Sudafrica, il picco di violenza dei gruppi xenofobi

In 3 Sorsi – In Sudafrica esplode la violenza xenofoba, alimentata da populismi e tensioni sociali. Mentre alcuni partiti cavalcano il malcontento e il Paese rischia l’isolamento internazionale, i dati smentiscono questo tipo di retorica. Per ripartire, la classe politica deve contrastare la corruzione e investire in riforme strutturali.

1. L’IMPENNATA DI MANIFESTAZIONI E VIOLENZE DI MATRICE XENOFOBA

La Repubblica Sudafricana è una delle economie maggiormente ricche e diversificate del continente africano. Tali caratteristiche, unite alla tutela dei diritti civili e politici costituzionalmente garantiti, ha reso il Paese una meta privilegiata per centinaia di migliaia di lavoratori migranti. Tuttavia, lo stallo economico che va protraendosi da qualche anno è uno dei tanti fattori di debolezza della Nazione Arcobaleno, a cui si sommano corruzione, criminalità, disoccupazione. In un contesto politicamente e socialmente instabile, migranti e i rifugiati politici sono diventati il naturale bersaglio di partiti e movimenti radicali.
Le proteste xenofobe nel 2008 e nel 2015-19 hanno provocato decine di vittime, migliaia di feriti e significativi danni materiali. Nel corso delle ultime settimane si assiste a un ritorno di fiamma di questo fenomeno: il gruppo anti-immigrazione March and March ha persino imposto il 30 giugno come dead-line per il rimpatrio degli individui stranieri privi di regolare documentazione. Tale movimento, assieme ad altri suoi simili, come Operation Dudula, ha promosso manifestazioni nelle città principali. Il 1° luglio la South African Police Service (SAPS) ha rilasciato una dichiarazione che attesta l’andamento pacifico delle proteste e la sporadicità degli episodi di violenza. Nonostante ciò, diverse ONG come Amnesty International segnalano una situazione ben più complessa di come viene presentata. Si contano almeno tre decessi e migliaia di rimpatri.

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Fig. 1 – Una marcia anti-immigrati a Norwood, Sudafrica, 11 luglio 2026

2. IL POSIZIONAMENTO DEI PARTITI E IL RISCHIO DI ISOLAMENTO INTERNAZIONALE

Le componenti politiche del Governo di Unità Nazionale adottano posizioni distinte. I primi due partiti per numero di voti – l’African National Congress (ANC) e la Democratic Alliance (DA) – hanno imboccato la via delle moderazione e sostengono le forme di immigrazione legali e controllate. Il Presidente Cyril Ramaphosa (leader dell’ANC) ha chiarito  la posizione ufficiale del Governo in una recente nota. Altri partiti della coalizione, come l’Inkatha Freedom Party e la Patriotic Alliance (rispettivamente quinta e sesta forza a livello nazionale), richiedono invece politiche migratorie più assertive.
Sul fronte internazionale si teme un deterioramento delle relazioni bilaterali con i Paesi di provenienza dei migranti, come Malawi, Mozambico, Zambia e Zimbabwe. Bianca Odumegwu-Ojukwu, Ministra degli Esteri della Nigeria, ha accusato le Autorità sudafricane di non aver fatto abbastanza per proteggere i propri cittadini e ventilato possibili rappresaglie, mentre la controparte ghanese ha pubblicato un messaggio dai toni simili. Per il Sudafrica, fortemente integrato nell’economia regionale e continentale, prevenire un possibile isolamento diplomatico è un priorità assoluta. Parallelamente, però, gli effetti dei rimpatri di massa e del raffreddamento delle relazioni diplomatiche possono creare ripercussioni negative agli Stati di origine, in particolare quelli più fragili.

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Fig. 2 – Migranti provenienti dal Malawi aspettano di fronte al Consolato del proprio Paese per richiedere il rimpatrio a fronte delle crescenti mobilitazioni e degli attacchi contro gli stranieri in Sudafrica, Johannesburg, 13 luglio 2026

3. MENO PAROLE, PIÙ DATI VERIFICATI

La percezione di ampie fasce della popolazione è evidente nei sondaggi realizzati da Afrobarometer: il 69% degli intervistati ritiene che gli individui stranieri abbiano un effetto negativo sull’economia e l’83% sarebbe favorevole a limitare i posti di lavoro per gli immigrati. Inoltre, solo il 40% del campione è favorevole al mantenimento del regime di libera circolazione in Africa Meridionale.
Se si analizzano i dati economici, tuttavia, si comprende la distorsione della realtà legata a semplificazioni populiste. Uno studio dell’Institute of Security Studies (ISS) dimostra come le cattive performance economiche non siano imputabili alla presenza di lavoratori dall’estero. Invece, la manodopera straniera contribuisce a generare ricchezza e gettito fiscale, attinge ai benefici del welfare in modo proporzionale e senza abusi, non contribuisce all’aumento del livello di criminalità. Particolarmente sovrastimata, infine, la presenza dei migranti: 4 milioni di persone effettive contro i 10 o addirittura 30 milioni rivendicati dal fronte xenofobo.
Se il Sudafrica vuole ripartire sul serio, la classe politica dovrebbe svolgere un esercizio di autocritica, intervenendo concretamente sulle limitazioni strutturali del Paese: corruzione, cattiva governance, coesione sociale e corretta informazione su tutte. Solamente cosi la qualità della vita tornerà a crescere.

Antonio Magnano

South African flag, Port Elizabeth, Eastern Cape, South Africa” by flowcomm is licensed under CC BY

Indice

Perchè è importante

  1. Il Sudafrica affronta uno dei periodi di maggiore instabilità dalla fine dell’apartheid: serve un approccio responsabile da parte di politica e ONG.
  2. Se l’economia sudafricana collassa c’è da aspettarsi un effetto domino, perlomeno a livello regionale.

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Antonio Magnano
Antonio Magnano

Mi chiamo Antonio, ma per chi mi conosce sono semplicemente Tony. Classe 2003, siciliano, la storia e la politica internazionale mi hanno affascinato sin dai primi anni di adolescenza. Fresco laureato triennale in Scienze Politiche, Sociali e Internazionali presso l’Università di Bologna, sono attualmente iscritto al corso di laurea magistrale Scienze Internazionali e Diplomatiche dell’Unibo, sede di Forlì. Sono entrato a far parte della famiglia del Caffè a gennaio 2025 e sono determinato a contribuire alla sua missione, fiducioso dell’opportunità di crescita che mi è stata concessa.

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