Ristretto – Una nuova ondata di attacchi coordinati in Burkina Faso evidenzia il rafforzamento operativo dei gruppi jihadisti e riaccende l’allarme sulla stabilità del Sahel.
Nelle ultime settimane, il Burkina Faso è stato teatro di una delle più intense ondate di attacchi jihadisti degli ultimi mesi, caratterizzata da operazioni coordinate su più fronti nel nord e nell’est del Paese. Tra il 13 e il 15 febbraio, località strategiche come Titao, Fada N’Gourma, Tandjari, Bilanga e l’area di Ouahigouya sono state colpite quasi simultaneamente da assalti contro basi militari, distaccamenti di sicurezza e infrastrutture civili, inclusi mercati locali. La responsabilità è attribuita a Jama’at Nusrat al-Islam wal-Muslimin (JNIM), coalizione jihadista affiliata ad al-Qaida e già attiva in ampie porzioni del Sahel, che avrebbe dimostrato in questa occasione un livello di coordinamento e mobilitazione superiore rispetto a precedenti offensive frammentate. La simultaneità degli attacchi, la capacità di colpire obiettivi distanti tra loro e l’impiego di contingenti numerosi indicano una strategia volta non solo a infliggere perdite alle Forze Armate, ma anche a minare la percezione di controllo territoriale da parte dello Stato. Questo ciclo di violenze si inserisce in un contesto di persistente fragilità istituzionale e di riorganizzazione degli apparati di sicurezza dopo i cambi di potere degli ultimi anni, mentre la cooperazione regionale resta un nodo critico per contenere la minaccia transfrontaliera. L’impatto non è soltanto militare: gli attacchi contro centri abitati e mercati colpiscono il tessuto economico locale, alimentano sfollamenti interni e rafforzano la narrativa jihadista di uno Stato incapace di garantire protezione. Nel breve periodo, l’ondata coordinata rappresenta un segnale di pressione crescente sulle Autorità di Ouagadougou, mentre nel medio periodo solleva interrogativi sulla capacità del Burkina Faso di invertire la dinamica espansiva dei gruppi armati e, in futuro, di ristabilire un controllo effettivo sulle aree periferiche del Paese.
Daniele Atzori
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