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    Elezioni in Thailandia: i militari “vincono” e restano al potere

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    RistrettoI risultati definitivi verranno comunicati solo nelle prossime ore, ma le prime indicazioni dal voto in Thailandia di ieri indicano un significativo successo dei militari sui principali partiti di opposizione, ottenuta in parte grazie a un’accorta campagna mediatica nelle regioni settentrionali.

    Le prime elezioni dal golpe del 2014, con cui i militari rovesciarono il Governo democratico di Yingluck Shinawatra, si sono svolte regolarmente nella giornata di ieri, nonostante alcuni problemi organizzativi da parte della Commissione elettorale. Il successivo spoglio delle schede, non ancora concluso, ha confermato un’ottima performance del partito Palang Pracharat, legato strettamente all’attuale giunta militare di Prayut Chan-o-cha, mentre il Peua Thai dei fratelli Shinawatra non è riuscito a incrementare il proprio seguito elettorale pre-golpe, anche a causa del successo del partito riformista Future Forward del miliardario Thanathorn Juangroongruangkit. Al momento il Palang Pracharat è in testa con 7.5 milioni di voti; il Peua Thai si aggira intorno ai 7 milioni; Future Forward è terzo con 5 milioni di preferenze, concentrate soprattutto nella capitale Bangkok. È piuttosto improbabile che tale situazione cambi sensibilmente nei risultati finali, anche perché l’affluenza alle urne è stata più bassa del previsto (66%), cosa che ha finito per penalizzare il Peua Thai rispetto alle precedenti elezioni del 2011. Inoltre Future Forward è a rischio scioglimento per irregolarità elettorali e i suoi seggi potrebbero quindi essere riassegnati a tutto vantaggio di Palang Pracharat.

    Il successo del proprio “spin-off” partitico rafforza il controllo dei militari sul nuovo Parlamento: oltre a un buon numero di rappresentanti alla Camera, essi possono infatti contare su un Senato di loro nomina stabilito dalla nuova Costituzione nazionale (approvata nel 2016). Chan-o-cha può dunque prepararsi a passare dalla divisa al doppiopetto ministeriale, mentre al Peua Thai non resta che lamentare i probabili brogli in alcune circoscrizioni e la perdita di consenso nelle proprie roccaforti settentrionali, sedotte dalla promessa di cospicui investimenti economici da parte del Governo centrale.

    Simone Pelizza   

    Simone Pelizza
    Simone Pelizzahttp://independent.academia.edu/simonepelizza

    Piemontese doc, mi sono laureato in Storia all’Università Cattolica di Milano e ho poi proseguito gli studi in Gran Bretagna. Dal 2014 faccio parte de Il Caffè Geopolitico dove mi occupo principalmente di Asia e Russia, aree al centro dei miei interessi da diversi anni.
    Nel tempo libero leggo, bevo caffè (ovviamente) e faccio lunghe passeggiate. Sogno di andare in Giappone e spero di realizzare presto tale proposito. Nel frattempo ho avuto modo di conoscere e apprezzare la Cina, che ho visitato recentemente per lavoro.

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