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    Svolta a destra (per un soffio)

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    Tutt’altro che facile stabilire chi ha vinto le elezioni olandesi. I liberali hanno prevalso di un soffio sui laburisti. Clamorosa affermazione degli estremi xenofobi anti-islamici, che però difficilmente potranno entrare nel governo di coalizione. Ecco tutti gli scenari

    VITTORIA DI CHI? – A urne chiuse, e a scrutini ultimati, sembra spesso banale stabilire chi ha vinto. Non sempre però è così. Israele 2009 e Gran Bretagna 2010 sono stati esempi eclatanti. Anche l’Olanda oggi entra di diritto in questa casistica che vuole una fase di stallo dopo il voto, seguita da trattative serrate. Non è facile infatti dire chi ha vinto le elezioni politiche di ieri, indette dopo la crisi politica dello scorso febbraio. In particolare, c’è un partito che ha diverse ragioni concrete per sorridere, senza però grandi possibilità che questo eclatante risultato elettorale venga seguito da un ingresso nella maggioranza di governo.

     

    100 ANNI DOPO, UN LIBERALE PREMIER – Andiamo con ordine, è facciamo un po’ di luce. Queste le sentenze emesse dalle urne: il testa a testa tra liberali e laburisti è stato vinto sul filo di lana dai primi. Il Partito Liberale (Vvd) del 43enne Mark Rutte (foto in alto), area centrodestra, ha infatti ottenuto 31 seggi, contro i 30 dei laburisti, principale partito di centrosinistra del Paese, su posizioni socialdemocratiche. Il programma del Vvd prevede un taglio di 20 miliardi di euro alla spesa pubblica nel corso della legislatura, la riduzione a zero del deficit pubblico entro il 2015, il dimezzamento del numero dei ministri e l’aumento dell’età pensionabile dagli attuali 65 ai 67 anni. I laburisti (Pvda), guidati da Jacob Cohen (62 anni) puntavano invece su di un investimento di 2 miliardi di euro nell’istruzione da qui al 2015, aumentando la pressione fiscale sui redditi alti e tagliando 10 miliardi di euro della spesa pubblica.

     

    OLTRE OGNI PREVISIONE – Al terzo posto, ecco il Pvv, partito di estrema destra, conservatore, ultranazionalista ed esplicitamente anti-islamico, guidato da Geert Wilders (46 anni, nella foto qui sotto), un ex liberale. I primi punti del programma del partito, fondato nel 2006 prevedono il divieto di immigrazione dai Paesi musulmani, la sospensione della costruzione di moschee, e la tassazione del velo islamico. I musulmani rappresentano attualmente il 6% della popolazione (17 milioni di persone). Proprio il Pvv (la cui traduzione è “Partito per la Libertà”) potrebbe apparire come il vero grande vincitore, essendo passato da 9 a 24 seggi, con un clamoroso salto in avanti. Un vento di estrema destra che è soffiato anche in altre recenti elezioni europee.

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    GRAZIE E ARRIVEDERCI – Quarto posto e bruciante debacle per il Cda, Partito Cristiano-democratico, vincitore delle elezioni del 2006 con 41 seggi. Lo storico partito, fondato nel 1977 dalla fusione di tre partiti precedenti e guidato dal premier uscente Jan Peter Balkenende (54 anni), ha perso ben 20 seggi, dimezzando di fatto il suo gradimento nell’elettorato: un crollo senza precedenti. Il premier ha dunque pagato caro lo scivolone di febbraio, quando i laburisti tolsero il loro appoggio relativo alla missione in Afghanistan. Tra i punti rilevanti del programma del premier, da sottolineare una innalzamento dell’età pensionistica più tenue rispetto al programma liberale: in pensione a 66 anni nel 2015, a 67 nel 2020. Balkenende ha già annunciato le sue dimissioni ed il suo ritiro dalla vita politica.

     

    IPOTESI – E adesso? La maggioranza si raggiunge a quota 76 seggi. Una coalizione è dunque inevitabile, ma su tematiche quali economia e immigrazione i partiti sono molto divisi tra loro. Le differenze in campo economico tra i due partiti principali sono già state mostrate; è da sottolineare inoltre come i laburisti di Cohen, ex sindaco di Amsterdam, sono favorevoli ad una politica di integrazione rispetto al mondo islamico, e dunque è inattuabile una coalizione tra secondo e terzo partito a scapito della formazione più votata (come successo in Israele nel febbraio 2009, quando Kadima, guidato dall’ex Ministro degli esteri Tzipi Livni, “vinse” le elezioni conquistando 28 seggi, ma non riuscì a formare una coalizione e restò fuori dal governo, il cui leader, Netanyahu, conquistò un seggio in meno).

     

    POSSIBILI SCENARI – Per avere una maggioranza stabile, l’unica alleanza possibile sarebbe quella tra i due partiti maggiori, estesa ai democristiani e a qualche altro partito minore, probabilmente i centristi del D66 (10 seggi), partito radicale-liberal-socialista, pro aborto, eutanasia e riforma dello stato sociale. Meno chance per i Verdi (area di sinistra,10 seggi), i socialisti (15), l’Unione Cristiana (5). Dunque, lo scenario più plausibile è quello del Governo di unità nazionale, già ribattezzato in passato “coalizione viola”. E gli estremisti xenofobi di Wilders? Un loro ingresso nel governo, escludendo i laburisti, risulterebbe essere un vero e proprio choc; tale scenario, comunque, risulta essere assai improbabile. Pochissimi i punti di contatto con il programma dei partiti maggiori, che hanno bisogno di un governo compatto per affrontare le sfide economiche che l’Olanda ha davanti. E anche le idee del partito, seppure in crescita, non appaiono certo maggioritarie nel Paese. Dunque, Wilders e i suoi non possono non gioire per il loro risultato, ma non possono neppure proclamarsi vincitori: la vera vittoria per le loro politiche sarebbe l’ingresso nell’esecutivo, scenario assai remoto. Ma da non escludere affatto nel medio periodo, se tale ascesa dovesse ulteriormente proseguire.

     

    Alberto Rossi redazione@ilcaffegeopolitico.it

    Alberto Rossi
    Alberto Rossi

    Classe 1984, laureato nel 2009 in Scienze delle Relazioni Internazionali e dell’Integrazione Europea all’Università Cattolica di Milano (Facoltà di Scienze Politiche). La mia tesi sulla Seconda Intifada è stata svolta “sul campo” tra Israele e Territori Palestinesi vivendo a Gerusalemme, città in cui sono stato più volte, che porto nel cuore e in cui andrei domani a vivere (e sì, sembra assurdo, ma anche mia moglie Cristina verrebbe di corsa con me. Nostra figlia Anita invece, nata a maggio 2015, ancora non ci ha detto cosa ne pensa). Vivo a Milano, dopo 28 anni di Brianza, e sono Responsabile Marketing della Fondazione Italia Cina e analista del CeSIF (Centro Studi per l’Impresa della Fondazione Italia Cina). Tra le mie passioni, il calcio (portiere, allenatore, tifoso), la politica, i libri di Giovannino Guareschi, i giochi di magia, il teatro, la radio. Già, la radio: nel 2009 conducevo un programma di esteri su Bmradio.it, e con alcuni amici/colleghi appassionati di geopolitica e relazioni internazionali ci siamo detti: la radio non basta, dovremmo inventarci qualcosa di più per parlarne… Ecco, Il Caffè Geopolitico, di cui sono Presidente, è nato più o meno così.

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