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    Silvio latino

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    Da parecchio tempo un Capo di Governo italiano non si recava in visita ufficiale in America Latina, eppure il viaggio di Berlusconi a Panama e Brasile è passato sotto silenzio, eccezion fatta per i consueti pettegolezzi sulle presunte “accompagnatrici” del premier. Cosa c'è dietro all'incontro con Lula? L'Italia è pronta per giocare un ruolo più importante in un continente in crescita come quello sudamericano?

    L'AMERICA DA NORD A SUD – Dal Canada al Brasile, passando per Panama: Silvio Berlusconi in meno di una settimana ha percorso praticamente tutto il continente americano da Nord a Sud, nel corso di un viaggio fatto di tre tappe. Dopo aver preso parte al G20 di Toronto, dove per la verità ha mantenuto un basso profilo e non è entrato in prima persona nelle discussioni che hanno tenuto banco al vertice, il Capo del Governo si è recato in visita ufficiale dapprima a Panama, e poi in Brasile, incontrando i rispettivi omologhi, Ricardo Martinelli e Luiz Inácio “Lula” Da Silva.

    Da anni un Primo Ministro italiano non si recava in America Latina, un continente colpevolmente dimenticato dagli esecutivi che – indipendentemente dai diversi colori politici – si sono succeduti negli ultimi tempi. Certo, la sfera d'influenza geopolitica dell'Italia deve obbedire alla sua vocazione chiaramente euro-mediterranea, ma la straordinaria prossimità culturale con l'America Latina, specialmente quella meridionale, avrebbe dovuto – e dovrebbe – essere sfruttata in maniera intensa come base per creare relazioni privilegiate e solide con Paesi che sono oggi protagonisti dello sviluppo, al contrario della “vecchia” Europa in difficoltà.

    NON SOLO BALLERINE – Un viaggio dunque all'apparenza importante per le relazioni internazionali, soprattutto di tipo economico, del nostro Paese. Eppure la stampa nazionale e internazionale l'ha liquidato in breve occupandosi quasi esclusivamente degli ormai consueti pettegolezzi a sfondo sessuale che accompagnano Berlusconi dovunque metta piede. Invece la visita del premier a Panama è stata caratterizzata da un importante evento simbolico: l'inaugurazione delle opere di ampliamento dell'omonimo canale, nelle quali l'Italia è uno dei principali attori del consorzio di imprese grazie alla presenza decisiva di Impregilo. I lavori, che dovrebbero terminare nel 2014, potrebbero avere importantissime conseguenze per i flussi commerciali tra Atlantico e Pacifico, che grazie all'allargamento del canale attraverso un nuovo sistema di chiuse potrebbero aumentare in maniera esponenziale. L'amicizia personale tra Berlusconi e Ricardo Martinelli, presidente panamense di origini italiane, e anch'egli imprenditore, potrebbe costituire un clima favorevole per l'approfondimento delle relazioni bilaterali.

    In Brasile, invece, il Presidente del Consiglio ha incontrato il suo omologo Lula a latere di un incontro organizzato dalla FIESP, la Federazione degli Industriali di San Paolo, al quale hanno preso parte una delegazione di imprenditori brasiliani e italiani. Tra le principali imprese italiani presenti all'evento citiamo Fiat e Enel, mentre per le associazioni di categoria era presente Confindustria e per le istituzioni il Ministro per il Commercio Estero Adolfo Urso.

    Per la verità, dunque, il faccia a faccia tra Silvio e Lula non è stato denso di contenuti, ad eccezione di quanto trapelato a proposito della richiesta di estradizione per il terrorista Cesare Battisti. Pare che il presidente brasiliano, ormai al termine del suo mandato, lascerà la “patata bollente” al suo successore (l' “erede” designata Dilma Rousseff o il candidato dell'opposizione José Serra), che comunque dovrebbe pronunciarsi a favore.

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    UNA POLITICA POCO ORGANICA – Il fatto che il Capo del Governo si sia recato in Sudamerica va considerato positivamente, alla luce del sostanziale disinteresse che la politica italiana sta dimostrando verso questo continente da alcuni anni. In realtà, la sensazione però è che, anche in questo caso, la politica si sia accodata all'economia e alle grandi imprese italiane che in America del Sud ricoprono ruoli molto importanti. Fiat, Eni, Enel, Telecom, Finmeccanica, Impregilo, Tenaris, sono alcuni grandi nomi del panorama industriale italiano che testimoniano come il nostro Paese sia presente in quest'area, sempre più strategica nei prossimi anni per le risorse naturali che possiede e per l'importante processo di sviluppo che sta avendo luogo.

    Il modello della diplomazia “personalistica” condotto da Berlusconi (gli esempi più noti sono l'approfondimento dei legami con la Russia di Putin e la Libia di Gheddafi) può dare vantaggi nel breve periodo, ma è inadatto a produrre un disegno di lungo periodo. Le relazioni tra Italia e America del Sud avrebbero bisogno invece di una progettualità più ampia, volta a sfruttare i vantaggi comparati che il nostro Paese ha nel rapportarsi con questi Paesi. La politica riuscirà a capire?

    Davide Tentori

    redazione@ilcaffegeopolitico.it

    Davide Tentori
    Davide Tentori

    Sono nato a Varese nel 1984 e sono Dottore di Ricerca in Istituzioni e Politiche presso l’Università “Cattolica” di Milano con una tesi sullo sviluppo economico dell’Argentina dopo la crisi del 2001. Il Sudamerica rimane il mio primo amore, ma ragioni professionali mi hanno portato ad occuparmi di altre faccende: oggi infatti lavoro a Roma presso l’Ambasciata Britannica in qualità di Esperto di Politiche Commerciali. In precedenza ho lavorato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri dove mi sono occupato di G7 e G20, e a Londra come Research Associate presso il dipartimento di Economia Internazionale a Chatham House – The Royal Institute of International Affairs. Sono il Presidente del Caffè Geopolitico e coordinatore del Desk Europa

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