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    Catalogna: che fine ha fatto Puigdemont?

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    In 3 SorsiCon i media e il dibattito politico spagnolo puntati sulle conseguenze del fallimento della legge di bilancio, sembra sia calata l’attenzione sulle vicende giudiziarie del leader catalano Carles Puigdemont. Sarà davvero così?

    1. CASUS BELLI: LA DESTITUZIONE DELLA GENERALITÀ CATALANA

    A seguito della dichiarazione d’indipendenza della Catalogna, fondata sui risultati
    del referendum d’indipendenza del 1° ottobre del 2017, il Governo
    spagnolo ha applicato l’art. 155 della Costituzione, destituendo di fatto la
    Generalità del presidente Puigdemont. L’ostinazione nel celebrare il referendum,
    dichiarato incostituzionale dalle sentenze del Supremo tribunale spagnolo, è
    costata al leader catalano un procedimento per i reati di appropriazione indebita, sedizione e ribellione e l’emissione di un mandato d’arresto europeo.

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    Fig. 1 – Una famiglia indossa bandiere indipendentiste catalane in occasione dello sciopero generale per le violenze occorse durante il referendum del 1° ottobre 2017 a Barcellona

    2. PUIGDEMONT TRA I DUE MANDATI DI ARRESTO EUROPEO

    Timoroso della condanna giudiziaria, il 30 ottobre del 2017, Puigdemont ha preso
    la via dell’esilio volontario a Bruxelles. Secondo il leader catalano l’espatrio è
    risultato necessario, in quanto non sono state fornite garanzie sul giusto processo.
    A partire dalla sentenza n. 31/2010 del Tribunale Costituzionale sulla riforma
    dello Statuto catalano del 2006 l’opinione pubblica indipendentista riconosce una
    presunta faziosità della magistratura spagnola, dedita a sopprimere le ambizioni
    d’autogoverno della Catalogna in favore dell’unità nazionale.
    Constatata la fuga di Puigdemont, il 3 novembre del 2017, il magistrato Carmen
    Lamela dell’Audencia Nacional (AN) ha spiccato un mandato d’arresto europeo nei
    suoi confronti. Il 5 novembre Puigdemont si è consegnato alle Autorità belghe, le
    quali hanno sottoposto il leader catalano alla libertà condizionata, mentre il
    Governo spagnolo ha richiesto l’estradizione. A distanza di un mese il Tribunale
    Supremo (TS), considerato il disaccordo della giustizia belga con alcuni capi
    d’imputazione formulati dall’AN, ha ritirato il mandato d’arresto europeo
    lasciando in vigore la richiesta di estradizione.
    Nelle elezioni parlamentari catalane del dicembre del 2017, Puigdemont, seppur
    in esilio, è riuscito a conquistare un seggio regionale. In seguito la coalizione
    indipendentista ha cercato, seppur infruttuosamente, di eleggere Puigdemont
    come Presidente della Generalità. Come precisato dalla Corte Costituzionale,
    l’elezione del Presidente può avvenire solo con la presenza del candidato nel
    Parlamento e non in sua assenza. Pertanto è stato eletto Quim Torra, esponente
    indipendentista di Junts pel Catalunya.
    Un nuovo punto di svolta si è verificato quando, nel marzo del 2018, il giudice
    istruttore del TS, Pablo Llarena, ha annunciato il rinvio a giudizio di Puigdemont
    per i reati di ribellione e appropriazione indebita. Inoltre lo stesso giudice ha
    richiesto un nuovo mandato di cattura europeo. Di ritorno da un viaggio a
    Helsinki, il leader catalano è stato arrestato dalla polizia tedesca ed è stato
    condotto presso l’istituto penitenziario di Neümunster, ottenendo la
    scarcerazione dopo tre giorni, previo il pagamento di una cauzione di 75mila euro.
    Nonostante la richiesta di un nuovo mandato di cattura europeo, in maniera del
    tutto inaspettata il magistrato Llarena, nel mese di luglio del 2018, ha ritirato il
    mandato, lasciando inalterato l’ordine d’arresto in caso di rientro in patria.

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    Fig. 2 – Tra il 23 ed il 26 maggio, i cittadini europei dovranno eleggere i nuovi parlamentari europei

    3.CHE COSA SUCCEDERÀ IN SPAGNA?

    Nella penisola iberica il clima politico è in pieno fermento. Nel giro di soli due mesi
    gli elettori spagnoli dovranno eleggere un nuovo Governo e i rappresentanti al
    Parlamento europeo.
    Considerata l’ineleggibilità per il Parlamento nazionale, Puigdemont ha dichiarato
    alla stampa di volersi candidare alle elezioni europee come capolista per il Partit
    Demòcrata Europeu Català
    (PDeCAT). Il PDeCAT non potrà però fare affidamento
    sul Partido Nacional Vasco (PNV), l’altro principale partito indipendentista in
    Spagna. La coalizione così formata avrebbe svolto un’azione diretta al solo
    riconoscimento delle dinamiche catalane, senza prestarsi ai bisogni degli elettori
    baschi.
    L’appiglio europeo per Puigdemont è di vitale importanza. In caso di elezione,
    infatti, il leader catalano potrebbe usufruire dell’immunità parlamentare europea
    per rientrare in patria senza rischiare di essere arrestato dalle Autorità spagnole.
    Non ci resta dunque che attendere: i cittadini avranno di nuovo fiducia
    nell’operato di Puigdemont?

    Angelo Castellana

    Angelo Castellana
    Angelo Castellana

    Nato a Martina Franca nel 1992 e laureato in Giurisprudenza all’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”, sede di Taranto. Con la mia università, ho partecipato al programma Erasmus in Spagna all’Universidad de Las Palmas de Gran Canaria e al programma Global Thesis presso l’Universitat de Barcelona.  Nonostante provi un amore spassionato per la mia terra, viaggio di continuo per l’Europa alla scoperta di nuove usanze e tradizioni. Sono appassionato di politica europea ed internazionale, in particolar modo delle dinamiche secessioniste catalane. Collaboro con la cattedra di Diritto dell’Unione europea del Dipartimento Jonico dell’Università di Bari dal gennaio del 2018 e con quella di Diritto Internazionale dal febbraio del 2019.
    Oltre alla geopolitica, sono appassionato di lingua e cultura spagnola, di manifestazioni sportive e di storia in generale. Parlo spagnolo e inglese, ho una conoscenza scolastica del francese e basica del polacco (cosa fa l’Erasmus), ma non conosco una parola del mio dialetto.

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