Caffè Lungo – Come il banditismo armato è diventato un sistema economico nel centro-nordovest della Nigeria, alimentando sequestri, traffici illeciti e convergenze con il jihadismo, mentre lo Stato arretra.
UNA GUERRA SENZA IDEOLOGIA
Per diversi anni il fenomeno dei “banditi armati” nel nord-ovest della Nigeria è stato visto come semplice criminalità rurale. Oggi questa interpretazione appare inadeguata. Dietro attacchi e rapimenti si è formato un sistema economico basato sulla violenza, in grado di sostituirsi allo Stato. La crisi colpisce soprattutto Zamfara, Katsina, Kaduna, Sokoto, Kebbi e Niger, dove la debolezza delle Istituzioni ha permesso ai gruppi armati di controllare foreste, rotte commerciali, miniere e comunità rurali. Secondo ACLED e Global Initiative Against Transnational Organized Crime (GI-TOC), il banditismo si è trasformato in un vero mercato della violenza, sostenuto da sequestri, estorsioni, tassazione illegale, furti di bestiame e sfruttamento delle miniere. Le sue origini sono legate alla crisi pastorale del nord: desertificazione, aumento della popolazione, riduzione dei pascoli e scontri tra pastori e agricoltori hanno portato alla militarizzazione del territorio. Bande nate da conflitti locali si sono poi strutturate, reclutando nuovi membri e acquistando armi. La presenza di armamenti arrivati dalle crisi del Sahel ha accelerato questa evoluzione.
Le foreste di Rugu, Kamuku, Kuyanbana e Falgore sono diventate basi logistiche e luoghi dove vengono tenuti gli ostaggi. La conformazione del territorio e la scarsa presenza statale rendono difficili interventi prolungati. In questo modo la violenza si trasforma in attività economica: villaggi, scuole e mercati possono diventare fonti di guadagno. L’aggiornamento ACLED di giugno 2026 segnala una crescente sistematicità nei rapimenti di massa, che ora colpiscono anche intere comunità. I riscatti raccolti vengono usati per finanziare l’acquisto di nuove armi e per arruolare altri combattenti.
Fig. 1 – Soldati nigeriani ritratti dopo un’operazione contro i terroristi di Boko Haram presso un loro accampamento nello Stato di Borno, in Nigeria, il 29 marzo 2016
L’ECONOMIA DELLA VIOLENZA
Il cambiamento ha riguardato la trasformazione della violenza in un modello economico che risulta piuttosto autonomo. I sequestri rappresentano una delle principali fonti di reddito: scuole, mercati e comunità offrono molte potenziali vittime e permettono di ottenere il massimo profitto possibile. Famiglie, Autorità locali e gruppi religiosi raccolgono denaro per ottenere la liberazione degli ostaggi, contribuendo così, anche se senza volerlo, al mercato dei riscatti. Oltre ai sequestri, anche le estorsioni sono molto diffuse. In alcune aree di Zamfara, Katsina e Sokoto, agricoltori, pastori e commercianti pagano tributi alle bande per evitare attacchi: si tratta di una sorta di sistema fiscale parallelo che va a sostituire quello dello Stato. A Zamfara, il controllo sulle miniere d’oro artigianali permette inoltre di imporre tasse segrete e di inserirsi nel commercio illegale. I guadagni vengono poi usati per acquistare armi, sostenere la logistica e reclutare nuovi membri, in particolare tra i giovani che non hanno altre opportunità economiche.
MILIZIE DI AUTODIFESA E JIHADISMO
L’incapacità dello Stato di garantire la sicurezza ha comportato la crescita di milizie e gruppi di autodifesa locali. Vigilantes e organizzazioni comunitarie si occupano della protezione dei villaggi, raccolgono informazioni e a volte collaborano con le forze regolari. Tuttavia, la mancanza di un controllo centrale può portare questi gruppi a diventare attori indipendenti, coinvolti anche in vendette, estorsioni o violazioni dei diritti umani. In questo contesto ambiguo si inserisce la sovrapposizione tra banditismo e jihadismo. Non tutte le bande sono jihadiste. Eppure, ACLED e International Crisis Group segnalano forme di collaborazione con reti legate a ISWAP e Boko Haram: scambio di armi, informazioni, addestramento, protezione e libero passaggio. Non si tratta necessariamente di una fusione ideologica, ma piuttosto di una convergenza di interessi: i jihadisti ottengono capacità logistiche, mentre i banditi accedono a reti, conoscenze e canali di approvvigionamento. Le rotte di armi, bestiame e oro collegano il nord-ovest della Nigeria con Niger e Benin, facilitando la circolazione di combattenti e traffici. Un fenomeno nato come criminalità locale finisce così per assumere una portata regionale.
Fig. 2 – Sostenitori della “Coalition of Northern Groups” (CNG) manifestano per sollecitare le Autorità a salvare centinaia di scolari rapiti nello stato di Katsina, nel nord-ovest della Nigeria, il 17 dicembre 2020
CHI GUADAGNA DALLA GUERRA?
I principali beneficiari risultano essere le organizzazioni criminali, che fondano la loro economia su sequestri, estorsioni, miniere illegali e traffici transfrontalieri. I guadagni ottenuti vengono impiegati per finanziare nuovi combattenti, acquistare armamenti e, in certi casi, alimentare la corruzione. Le principali vittime sono le popolazioni civili. Secondo UNHCR, OCHA e UNODC, milioni di persone si trovano in condizioni di estrema precarietà e centinaia di migliaia hanno abbandonato le proprie abitazioni. La chiusura di scuole, mercati e strutture sanitarie peggiora la crisi economica e causa ulteriori spostamenti.
Dal punto di vista strategico, anche il jihadismo può beneficiare dell’indebolimento dello Stato. Banditismo e terrorismo rimangono fenomeni distinti, ma la collaborazione logistica e commerciale rafforza le organizzazioni estremiste. Il pericolo è la formazione di un corridoio di instabilità tra il bacino del Lago Ciad, il nord-ovest nigeriano e il Sahel centrale. La vera sfida per Abuja non consiste solo nello sconfiggere le bande, ma anche nel recuperare legittimità e controllo nelle aree rurali. Se la presenza dello Stato si concentrerà soprattutto nei centri urbani, le campagne rischiano di diventare aree di governo parallelo, dove l’economia della violenza prende il posto della legge.
Francesco Iaquinta e Francesco Spizzirri – Master in Intelligence UNICAL
“BBOG3MAYNYC_DSC_0395” by Michael Fleshman is licensed under CC BY-NC


