In 3 Sorsi – Il conflitto tra Iran, USA e Israele sta colpendo non solo energia e trasporti, ma anche il mercato globale dei fertilizzanti. L’effetto può arrivare fino ai campi e, nei prossimi mesi, tradursi in nuovi rincari per i prodotti alimentari.
1. IL GOLFO SOTTO TENSIONE, DAI CARBURANTI AI FERTILIZZANTI
La crisi nel Golfo Persico sta facendo salire anche il costo dei fertilizzanti, snodo essenziale per l’agricoltura mondiale. Per via del conflitto, gas e petrolio hanno visto impennarsi i prezzi, ma anche il mercato dei fertilizzanti registra una consistente crescita dei costi, con un possibile effetto a catena sull’agricoltura e sul prezzo del cibo.
Il punto chiave è che i fertilizzanti azotati dipendono dal gas naturale, usato nei processi industriali, e il Golfo è una regione centrale per la loro produzione. Paesi come Qatar e Iran rappresentano circa il 45% della produzione mondiale di urea, uno dei fertilizzanti più utilizzati. A questo si aggiunge il minore accesso ai prodotti russi, spesso più economici e geograficamente più vicini ad alcuni mercati di consumo. Il risultato è un mercato più esposto agli shock geopolitici.
2. VOLA IL PREZZO DELL’UREA E PESA IL NODO DI HORMUZ
Le quotazioni dell’urea sono aumentate di circa il 30%, sfiorando i 600 dollari a tonnellata sui principali mercati delle materie prime. L’impennata è legata alle tensioni nell’area del Golfo Persico e al rischio crescente per i traffici marittimi. Lo Stretto di Hormuz, passaggio che collega il Golfo ai mercati globali, è un punto critico: da qui transitano circa un terzo dell’urea mondiale, quasi la metà dei fertilizzanti azotati e quote rilevanti di fosfato di ammonio. Anche senza un blocco totale, l’instabilità militare basta a far salire i costi di trasporto, i premi assicurativi e i tempi di consegna.
Non riguarda solo l’urea. Anche altri fertilizzanti azotati, come il nitrato di ammonio, stanno registrando rincari importanti. Quando la produzione di gas rallenta o il commercio marittimo si inceppa, l’impatto sui prezzi diventa quasi immediato.
3. AGRICOLTURA SOTTO PRESSIONE, RISCHIO RINCARI SUL CIBO
L’aumento dei fertilizzanti arriva in un momento delicato per l’agricoltura e può tradursi in raccolti più deboli e prezzi alimentari più alti. Nell’emisfero nord si avvicina infatti la fase delle semine primaverili, e secondo gli operatori del settore i prezzi dei prodotti destinati alle semine estive potrebbero crescere ancora tra il 20% e il 30% nelle prossime settimane. Per gli agricoltori significa affrontare nuovi costi in una fase già segnata dai rincari di gasolio, benzina, trasporti e dalla maggiore volatilità dei mercati agricoli. In questo quadro, una delle conseguenze più probabili è la riduzione dell’uso dei fertilizzanti: quando i prezzi salgono troppo, parte degli agricoltori tende a limitarne l’impiego.
Ma usare meno fertilizzanti significa, in molti casi, rese agricole più basse e raccolti meno abbondanti. Se il fenomeno si diffondesse su larga scala, la produzione mondiale di cereali e di altri prodotti agricoli potrebbe risentirne già nella prossima stagione. Il rischio è particolarmente serio per i Paesi più fragili, più esposti agli shock dei prezzi e ai problemi di approvvigionamento, ma l’aumento dei prezzi rischia anche di alimentare dinamiche inflattive in Europa.
Andrea Martire
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