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La Somalia alla guida del Consiglio di Sicurezza dell’ONU

In 3 Sorsi La Somalia guiderà il Consiglio di Sicurezza dell’ONU per il turno di gennaio. Per Mogadiscio è un importante segnale politico e diplomatico dopo una lunga marginalità.

1. LA NUOVA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DI SICUREZZA

Dal 1º gennaio 2025, la Somalia è tornata a far parte dei membri non permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (CdS), dopo oltre cinque decenni di assenza. L’elezione della Somalia al seggio non permanente era avvenuta nel giugno 2024 per voto dell’Assemblea Generale, segnando un risultato diplomatico significativo per Mogadiscio, che non otteneva un seggio dal 1972. In vista dell’impegno al CdS, la Somalia ha beneficiato di un programma di formazione rivolto al personale diplomatico, promosso da Fondazione Med-Or e UNITAR (United Nations Institute for Training and Reaserch), con l’obiettivo di rafforzare competenze e strumenti procedurali in previsione delle nuove responsabilità multilaterali. Secondo le regole provvisorie di procedura del Consiglio, la presidenza dell’organo ruota mensilmente tra i membri in ordine alfabetico. Con l’inizio del nuovo anno la Somalia ha assunto la presidenza di turno per il mese di gennaio, affidata all’Ambasciatore Abukar Osman, che dovrà gestire le riunioni del Consiglio, definire l’agenda e facilitare il dialogo tra membri.

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Fig. 1 – Riunione del Consiglio di Sicurezza del gennaio 2026

2. L’AGENDA DELLA SOMALIA

La Somalia ha annunciato l’intenzione di improntare la propria presidenza ai principi di costruzione del consenso, trasparenza ed efficienza. Tra gli appuntamenti più rilevanti figurano un dibattito aperto sullo Stato di diritto internazionale e un confronto ministeriale sulla situazione in Medio Oriente, con particolare attenzione alla questione palestinese. È inoltre previsto il rinnovo di diversi mandati delle missioni delle Nazioni Unite, tra cui quelle in Yemen, Haiti, Cipro e nelle aree dell’Africa Occidentale e del Sahel, oltre a relazioni su Darfur, Colombia e Asia Centrale. A seconda degli sviluppi internazionali, il Consiglio potrebbe affrontare anche i dossier relativi a Ucraina, Sudan e Venezuela. Tuttavia, le dinamiche legate al riconoscimento della regione separatista del Somaliland da parte di Israele e i recenti sviluppi in Yemen, insieme alla decisione del Governo di Mogadiscio di cancellare tutti gli accordi esistenti con gli Emirati Arabi Uniti, hanno in qualche modo condizionato l’agenda della presidenza somala, che risulta prioritariamente concentrata sulle questioni regionali.

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Fig. 2 – L’esercito nazionale somalo, supportato dalla missione Aussom dell’ONU

3. UN RITOTORNO DI GRANDE VALENZA POLITICA E DIPLOMATICA

L’ingresso e la presidenza di turno rappresentano un traguardo di rilievo per la Somalia, che dopo decenni di guerra civile, instabilità politica e isolamento diplomatico sta attraversando una fase di graduale reintegrazione internazionale. Per diversi osservatori si tratta di un segnale di fiducia della comunità internazionale nei confronti del Governo Federale e del processo di stabilizzazione in corso. Il sostegno delle Nazioni Unite alla stabilità somala si è tradotto anche nell’adozione di due risoluzioni di rilievo alla fine del 2025. La prima (n. 2806) ha esteso fino al 31 dicembre 2026 il mandato del Gruppo di Esperti (PoE) incaricato di assistere il Comitato delle Sanzioni su Al-Shabaab, rinnovando al contempo l’embargo sulle armi, il divieto di esportazione di carbone e le restrizioni sui componenti per dispositivi esplosivi improvvisati (IED). La seconda (n. 2809) ha prorogato per un altro anno, fino a dicembre 2026, l’autorizzazione della Missione Africana di Supporto e Stabilizzazione in Somalia (Aussom). Il mandato nel CdS rappresenta dunque uno spazio di responsabilità e di visibilità per un Paese impegnato in un processo di stabilizzazione che la comunità internazionale continua a sostenere.

Livia Daccò Coppi

Photo by David_Peterson is licensed under CC BY-NC-SA

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Perchè è importante

  • L’ingresso della Somalia nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU nel 2025, seguito dalla sua presidenza nel gennaio 2026, segna il ritorno del Paese sulla scena internazionale dopo un prolungato periodo di marginalità.
  • Il seggio consente a Mogadiscio di partecipare alla gestione dei dossier, rappresentando al contempo un riconoscimento dei progressi compiuti nel percorso di stabilizzazione e nel recupero di credibilità internazionale.

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Livia Daccò Coppi
Livia Daccò Coppi

Nata a Genova nel 2000, ho vissuto gran parte della mia adolescenza tra Sudamerica e Africa. Tornata a Roma per gli studi, ho conseguito una laurea triennale in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali presso l’Università LUISS Guido Carli. Attualmente frequento la magistrale in Relazioni Internazionali e Istituzioni Sovranazionali presso l’Università La Sapienza. Appassionata di storia dell’Africa, ho sviluppato un grande interesse per i temi geopolitici concernenti questo vasto continente.

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