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    Russia e Cina insieme per Peace Mission 2013

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    Come di consueto dal 2005, Russia e Cina sono state le protagoniste dell’esercitazione militare Peace Mission 2013, indetta dalla Shanghai Cooperation Organization (SCO) e svoltasi dal 27 luglio al 15 agosto. Concepita per uniformare le tattiche anti-terrorismo dei Paesi membri, l’esercitazione si è rivelata da subito uno dei termometri delle relazioni bilaterali tra i due giganti asiatici. Vediamo come e perchè

     

    TERRORISTI “ORIENTALI” – L’esercitazione Peace Mission si è tenuta per la prima volta nel 2005 ed è stata spesso caratterizzata da ingenti spiegamenti di forze e impiego di assetti pregiati, terrestri ed aerei. L’obiettivo dichiarato dell’esercitazione è di uniformare le procedure operative dei Paesi membri di SCO per quanto riguarda la lotta al terrorismo internazionale. Ma che genere di terrorismo? Le forze in campo sono di solito abbondati, con utilizzo di truppe meccanizzate e corazzate, appoggio aereo ravvicinato a mezzo di caccia ed elicotteri ed estesi combattimenti in centri abitati. Insomma, sembrerebbe un’esercitazione convenzionale contro un nemico simmetrico. Sicuramente l’approccio russo e cinese al contrasto al terrorismo predilige le maniere forti alle misure morbide!

    Non solo. I terroristi cui SCO rivolge un addestramento specifico sono in realtà molto diversi da quelli cui siamo abituati più ad ovest. Peace Mission è infatti più adeguata a contesti di guerriglia, sabotaggio e azioni di commando da contrastare. Il probabile nemico è rappresentato da gruppi separatisti o indipendentisti che si ribellino al governo centrale o ne osteggino il controllo del territorio. Fattispecie comune a tutti gli Stati partecipanti, specialmente i russi (Cecenia) e i cinesi (Xinjang e Tibet), che hanno da sempre etichettato come terroristi i molti gruppi combattenti che hanno incontrato sui territori contesi.

     

    Operazioni di combattimento del contingente cinese

     

    ESERCITAZIONE ALLA… SPICCIOLATA – Quest’anno il programma dell’esercitazione è stato insolito. L’attività operativa si è svolta in due periodi diversi e con partecipanti diversi. A giugno il Kazakistan ha ospitato la prima parte di Peace Mission, cha ha coinvolto, oltre al Paese ospite, Kirghizistan e Tagikistan, con gli altri Paesi membri come osservatori (Russia, Cina e Uzbekistan). Il numero di soldati impiegati e gli assetti non sono stati resi noti, ma è chiaro che questa prima parte abbia ricoperto una minore importanza. L’evento più atteso, infatti, è il dispiegamento congiunto russo-cinese, che ogni anno non manca di stupire per quantità e qualità degli assetti impiegati. Il grosso dell’esercitazione si è quindi tenuto dal 27 luglio al 15 agosto in Russia e ha coinvolto 900 soldati russi e 600 cinesi e 250 tra veicoli e velivoli. Nel corso dell’esercitazione Cina e Russia hanno anche tenuto tre conferenze congiunte su tattiche militari di contrasto al terrorismo. L’accento posto sull’esercitazione bilaterale, e la precedente massiccia esercitazione navale congiunta nel Pacifico, sottolineano ancora una volta come la SCO venga guidata dal tandem Mosca-Pechino e rafforza il messaggio che le due potenze vogliono lanciare in Asia Centrale e Orientale: Russia e Cina hanno interessi comuni e intendono perseguirli in collaborazione. Inoltre la partecipazione frammentata a Peace Mission 2013 è indice di come SCO sia sempre più orientata al conseguimento di obiettivi economici a l’aspetto sicurezza passi gradualmente in secondo piano. Impressione confermata anche dalle dimensioni dell’esercitazione, che nel corso degli anni si sono ridotte sensibilmente.

     

     

    EXCUSATIO NON PETITA… – Le dichiarazioni ufficiali che hanno accompagnato l’evento addestrativo sono degne di nota. Ufficiali e personalità russe e cinesi hanno più volte ribadito che Russia e Cina non sono in competizione in Asia ma piuttosto intendono gestire di comune accordo le eventuali crisi che si verificassero nel continente asiatico, in particolare nell’entroterra (Asia Centrale). Nulla di strano apparentemente, senonchè… si tratta di dichiarazioni spontanee e pare che nessuno abbia chiesto lumi in merito. L’abbondanza di tali dichiarazioni e gli argomenti affrontati fanno pensare ad una “excusatio non petita“; non è chiaro se voluta o meno da parte di Mosca e Pechino. Cosa c’è dietro? Russia e Cina sono partner strategici ormai di vecchia data. Le due potenze hanno reciprocamente bisogno l’una dell’altra e, pragmaticamente, lo hanno capito e accettato. Ad esempio le ingenti risorse energetiche russe sono fondamentali per alimentare lo sviluppo cinese, mentre gli investimenti cinesi sono irrinunciabili per rilanciare il comparto industriale russo. La stessa dinamica può essere riscontrata anche in altri settori quali il trasferimento di tecnologia, il controllo congiunto dei confini, la gestione regionale dell’Asia Centrale, la cooperazione militare e molto altro. Nonostante tutto, però, le due potenze non vanno certo a braccetto. Ciascuno a suo modo, sia Mosca che Pechino stanno coltivando da anni i loro progetti di grandeur e nessuna delle due sembra essere disposta ad accettare una soluzione di governance regionale “in tandem”, nè a risultare subalterna all’altra. E’ vero dunque che non ci sia confronto diretto tra i due giganti, ma è altrettanto vero che entrambi si sentano in competizione per l’egemonia asiatica, anche se con approcci e politiche radicalmente diverse. In questo confronto, la Russia insegue un’affannosa e sofferta risalita mentre la Cina ha carte migliori da giocare per primeggiare in quanto potenza emergente. Nel frattempo però, il mutuo vantaggio nelle relazioni bilaterali consiglia una buona dose di pragmatismo e ampia visione politica. Da questo punto di vista il rapporto tra le due potenze appare decisamente affascinante ed esercitazioni come Peace Mission offrono un’ottimo punto di osservazione sulla vivace dialettica asiatica.

    Marco Giulio Barone
    m.barone@ilcaffegeopolitico.it

     

    Marco Giulio Barone
    Marco Giulio Baronehttps://ilcaffegeopolitico.net

    Marco Giulio Barone è analista politico-militare. Dopo la laurea in Scienze Internazionali conseguita all’Università di Torino, completa la formazione negli Stati Uniti presso l’Hudson Institute’s Centre for Political-Military analysis. A vario titolo, ha esperienze di studio e lavoro anche in Gran Bretagna, Belgio, Norvegia e Israele. Lavora attualmente come analista per conto di aziende estere e contribuisce alle riviste specializzate del gruppo editoriale tedesco Monch Publishing. Collabora con Il Caffè Geopolitico dal 2013, principalmente in qualità di analista e coordinatore editoriale.

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