utenti ip tracking
martedì 27 Ottobre 2020
More

    Speciale COVID-19

    Che cosa succede in Svizzera?

    In 3 sorsi - Stretta tra emergenza sanitaria e...

    Il futuro dell’Unione secondo Ursula Von der Leyen

    In 3 sorsi – Nel discorso sullo stato dell'Unione...

    Madrid e Barcellona: così vicine, così distanti

    In breve

    • Dopo anni di durissima contrapposizione politica, negli ultimi mesi il Governo spagnolo aveva aperto un canale di comunicazione con il fronte indipendentista catalano.
    • La crisi dovuta alla pandemia di Covid-19 ha infiammato nuovamente lo scontro politico, alimentando profonde spaccature tra Madrid e Barcellona sulla gestione dell’emergenza.
    • Ma il fronte indipendentista catalano soffre pesanti divisioni al suo interno, con le due anime nazionaliste di JxCat ed ERC ormai distanti e polemiche.

    Dove si trova

    Puoi leggerlo in 4 min.

    Analisi – La pandemia di Covid-19 ha colpito pesantemente la Spagna. Le profonde ripercussioni sociali ed economiche dell’emergenza sanitaria hanno avuto conseguenze anche sull’annosa vicenda catalana. Nel momento in cui il Governo socialista di Pedro Sánchez sembrava aver aperto un canale di dialogo con gli indipendentisti di Esquerra Republicana, la crisi sanitaria e istituzionale catalana rischia di avvelenare nuovamente i rapporti tra Madrid e Barcellona.

    UNA CRISI INFINITA

    Il tema dell’indipendentismo catalano domina ormai da anni l’agenda politica e mediatica spagnola. Complice anche un contesto politico nazionale tutt’altro che sereno, ben due tornate elettorali nel 2019 per un totale di quattro dal 2015, e la convulsa successione al governo del Partito Socialista rispetto ai Popolari di Rajoy. Se a ciò si somma la faticosa ricerca di Sánchez di maggioranze parlamentari che hanno portato alla formula della coabitazione al Governo con Podemos, un unicum nella storia politica della Spagna democratica, e l’ascesa del populismo di estrema destra di Vox, il quadro risulta intricato. Senza dimenticare la posizione sempre più fragile della famiglia reale, fonte da anni di scandali a ripetizione che hanno colpito i vertici della monarchia spagnola fino alla clamorosa “fuga” dell’ex sovrano Juan Carlos. In questo quadro politico frammentato e turbolento la questione catalana ha rappresentato una spina nel fianco costante per il Governo di Madrid. Il momento più eclatante è stato il referendum, illegale per Madrid, sulla secessione catalana tenutosi il 1° ottobre 2017 e terminato in scontri durissimi con la polizia e l’arresto dei leader politici catalani, oltre alla fuga in Belgio dell’ex Presidente della Generalitat, Carles Puigdemont.

    Embed from Getty Images

    Fig. 1 – Quim Torra, Presidente della Generalitat de Catalunya e sullo sfondo il Premier spagnolo, Pedro Sànchez

    FRAGILI EQUILIBRI

    Il fronte nazionalista catalano è altamente frammentato al suo interno. Il Governo regionale si regge sull’alleanza tra i due maggiori partiti indipendentisti, Junts per Catalunya (JxCat) ed Esquerra Republicana (ERC). I partiti hanno ideologie distanti e i rispettivi leader, Puigdemont e Junqueras, sono in esilio o in prigione. Poco prima che scoppiasse l’emergenza sanitaria, il dialogo tra le due anime dell’indipendentismo sembrava ai minimi termini. Complice la strategia di ERC di offrire una sponda dialogante al Primo Ministro Sánchez, votando a favore del Governo nel Parlamento di Madrid in cambio di negoziati sulla questione catalana, si era ormai giunti a una frattura insanabile. A gennaio il Presidente catalano Quim Torra aveva annunciato l’intenzione di indire elezioni regionali anticipate da tenere a maggio, ritenendo chiusa l’esperienza di Governo con ERC. In quel momento la strategia del dialogo istituzionale di Junqueras sembrava in grado di pagare, almeno stando ai sondaggi. La pandemia di Covid-19 però ha stravolto il quadro, amplificando lo scontro istituzionale con Madrid e consentendo a JxCat di chiamare a raccolta il voto degli indipendentisti. Contemporaneamente Sánchez ha iniziato a incassare il supporto e i voti parlamentari di Ciudadanos, rendendo dunque sempre meno necessario il supporto di ERC al suo Governo. Trovatosi ormai nel guado, il partito di Junqueras è stato inevitabilmente costretto a rispolverare un indipendentismo duro e puro, riducendo sensibilmente lo spirito di collaborazione istituzionale. A rendere poi ulteriormente più fragile il quadro politico catalano, è giunta anche la frattura occorsa in seno a JxCat, con la separazione del Partito Democratico Europeo Catalano (PDeCAT), ormai distante dalle posizioni di Puigdemont. Ad aggravare la crisi politica, la decisione delle Autorità giudiziarie catalane di condannare Torra per l’esibizione di simboli indipendentisti fuori dalle sedi istituzionali. Verdetto confermato successivamente dalla Corte Suprema spagnola che ha interdetto Torra da qualsiasi funzione pubblica a livello regionale e nazionale per i prossimi 18 mesi. Una condanna pesante che apre definitivamente (o quasi) la strada alle elezioni anticipate da tenersi probabilmente tra gennaio e febbraio 2021.

    Embed from Getty Images

    Fig. 2 – Carles Puigdemont e Oriol Junqueras all’epoca del referendum sull’indipendenza catalana nel 2017

    NARRAZIONI CONTRAPPOSTE

    Le fratture politiche in seno al fronte indipendentista, tuttavia, non hanno frenato il disegno politico di una Catalogna indipendente. E come sempre in questi casi, la propaganda si nutre anche di narrazioni contrapposte e strumentali. Seguendo lo schema già sperimentato in altri contesti indipendentisti, come già visto in Scozia, il Governo regionale catalano ha provato a sfruttare la pandemia per sostenere la tesi che una Catalogna indipendente avrebbe saputo gestire meglio l’emergenza. Non è dunque un caso che Maritxell Budò, portavoce della Generalitat, abbia dichiarato che il numero enorme di contagiati e deceduti sofferti dalla Catalogna si sarebbe potuto evitare senza i legami con Madrid. Lo stesso Torra non ha perso mai occasione per criticare i provvedimenti di Madrid o reclamare misure più stringenti, criticando ferocemente l’uso dell’esercito da un lato e invocando la chiusura dei confini catalani dall’altro. Fino all’utilizzo, per l’ennesima volta, dell’argomento eterno dell’indipendentismo catalano: i soldi, ovvero l’accusa a Madrid che saranno poi i contribuenti catalani a dover pagare il prezzo delle inefficienze del Governo centrale.
    La Spagna è disoccupazione e morte, la Catalogna vita e futuro”, parole di Joan Canadell, presidente della Camera di Commercio di Barcellona. Solo un esempio di un clima che nel corso delle settimane si è fatto via via più infuocato e teso e di come la pandemia non sia stata in grado di portare, anche solo temporaneamente, uno spirito di unità nazionale, o almeno una tregua non ostile. In realtà, la pandemia ha colpito proprio nel momento in cui sembrava si stessero aprendo i primi spiragli di dialogo dopo anni di contrapposizioni feroci tra le parti. La convergenza di crisi sanitaria, economica e istituzionale rende la Catalogna un fronte sempre più caldo, mentre si infiamma senza sosta il confronto tra Madrid e Barcellona.

    Luca Cinciripini

    Photo by Photos_Marta is licensed under CC BY-NC-SA

    Tutti i nostri coffee break

    Luca Cinciripini
    Luca Cinciripini

    Nato nel 1991, laureato in Giurisprudenza e attualmente dottorando in Istituzioni e Politiche presso l’Università Cattolica di Milano. I miei interessi di ricerca sono concentrati in particolare sulle politiche di sicurezza e di difesa europee, i rapporti tra NATO e UE e la politica estera comunitaria. Da grande amante del mondo anglosassone, seguo anche tutte le vicende rilevanti della politica e della società britannica.

    Ma, soprattutto, tre cose non possono mancare mai per me: l’Inter, il cinema e gli U2.

    Ti potrebbe interessareCORRELATI
    Letture suggerite