novembre sono stati registrati tre attacchi a Idlib, Homs e Hama, mentre a metà dicembre un attentato ha ucciso tre soldati statunitensi, provocando una risposta militare di Washington. Infine, la mancanza di meccanismi efficaci di giustizia transizionale, l’assenza di un controllo statale pienamente unificato e le difficoltà nell’integrare le diverse forze armate presenti sul territorio, come le SDF, continuano a ostacolare il raggiungimento di una pace duratura. In definitiva, la sfida più grande per la Siria resta interna: costruire consenso e coesione nel Paese, andando oltre il riconoscimento ottenuto sul piano internazionale.
Giuditta Fassina
“Syrian Protest” by GwenaĂ«l Piaser is licensed under CC BY-NC-SA


