In 3 sorsi – Dal colpo di Stato del 2013 alla stretta costituzionale del 2019: come Abdel Fattah al-Sisi ha represso il dissenso, istituzionalizzato il potere militare e trascinato l’Egitto in dodici anni di crisi economica e repressione.
1. LA RESTAURAZIONE MILITARE
Il 3 luglio 2013 un colpo di Stato militare destituì Muḥammad Mursī, il primo Presidente democraticamente eletto in Egitto (nel 2012). Il 1° luglio fu dichiarato dall’esercito che, se non si fosse dimesso, il Presidente sarebbe stato arrestato e rimosso con la forza. Così, in sole 48 ore prese il via il processo che restaurò il regime militare, guidato dal ministro della Difesa Abdel Fattah al-Sisi. Questa svolta politica si inserisce perfettamente nella storia egiziana, nella quale la maggioranza dei capi di Stato – primo tra tutti Gamal Abdel Nasser – provenivano dalle file dell’esercito. Gli apparati militari hanno sempre detenuto molto potere, tanto da influenzare concretamente la politica del Paese. Dopo la presa di potere al-Sisi iniziò una durissima repressione contro tutte le opposizioni. Il suo maggior interesse fu sicuramente arginare i Fratelli musulmani, organizzazione islamista che godeva di un vasto consenso popolare. Venne, in questo contesto, varata una legge anti-proteste, che azzerò il potenziale eversivo delle piazze egiziane che avevano portato alla rivoluzione del 2011. L’8 giugno 2014 alle elezioni, nelle quali fronteggiava un solo rivale, al-Sisi venne eletto con una percentuale schiacciante: il 97% dei suffragi.
Embed from Getty ImagesFig. 1 – Il Presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi partecipa alla sessione plenaria inaugurale del Vertice Africa Forward, a Nairobi, il 12 maggio 2026
2. ASPETTATIVE DISATTESE
Oggi, a 12 anni dal golpe, molte delle sfide che al-Sisi si trovò ad affrontare nel 2014 non hanno ottenuto risoluzione. Prima tra tutte, la difficile situazione economica del Paese. Secondo dati ufficiali, il 30% della popolazione egiziana vive al di sotto della soglia di povertà. Le riforme economiche non hanno ottenuto l’effetto desiderato e continuano ancora oggi a gravare sui settori più poveri. Ciò ha portato anche a un aumento della corruzione. Le richieste degli egiziani di un Governo democratico sono state vane e hanno portato la popolazione a una disillusione sul funzionamento del processo democratico stesso. Ciò è dimostrato dalla sempre più ridotta partecipazione elettorale. Il tasso di affluenza alle urne, vicino al 50% dal 2011 al 2013, è crollato a circa il 25% negli anni successivi. Il Governo cerca di mettere a tacere questi malumori tramite la propaganda politica e mediatica. Allo stesso tempo, usa la censura di giornali e siti web per «impedire la circolazione di informazioni sulla situazione economica e sociale del Paese, così come quelle che riguardano le violazioni dei diritti umani».
Embed from Getty ImagesFig. 2 – I negozi nel quartiere di Nasr City al Cairo, Egitto, chiudono alle 21,00 in conformità con la decisione del Primo Ministro di razionare il consumo di elettricità per un mese, a partire dal 28 marzo 2026
3. REPRESSIONE DI STATO
L’Egitto ha subìto una sempre maggiore svolta autoritaria. È stato ridotto al minimo lo spazio per il dissenso. La repressione del regime non si è focalizzata solo sui rivali politici, ma anche su personaggi pubblici, giornalisti, scrittori e accademici. Sono stati condotti arresti arbitrari, torture e condanne a morte, la stampa è soggetta a censura e l’operazione delle ONG fortemente limitata. Con l’obiettivo di rafforzare ulteriormente il sistema presidenziale, nel 2019 venne indetto un referendum per introdurre una nuova riforma costituzionale. La durata del mandato venne così estesa da quattro a sei anni, con effetto retroattivo, grazie all’88,83% dei consensi. Ciò permetterà ad al-Sisi di restare al potere almeno fino al 2030. Contestualmente, con la riforma sono aumentati i poteri del Presidente sulla magistratura ed è stato istituzionalizzato il ruolo centrale delle Forze Armate nei settori della politica, dell’economia e della sicurezza. Entro il 2030 la sfida principale per l’Egitto sarà la gestione del sempre maggior malcontento causato dalla precaria situazione economico e sociale. Inoltre, l’iper-centralizzazione del regime solleva grandi interrogativi sulla futura stabilità del Paese e sulla successione a lungo termine, in un contesto regionale mediorientale sempre più instabile.
Camilla Gommaraschi
“President Abdel Fattah Al-Sisi of Egypt speaking at the UK-Africa Investment Summit” by DFID – UK Department for International Development is licensed under CC BY.


