In 3 sorsi – Nel Mediterraneo meridionale l’idrogeno verde si sta affermando come nuova leva geopolitica. Il Marocco guida la corsa, tra ambizioni industriali, partenariati con l’UE e nuovi equilibri regionali.
1. IL MEDITERRANEO COME LABORATORIO ENERGETICO
Nel dibattito sulla transizione energetica globale, il Mediterraneo emerge come uno spazio strategico chiave per lo sviluppo dell’idrogeno verde, vettore energetico prodotto attraverso processi di elettrolisi alimentati da fonti rinnovabili. L’area combina due elementi fondamentali: da un lato, nel Sud, soprattutto in Nord Africa e Medio Oriente, l’abbondanza di risorse solari ed eoliche, dall’altro, nel Nord, una forte domanda energetica, trainata dall’Unione Europea.Â
In questo contesto, l’idrogeno verde appare come soluzione tecnica alla decarbonizzazione dei settori hard-to-abate, cioè fortemente energivori, e come strumento geopolitico per ridurre la dipendenza europea dai combustibili fossili. Tale esigenza è stata resa particolarmente urgente dalle contemporanee crisi geopolitiche, prima fra tutte la guerra in Ucraina.
Mentre l’UE inserisce l’idrogeno tra i pilastri del Green Deal e della strategia energetica, il Marocco emerge come attore di punta. Il Paese, infatti, combina stabilità politica, infrastrutture energetiche avanzate e una strategia statale esplicitamente orientata all’idrogeno verde. Rabat non interpreta l’idrogeno solo come strumento di decarbonizzazione, ma come asset strategico per rafforzare il proprio posizionamento nel Mediterraneo e nelle relazioni con l’Europa.
Tuttavia, dietro la narrativa della cooperazione “green” si cela una trasformazione strutturale degli equilibri regionali, con implicazioni che vanno ben oltre la dimensione energetica.
Fig. 1 – PersonalitĂ del Governo tedesco e l’Ambasciatore del Regno del Marocco in Germania dopo la firma del trattato sull’idrogeno verde, 2020
2. NUOVE CATENE DEL VALORE, NUOVE DIPENDENZE
Questa convergenza di interessi sta creando, infatti, nuove forme di interdipendenza. Studi recenti sottolineano che le implicazioni dello sviluppo dell’idrogeno verde (creazione di infrastrutture strategiche come elettrolizzatori, porti, pipeline, cavi elettrici) rischiano di generare nuove asimmetrie tra Paesi produttori e consumatori. Se da un lato il Sud del Mediterraneo acquisisce una rinnovata centralità geopolitica, dall’altro il rischio è la riproduzione di dinamiche già sperimentate con petrolio e gas: esportazione di energia verso l’Europa, benefici economici concentrati e limitato impatto sullo sviluppo locale.
A ciò si aggiungono criticità strutturali, come l’elevato fabbisogno idrico della produzione di idrogeno in un Paese già esposto a stress idrico cronico.
Il futuro dell’idrogeno verde nel Mediterraneo dipenderà dalla capacità degli attori coinvolti di costruire un sistema di governance inclusivo e sostenibile. Senza adeguati meccanismi di trasferimento tecnologico, formazione e redistribuzione dei benefici, la transizione energetica rischia di alimentare nuove tensioni sociali e geopolitiche. Al contrario, un partenariato equilibrato potrebbe trasformare l’idrogeno in un vettore di stabilità , favorendo integrazione regionale e cooperazione a lungo termine.
Fig. 2 – Un contenitore di stoccaggio dell’idrogeno verde
3. COOPERAZIONE STRATEGICA O COMPETIZIONE VERDE
Inoltre, la corsa all’idrogeno verde sta alimentando una competizione crescente nel Mediterraneo meridionale. Per l’Unione Europea, l’idrogeno è diventato uno strumento di politica estera, utile a stabilizzare il vicinato meridionale e a diversificare le fonti di approvvigionamento. Per i Paesi nordafricani, invece, la sfida è duplice: attrarre investimenti senza compromettere la propria sovranità energetica e garantire che la produzione destinata all’export non avvenga a scapito dei bisogni interni.
In definitiva, l’idrogeno verde non è solo una questione energetica o ambientale: è un nuovo terreno di competizione geopolitica. La vera sfida per il Mediterraneo sarà evitare che anche la transizione verde riproduca le logiche di dipendenza del passato, tingendo di sostenibilità una geopolitica ancora profondamente diseguale.
Chiara Salvò
Marc Lacoste, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons


