Il Medio Oriente all’ONU: Gaza, Iran e il nuovo equilibrio regionale

In 3 Sorsi – Dalla guerra a Gaza allo scontro tra Stati Uniti e Iran, l’81ª Assemblea Generale dell’ONU ha riportato il Medio Oriente al centro del dibattito internazionale, rivelando una regione segnata da interessi divergenti, nuovi fronti di crisi e fragili tentativi di mediazione.

1. GAZA, ANCORA IL PRINCIPALE FRONTE DIPLOMATICO

L’81ª Assemblea Generale delle Nazioni Unite si è svolta a New York dal 22 al 28 settembre in un contesto segnato da guerre, tensioni crescenti e crisi del patto sociale, nonostante i ripetuti richiami alla pace. Gaza è tornata al centro del confronto diplomatico. Il Segretario generale António Guterres ha descritto i conflitti mediorientali come crisi interconnesse, chiedendo la fine dei combattimenti, l’accesso agli aiuti e il rispetto del diritto internazionale. Sul dossier palestinese ha ribadito che la soluzione dei due Stati resta essenziale per una pace duratura, denunciando l’espansione degli insediamenti e l’erosione delle condizioni per la nascita di uno Stato palestinese. Rilevante anche l’assenza fisica di Mahmoud Abbas. Infatti, dopo il diniego del visto statunitense, il Presidente dell’Autorità Palestinese è intervenuto con un messaggio preregistrato, rilanciando le elezioni legislative del 28 novembre e chiedendo maggiore pressione internazionale per preservare la prospettiva di uno Stato palestinese.

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Fig. 1 – Il Presidente dello Stato di Palestina parla via video durante l’81ª Assemblea Generale delle Nazioni Unite

2. ISRAELE E IRAN: DUE CONFLITTI SEMPRE PIÙ INTRECCIATI

La guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran continua a ridefinire gli equilibri mediorientali, mentre una soluzione diplomatica resta incerta. Durante l’Assemblea Generale, Teheran ha proposto un piano in sette giorni per riaprire lo Stretto di Hormuz e riprendere i colloqui sul nucleare, chiedendo la revoca del blocco navale statunitense, l’allentamento delle sanzioni petrolifere e un cessate il fuoco esteso al Libano. L’11 ottobre, tuttavia, l’Iran ha giudicato insufficiente la risposta di Washington, confermando la distanza tra le parti. Lo Stretto di Hormuz non è soltanto un fronte della crisi regionale, ma un nodo della sicurezza globale. Gli attacchi alle navi commerciali e le restrizioni al traffico minacciano le catene di approvvigionamento, mentre il blocco dei fertilizzanti rischia di tradursi in nuova instabilità alimentare. Il 14 ottobre, un funzionario delle Nazioni Unite ha avvertito che il mancato accordo per facilitarne il transito potrebbe aggravare l’insicurezza alimentare in alcune aree dell’Asia e dell’Africa. Le tensioni con Teheran restano centrali anche per Israele. Lo stesso 14 ottobre, Benjamin Netanyahu ha dichiarato di non voler avviare un nuovo attacco contro l’Iran prima delle elezioni israeliane del 27 ottobre, senza escludere una risposta militare in caso di aggressione. Il quadro resta, dunque, sospeso tra mediazione ed escalation. Il Qatar continua a intermediare tra Washington e Teheran, ma lo stallo su Hormuz e sul nucleare mostra la difficoltà di trasformare il dialogo indiretto in una tregua stabile.

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Fig. 2 – Navi ancorate al largo della costa di Khasab, nel governatorato di Musandam (Oman), vicino allo Stretto di Hormuz

3. GLI ATTORI ARABI CERCANO SPAZIO TRA WASHINGTON, TEHERAN E ISRAELE

Gli attori arabi cercano un equilibrio sempre più complesso nella crisi mediorientale. A margine dell’Assemblea Generale dell’ONU, il 21 settembre, i ministri degli Esteri di Egitto, Qatar, Giordania, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, insieme a Turchia, Indonesia e Pakistan, hanno chiesto il rispetto del cessate il fuoco a Gaza, la consegna degli aiuti umanitari senza ostacoli e il ripristino delle infrastrutture essenziali. La dichiarazione congiunta evidenzia una convergenza sulla stabilizzazione della Striscia, senza cancellare le differenze strategiche tra i partecipanti. Parallelamente, la guerra con l’Iran sta mettendo sotto pressione la sicurezza del Golfo e le alleanze regionali. Qatar e Pakistan hanno facilitato i contatti indiretti tra Washington e Teheran sulla riapertura di Hormuz, ma al 12 ottobre restavano divergenze sulla navigazione e sul dossier nucleare. Intanto, il 28 settembre, la visita di Netanyahu ad Abu Dhabi ha confermato che la cooperazione emiratino-israeliana convive con la ricerca di stabilità regionale. I recenti sviluppi in Yemen mostrano quanto sia difficile contenere la crisi entro il confronto israelo-iraniano. Per gli attori regionali, la priorità non è soltanto mediare tra Washington, Teheran e Israele, ma impedire che la moltiplicazione dei fronti comprometta sicurezza energetica, rotte commerciali e stabilità politica dell’intera regione.

Chiara Salvò

“ONU” by hernanpba is licensed under CC BY-SA

Indice

Perchè è importante

  • All’81ª Assemblea Generale dell’ONU, Gaza è rimasta il principale fronte diplomatico, mentre lo scontro tra Stati Uniti, Israele e Iran ha intrecciato il dossier nucleare e il controllo dello Stretto di Hormuz con la sicurezza energetica, alimentare e commerciale globale.
  • In questo scenario, gli attori arabi cercano di rafforzare il proprio ruolo di mediazione tra Washington, Teheran e Israele, ma interessi divergenti e nuovi fronti regionali rendono ancora fragile ogni prospettiva di stabilizzazione.

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Chi lo ha scritto

Chiara Salvò
Chiara Salvò

Classe 2000, mi sono laureata in Relazioni Internazionali e successivamente in Politiche Europee e Internazionali all’Università Cattolica di Milano, arricchendo il mio percorso con esperienze di studio in Polonia e di lavoro in Marocco. Appassionata dell’area MENA, delle sue dinamiche e complessità, considero la geopolitica lo strumento migliore per comprenderle e nutrire la mia curiosità. Nel tempo libero viaggio, o pianifico la prossima partenza, alla scoperta di nuovi luoghi e persone con cui condividere le mie passioni.

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