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    In 3 sorsiIn Moldavia è in corso una crisi politica che potrebbe rivelarsi molto grave. Il Presidente è stato esautorato, e il nuovo Governo di coalizione non sembra essere nelle condizioni di svolgere le proprie funzioni. Quali sono i fattori di incertezza?

    1. LA SITUAZIONE

    I risultati delle recenti elezioni parlamentari di febbraio non hanno consentito la formazione di una chiara maggioranza e, dopo uno stallo nelle negoziazioni, si è arrivati sabato 8 giugno a un accordo tra l’alleanza filo-europea ACUM (26 seggi vinti) e il partito socialista filo-russo (35 seggi), che ha estromesso il Partito Democratico (30 seggi) sostenuto da Vladimir Plahotniuc, uomo forte del Paese. A seguito di questo accordo, il Presidente Dodon, filo-russo eletto nel novembre 2016, ha conferito l’incarico di formare il governo a Maia Sandu (ACUM).

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    Fig. 1 – Il Presidente moldavo Igor Dodon (a sinistra) durante una recente visita a Mosca

    2. CHE COSA E’ SUCCESSO

    La Corte Costituzionale moldava ha destituito il Presidente Igor Dodon e sciolto il Parlamento, ritenendo illegittime la decisione presidenziale e le nuove nomine, perchè fuori tempo massimo rispetto a quanto previsto (il mancato rispetto della tempistica contestato dalla Corte è da verificare, e questo argomento sembra quindi un pretesto per mettere in discussione il risultato elettorale).
    L’ex Primo Ministro Pavel Filip, esponente del Partito Democratico, è stato incaricato quale Presidente ad interim, ed ha subito annunciato elezioni per settembre. Ciononostante, la Sandu ha convocato comunque il governo non riconoscendo la decisione e accusando esplicitamente Plahotniuc di agire con la propria influenza a protezione dei propri interessi.
    Al momento quindi la situazione è di grave stallo e ci sono anche state proteste in strada, di cui andrà meglio capita la portata nei prossimi giorni. Le forze dell’ordine sono schierate a protezione delle sedi istituzionali ma non sono state adottate misure particolari, sebbene alcune fonti riportino che accesso e uscita dalla sede del governo siano in tutto o in parte interdetti. La polizia sembra favorevole a tutelare le decisioni della Corte e quindi a supportare il Presidente interinale, le forze armate hanno invece ad oggi preferito mantenere distacco dalla situazione.

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    Fig. 2 – Conferenza stampa di Maia Sandu, Premier nominata da Dodon e leader del partito riformista ACUM

    3. CHE COSA ASPETTARSI

    I prossimi giorni saranno importanti per capire se le parti politiche accetteranno questo nuovo equilibrio fino alle elezioni o se non cercheranno di sbilanciare la situazione a favore delle proprie posizioni.
    La posizione delle Istituzioni dei Paesi stranieri che supportano le diverse parti politiche andrà tenuta d’occhio: ad esempio, l’Unione Europea aveva espresso supporto al nuovo governo di coalizione, invitando poi le parti a mantenere un confronto pacifico; interlocutoria sinora anche la posizione russa.
    Inoltre, il confronto tra il Presidente esautorato Dodon e Plahotniuc può rappresentare un elemento di forte destabilizzazione, anche per via della disponibilità di quest’ultimo a mobilitare consenso; in tal senso infatti molti rappresentati locali si sono già espressi in suo favore, e le proteste di strada hanno sinora supportato la sua fazione. Potrà quindi anche essere determinante per una soluzione pacifica della crisi l’eventuale evoluzione delle proteste e la risposta delle forze di sicurezza.

    Per approfondire

    Redazione
    Redazionehttps://ilcaffegeopolitico.net

    Il Caffè Geopolitico è una Associazione di Promozione Sociale. Dal 2009 parliamo di politica internazionale, per diffondere una conoscenza accessibile e aggiornata delle dinamiche geopolitiche che segnano il mondo che ci circonda.

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