utenti ip tracking
domenica 31 Maggio 2020
More

    Speciale COVID-19

    Informazione e pandemia: nuove tensioni tra Washington e Pechino

    In 3 sorsi - L’emergenza sanitaria dovuta alla diffusione...

    La complessità della Via della Seta sanitaria

    Analisi – Una riflessione sul progetto della Health Silk...

    Il Nord Europa vs la Covid-19

    In 3 sorsi - Quale strategia hanno adottato i...

    Il Brasile tra il virus e i militari

    In 3 sorsi - Il Brasile è ormai il...

    Putin punta l’Africa: il forum di Sochi e le dinamiche russo-africane

    In breve

    Dove si trova

    Puoi leggerlo in 4 min.

    Analisi Il forum economico Russia-Africa di Sochi è un evento storico che riporta la Russia ad un ruolo prioritario nella regione, nonostante qualche dubbio sui risultati materiali dell’incontro. Ma cosa cerca il Cremlino nel continente africano?

    L’INCONTRO DI SOCHI

    Lo scorso 23-24 ottobre si è svolto a Sochi il Forum economico tra Russia e Africa, un evento senza precedenti nella storia delle relazioni russo-africane in termini di numeri e partecipazione (più di 6mila partecipanti e 1.900 membri di delegazioni internazionali, secondo le stime ufficiali). Tutti i 54 Paesi africani sono stati rappresentati ufficialmente, 45 dei quali dai capi di Stato. Negli ultimi cinque anni eventi dello stesso tipo sono stati organizzati anche dagli USA nell’ agosto 2014 e dalla Cina nel luglio 2018: Mosca insegue quindi i competitors nella regione e dimostra apertamente di voler prendere parte alla corsa per l’Africa. Senza ombra di dubbio l’evento ha avuto un impatto simbolico e retorico significativo, ma rimangono dubbi sui suoi risultati concreti. Il Cremlino dichiara che 12,5 miliardi di dollari di accordi sono stati siglati durante il vertice, ma la maggior parte sono stati protocolli d’intesa, come quello firmato tra la Federazione Russa e l’Unione Africana, che potrebbero non dare luogo ad alcun investimento. Nonostante la retorica incalzante e la disponibilità mostrata dai partner africani, la mancanza di accordi completi ha sottolineato il divario nella potenza finanziaria tra Mosca e Pechino, che l’anno scorso ha offerto 60 miliardi di dollari di finanziamenti agli Stati africani. Ciononostante, il forum di Sochi ha rilanciato l’immagine della Russia a livello internazionale: l’interesse prioritario del Cremlino sembra quindi raggiunto.

    Embed from Getty Images

    Fig. 1 – Un momento del vertice Russia-Africa svoltosi a Sochi questo autunno

    LE RELAZIONI RUSSO-AFRICANE

    Le relazioni odierne tra Africa e Russia poggiano sulla mistificazione del ruolo sovietico nel processo di decolonizzazione: una reinterpretazione della storia che erge Mosca al ruolo di “Mecca Rossa”, ovvero un polo alternativo di liberazione all’occupazione occidentale. L’interesse sovietico nel continente non è mai stato prioritario, ma un riflesso inevitabile della Guerra Fredda. L’inizio della decolonizzazione costituiva per Mosca una finestra di influenza significativa, specialmente perché molti movimenti di liberazione avevano origine nella classe media ben educata e filocomunista. In questo quadro di transizione di poteri nella regione il Cremlino ha posto l’Africa tra gli obiettivi della propria strategia internazionale, supportando in maniera più o meno diretta i moti di indipendenza dalle potenze occidentali. Negli anni Ottanta e Novanta, con il miglioramento delle relazioni con l’Occidente e l’impianto economico nazionale sotto pressione, l’interesse di Mosca nella regione ha subìto un calo considerevole fino a portare alla chiusura di svariate ambasciate, consolati e centri culturaliCon Putin, invece, la politica estera russa si è trasformata, grazie a svariati tentativi di riportare la nazione al centro della geopolitica globale. Il tour africano di Dmitry Medvedev nel 2009 ha segnato un punto di svolta nella nuova strategia del Cremlino nella regione, culminata dopo dieci anni nell’imponente evento di Sochi.

    Embed from Getty Images

    Fig. 2 – Il Presidente russo Vladimir Putin (dx) e il Presidente egiziano Abdel Fattal el-Sisi (sx) durante il vertice Russia-Africa svoltosi a Sochi

    GLI INTERESSI RUSSI IN AFRICA

    Il commercio di armi tra la Russia e il resto del mondo ha assunto un valore approssimativo di 19 miliardi, solo nel 2018, e ricopre oggigiorno un ruolo prioritario tra i vari strumenti utilizzati dal Cremlino per esercitare influenza a livello internazionale. Mosca è da tempo il principale fornitore di armi del continente africano e ha accordi di cooperazione militare con quasi due dozzine di Paesi, per esempio con il Mali o la Nigeria. Questi prevedono varie forme di cooperazione, tra cui vendita di armi, accesso ai porti marittimi e basi aeree, formazione presso le accademie militari russe, antiterrorismo, mantenimento della pace e presenza di consiglieri militari russi sul territorio. Aldilà dei canali tradizionali di cooperazione in materia di Difesa ci sono prove che le compagnie militari private note per operare in Africa, come Wagner e Patriot, abbiano stretti legami con il Cremlino e potrebbero così portarne avanti gli interessi in maniera laterale. La presenza militare spesso va di pari passo con interessi di tipo economico, la Repubblica Centrafricana ne è un esempio: il Paese è riuscito ad aggirare l’embargo ONU sulle armi grazie a Mosca e ci sono indizi che la Russia si sia assicurata un accesso proficuo alle risorse minerarie del Paese in cambio di spedizioni di armi. Nonostante gli sforzi fatti finora (l’export russo verso l’Africa è cresciuto dell’84% nel 2018), il volume degli scambi commerciali tra il continente africano e la Federazione Russa è ancora esiguo e rappresenta solo il 2% del commercio internazionale africano (secondo studi dell’ITC). Il ruolo secondario nel settore economico è il risultato dell’arretratezza economica della Russia stessa, ancora più considerevole se comparata alle enormi potenzialità economiche dei rivali UE, USA e Cina. Tuttavia, ci sono diversi settori in cui Mosca ha una presenza significativa, in particolare idrocarburi e minerali, entrambi strategicamente importanti per molti Paesi africani. Le compagnie petrolifere e del gas russe sono sempre più attratte dall’Africa, che è al tempo stesso un mercato per le loro esportazioni – nel giugno 2018 Rosneft ha firmato un accordo per rifornire il Ghana – e una regione con notevoli risorse energetiche. Il pacchetto di strumenti del Cremlino per la promozione degli interessi nazionali in Africa comprende anche operazioni di influenza politica occulta (come nel caso delle elezioni in Madagascar), legami diplomatici sempre più stretti e una crescente strategia di soft power. Quest’ultimo, infatti, inizia a giocare un ruolo sempre più di spicco, in termini di relazione con i diversi gruppi culturali: Mosca è alla ricerca di legami con le comunità cristiane, come quello tra la Chiesa Ortodossa e quella monofisita dell’Etiopia, ma allo stesso tempo presenta la Russia come un Paese che comprende il mondo islamico, data la sua vicinanza geografica alla regione e la sua numerosa e crescente minoranza musulmana (US Department of Defense). Nonostante l’incremento della propria influenza in Africa, la Russia rimane un attore relativamente marginale nella maggior parte del continente, a eccezione di alcuni Paesi e settori economici chiave. Il suo obiettivo generale sembra essere la concorrenza geopolitica con altri attori più consolidati, avendo trovato nel continente uno scenario vantaggioso per riasserire la propria presenza nello scacchiere internazionale, ma con il minimo rischio.

    Arianna Colaiuta

    Arianna Colaiuta

    Classe ’96, di Roma, città dove attualmente studio e vivo. Dopo una laurea in Politics, Philosophy and Economics presso la LUISS Guido Carli, ho deciso di proseguire i miei studi in politica internazionale con una magistrale in Global Studies. Al momento vivo a Bruxelles, dove faccio parte di un double degree presso l’Université Libre de Bruxelles (ULB) e collaboro con la delegazione europea di Unioncamere.  Il mio interesse per la geopolitica e la sicurezza mi ha portato a sviluppare un particolare interesse per la regione MENA e per l’Africa sub-sahariana. Con la mia tesi triennale “ Italy and Africa: evolution of the Italian approach during the XVII legislature and a risk-opportunity analysis in light of the national interest” ho iniziato un percorso di approfondimento sulla politica del continente africano, che provo a portare avanti qui al Caffé con una serie di articoli tematici.

    Articolo precedenteLa crisi politica in Perù: quali sviluppi?
    Articolo successivoNon fare danni

    Ti potrebbe interessareCORRELATI
    Letture suggerite

    1 commento

    Comments are closed.