Caffè lungo – La celebrazione di Hanukkah a Bondi Beach, a Sydney, era iniziata nel tardo pomeriggio di domenica 14 dicembre e si è trasformata in una delle pagine più buie della storia recente australiana. Due uomini hanno aperto il fuoco sulla folla, uccidendo 15 persone e ferendone decine, tra cui bambini e anziani.
LA DINAMICA DELL’ATTACCO
La celebrazione era già iniziata quando, intorno alle 18:45, sono stati uditi colpi di arma da fuoco. In pochi istanti la spiaggia è stata evacuata tra scene di panico, disperazione e terrore, con le persone che cercavano riparo ovunque fosse possibile.
Secondo le Autorità del New South Wales l’attacco è stato compiuto da Sajid Akram, 50 anni, e da suo figlio Naveed, 24. Prima di aprire il fuoco, i due avrebbero lanciato bombe artigianali verso la folla: nessuna è esplosa, ma il gesto conferma la volontà di provocare una strage su larga scala. L’intervento delle Forze dell’Ordine è stato rapido. Sajid Akram è stato ucciso durante lo scontro a fuoco, mentre il figlio è rimasto ferito ed è stato arrestato. Nei giorni successivi, Naveed Akram è stato incriminato con 59 capi d’accusa, tra cui terrorismo, 15 omicidi e decine di tentati omicidi.
Durante l’attentato, è emerso anche un gesto che ha ricevuto molta attenzione mediatica: un civile, Ahmed al Ahmed, ha affrontato uno degli aggressori riuscendo a disarmarlo. Un’azione istintiva, rischiosa, che molti media hanno raccontato come un intervento decisivo.
Fig. 1 – Agenti della polizia australiana a Bondi Beach poco dopo l’attacco terroristico, 14 dicembre 2025
MOTIVAZIONI E CONTESTO
Le Autorità australiane hanno classificato l’attacco come terrorismo di matrice ideologica. Secondo la Federal Police, guidata dalla commissaria Krissy Barrett, gli attentatori erano estremisti con forti tendenze antisemite, riconducibili allo Stato Islamico. Il materiale propagandistico rinvenuto durante le indagini sembra confermare un processo di radicalizzazione già in corso da tempo.
Il Primo Ministro Anthony Albanese ha parlato di un attacco deliberato contro la comunità ebraica australiana, definendolo un evento che ha avuto un forte impatto sull’opinione pubblica nazionale. Un messaggio che va oltre la condanna formale: la strage di Bondi Beach ha riportato al centro del dibattito pubblico il tema dell’antisemitismo, della radicalizzazione e della sicurezza interna, in una società che si è sempre raccontata come multiculturale e inclusiva.
Il bilancio umano resta pesantissimo. Tra le vittime c’è anche una bambina di dieci anni e oltre quaranta persone sono state ricoverate in ospedale. Nei giorni successivi, veglie, momenti di silenzio e commemorazioni si sono moltiplicati a Sydney e in altre città australiane, mentre messaggi di cordoglio sono arrivati da tutto il mondo. Anche Israele ha espresso forte preoccupazione, richiamando l’attenzione sull’aumento globale degli episodi di antisemitismo.
Fig. 2 – Il premier australiano Anthony Albanese partecipa a una commemorazione per le vittime dell’attacco di Bondi Beach, 21 dicembre 2025
RIPERCUSSIONI POLITICHE E MISURE DI SICUREZZA
Sul piano politico, l’attentato ha accelerato decisioni già discusse in precedenza: il Governo federale e quello del Nuovo Galles del Sud hanno annunciato nuove misure contro i crimini d’odio, una stretta sull’uso e il possesso delle armi e una revisione delle politiche di sicurezza legate ai grandi eventi pubblici e ai luoghi di culto.
Le prime misure annunciate riguardano l’inasprimento delle pene per reati motivati da antisemitismo o altre forme di odio religioso e ideologico. La definizione di hate crime viene ampliata includendo anche la propaganda e l’incitamento alla violenza, in particolare online, tornato con urgenza nell’agenda istituzionale. Il Governo ha poi rilanciato le politiche di prevenzione della radicalizzazione, rafforzando il ruolo delle agenzie di intelligence e delle forze di polizia locali, rivedendo i protocolli di segnalazione preventiva e aumentando i fondi per i programmi di deradicalizzazione, soprattutto nelle carceri e negli spazi digitali.
Un ulteriore intervento riguarda la sicurezza dei grandi eventi pubblici e dei luoghi di culto, con standard più rigidi per la sicurezza, controlli potenziati e una presenza più visibile delle forze dell’ordine in occasioni considerate sensibili. Tra le misure c’è anche una revisione dei criteri per la concessione dei permessi agli eventi di massa, un tema che l’attentato di Bondi Beach ha reso impossibile rimandare.
Albanese ha inoltre presentato scuse ufficiali alla comunità ebraica australiana, riconoscendo implicitamente le carenze del sistema di prevenzione e promettendo interventi strutturali e di lungo periodo.
Definito il più grave attentato terroristico in Australia dagli anni Novanta, l’impressione è che l’attentato di Bondi Beach segni un punto di svolta. Non solo per il numero delle vittime, ma perché ha portato al centro dell’attenzione temi come la radicalizzazione, la convivenza e la sicurezza in un mondo sempre più attraversato da tensioni globali.
Annachiara Maddaloni
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