Nigeria: successi e limiti della collaborazione antiterrorismo con gli USA

In 3 Sorsi – In Nigeria, il bilancio tra i successi militari e le persistenti fragilità interne è agrodolce. Con le elezioni politiche per il 2027, il futuro del Paese è ancora tutto da delineare.

1. IL CONTRIBUTO DEGLI USA DIETRO I RISULTATI DELLA NIGERIA

Prosegue la lotta al terrorismo in Nigeria. Il 2025 ha segnato una svolta nelle relazioni Washington-Abuja, con la firma di un accordo di cooperazione rafforzata tra i due Paesi nel campo della sicurezza. Il 16 maggio il Presidente Donald Trump ha celebrato l’uccisione di Abu Bakr al-Mainuki, ritenuto dall’Amministrazione statunitense il numero due dello Stato Islamico a livello globale. Nei giorni successivi lo US Africa Command (Africom) e le Forze Armate nigeriane annunciano l’eliminazione di 175 miliziani in operazioni congiunte.
Il crescente coinvolgimento di Washington nella regione è sicuramente una risorsa enorme, un impegno coerente con la US Counterterrorism Strategy 2026 redatta dalla Casa Bianca. Le prassi della seconda Amministrazione Trump vengono cristallizzate in dottrina: piuttosto che lunghe campagne terrestri di occupazione e nation building, come durante la lotta globale al terrore, si impiega un approccio ibrido basato sulla partnership con i Paesi interessati, la condivisione d’informazioni di intelligence e l’utilizzo di sistemi d’arma a controllo remoto.

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Fig. 1 – Il Presidente nigeriano al vertice dell’Ecowas di Abuja, 30 luglio 2023

2. UNA CAMPAGNA TRA LUCI E OMBRE

Tra il 2024 e il 2025 in Nigeria è stato registrato un aumento del 46,2% di morti imputabili direttamente al terrorismo, e stando alle notizie provenienti dal nord del Paese, in questo primo semestre del 2026 la situazione non appare delle più rosee.
A peggiorare ulteriormente il quadro due gravissimi episodi di fuoco amico da parte dell’Aeronautica nigeriana, che avrebbe colpito oltre duecento persone in due distinte operazioni. Nel primo caso, ad aprile, nello Yobe State (nord-est), durante un raid contro i jihadisti sarebbero state uccise almeno cento persone nel mercato locale. Pressoché identici, poi, le dinamiche il bilancio del secondo caso, il 10 maggio, nello Zamfara State (nord-ovest). Secondo Amnesty International Nigeria, il Governo nigeriano dovrebbe rivedere le proprie linee guida operative e avviare indagini interne, Abuja nega la presenza di vittime collaterali. Tuttavia, se le indiscrezioni fossero confermate, si tratterebbe di un errore madornale che non può restare impunito.
Riguardo all’intervento statunitense, invece, l’uccisione di al-Mainuki non è stata accolta in modo unanime dagli esperti, alcuni dei quali ipotizzano una sovrastima del suo ruolo effettivo tra le fila del gruppo terroristico. Risulta per esempio improbabile – ma non impossibile – che fosse alla guida dell’Islamic State’s General Directorate of Provinces (GDP), importante organo decisionale interno allo Stato Islamico, “onore” tradizionalmente riservato a figure maggiormente vicine alla vecchia guardia mediorientale. Di certo, comunque, la morte di al-Mainuki ha privato la Provincia Africa Occidentale dello Stato Islamico (ISWAP) di una figura di spicco sul piano operativo e organizzativo. Restano da capire le modalitá di reazione dei jihadisti: fino a questo momento, l’uccisione dei propri comandanti non ha interferito sull’attuazione di nuovi attacchi contro militari e civili.

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Fig. 2 – Alcuni sfollati a causa dell’avanzata di Boko Haram e Stato Islamico rientrano al proprio villaggio dopo nove anni, Stato di Borno, Nigeria, 21 giugno 2024

3. ELEZIONI 2027: LA POSTA IN GIOCO SUL FRONTE POLITICO

L’Africom collabora con droni, addestramento e intelligence, tutti fattori rilevanti sul piano tattico per stanare e neutralizzare i terroristi. Tuttavia, le forze di sicurezza nigeriane pagano durevoli fragilità strutturali che influiscono negativamente sul piano strategico: corruzione, scarso coordinamento tra entitá statali e federali, carenza di equipaggiamento e personale. Appare necessario focalizzarsi su quest’ultimo punto: l’assenza di un numero sufficiente di guardie forestali facilita l’insediamento di basi jihadiste nelle aree rurali, in particolare lungo l’asse Borgu-Kainji, a occidente.
A tutto questo si aggiunge la scarsa fiducia dei cittadini nelle Istituzioni politiche, criticate di scarsa trasparenza e negligenza (vedasi il fuoco amico e la repressione violenta di certe proteste). I mesi che verranno si configurano come un periodo eccezionalmente critico per Bola Tinubu e la sua candidatura per un eventuale secondo mandato presidenziale. Con le elezioni calendarizzate per il 2027, la vittoria militare non è piú solamente una questione di sicurezza, ma la chiave che determinerà il prossimo Presidente del Paese piú ricco e popoloso d’Africa.

Antonio Magnano

Asiwaju Bola Ahmed Tinubu” by Chatham House, London is licensed under CC BY

Indice

Perchè è importante

  • Gli Stati Uniti, che adesso prediligono un approccio ibrido e tecnologico basato sulle partnership, stanno intensificando il proprio apporto alle operazioni antiterrorismo in Nigeria.
  • I successi tattici militari rischiano di essere vanificati dalle gravi mancanze strutturali nigeriane, dagli episodi di fuoco amico e dalla sfiducia dei cittadini, trasformando la gestione della sicurezza nel fattore decisivo per le cruciali elezioni presidenziali del 2027.

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Antonio Magnano
Antonio Magnano

Mi chiamo Antonio, ma per chi mi conosce sono semplicemente Tony. Classe 2003, siciliano, la storia e la politica internazionale mi hanno affascinato sin dai primi anni di adolescenza. Fresco laureato triennale in Scienze Politiche, Sociali e Internazionali presso l’Università di Bologna, sono attualmente iscritto al corso di laurea magistrale Scienze Internazionali e Diplomatiche dell’Unibo, sede di Forlì. Sono entrato a far parte della famiglia del Caffè a gennaio 2025 e sono determinato a contribuire alla sua missione, fiducioso dell’opportunità di crescita che mi è stata concessa.

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