In 3 Sorsi – Gli Stati Uniti hanno promosso nuovi negoziati sul Sahara Occidentale coinvolgendo Marocco, Fronte Polisario, Algeria e Mauritania. L’obiettivo di Washington è trovare un accordo entro il 2026, ma le posizioni delle parti restano distanti e il processo negoziale appare ancora fragile.
1. LE ORIGINI DEL CONFLITTO
Il conflitto nel Sahara Occidentale nasce nel 1975, quando la Spagna si ritirò dalla sua ultima colonia africana dopo quasi un secolo di amministrazione. Nello stesso anno il Marocco organizzò la “Marcia Verde”, una mobilitazione di massa che portò migliaia di civili marocchini a entrare nel territorio rivendicato da Rabat. Poco dopo, con gli Accordi di Madrid, la Spagna trasferì l’amministrazione del territorio a Marocco e Mauritania. Il movimento indipendentista sahrawi, il Fronte Polisario, respinse questa soluzione e proclamò nel 1976 la Repubblica Araba Sahrawi Democratica, avviando una guerra contro i due Paesi vicini. La Mauritania si ritirò dal conflitto nel 1979, mentre il Marocco consolidò progressivamente il controllo sulla maggior parte del territorio.
Nel 1991 le Nazioni Unite riuscirono a mediare un cessate il fuoco e istituirono la missione Minurso con l’obiettivo di organizzare un referendum di autodeterminazione. La consultazione, tuttavia, non è mai stata realizzata. Oggi circa l’80% del Sahara Occidentale è sotto il controllo marocchino, fino al muro difensivo costruito negli anni Ottanta, mentre il resto del territorio è amministrato dal Fronte Polisario. Decine di migliaia di sahrawi vivono ancora nei campi profughi in Algeria, soprattutto nella regione di Tindouf.
Fig. 1 – Un manifestante indossa un’etichetta sulla fronte con una bandiera del Sahara Occidentale e la scritta “Sahara non è in vendita”, durante una protesta contro il sostegno del Governo spagnolo al piano di autonomia del Marocco per il Sahara Occidentale, a Madrid, 26 marzo 2022
2. IL NODO DELL’AUTONOMIA
Negli ultimi mesi il dossier è tornato al centro dell’attenzione diplomatica. Tra gennaio e febbraio 2026 si sono svolti tre round di colloqui colloqui — due a Washington e uno a Madrid — che hanno riunito a livello ministeriale i rappresentanti di Marocco, Fronte Polisario, Algeria e Mauritania. Il rilancio dei colloqui si inserisce nel quadro della Risoluzione 2797 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, approvata nell’ottobre 2025. Il testo riconosce che una “autonomia genuina” sotto sovranità marocchina potrebbe rappresentare una possibile base di soluzione politica al conflitto. Proprio su questo punto si concentra il negoziato. Il piano di autonomia presentato dal Marocco nel 2007 è stato recentemente ampliato, su richiesta dell’Amministrazione statunitense, con una versione più dettagliata, che prevede nuove competenze per le Istituzioni regionali pur mantenendo la sovranità di Rabat sul territorio. Il Fronte Polisario continua però a respingere questa impostazione, sostenendo che lo status finale del territorio debba essere deciso tramite un referendum di autodeterminazione aperto anche ai rifugiati sahrawi.
Embed from Getty ImagesFig. 2 – Il delegato del Fronte Polisario in Spagna, Abdulah Arabi, durante un’intervista per Europa Press, a Madrid, 24 febbraio 2026
3. QUALI SCENARI PER IL 2026
Rabat continua a escludere la possibilità che si tenga un referendum nel Sahara Occidentale, proponendo al contrario che l’eventuale accordo venga ratificato attraverso un referendum nazionale marocchino. Nonostante il rinnovato impegno diplomatico, il processo negoziale resta in una fase preliminare. L’ultimo round di colloqui, svoltosi a Washington tra il 23 e 24 febbraio, non ha prodotto risultati concreti e non è stata ancora fissata una nuova riunione. Il principale ostacolo resta la distanza tra le posizioni delle parti. Se il Marocco e gli Stati Uniti considerano la sovranità marocchina il quadro politico entro cui trovare una soluzione, il Fronte Polisario continua a indicare nel referendum di autodeterminazione l’unica possibilità concreta per risolvere il conflitto.
Nel breve periodo, lo scenario più probabile sembra quindi quello di un negoziato lungo e complesso. Senza concessioni reciproche, il rischio è che il conflitto resti congelato ancora a lungo, lasciando irrisolta una delle dispute territoriali più longeve del sistema internazionale.
Florjn Recchia
“Proud.” by Michele Benericetti is licensed under CC BY-ND


