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    Nella guerra tra USA e Cina: quale futuro per ASEAN?

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    In 3 sorsi Si è conclusa poche settimane fa la 35esima edizione dell’ASEAN Summit che quest’anno, come la prima edizione, si è svolto in Thailandia con lo scopo di promuovere la cooperazione politica, economica e sociale delle nazioni del Sud-est asiatico.

    1. L’ASEAN AL CENTRO DELLE DISPUTE USA – CINA

    In seguito alla fondazione dell’ASEAN, la zona territoriale del Sud-est asiatico ha iniziato gradualmente ad acquisire una certa rilevanza sul piano internazionale: la regione risulta infatti essere la terza potenza economica asiatica e la settima a livello mondiale, grazie anche all’alta crescita demografica locale. Dati che, in special mondo negli ultimi anni, hanno attirato gli investimenti e le attenzioni di numerose potenze come Cina, Usa e Giappone, generando anche molte incognite sul futuro dell’Associazione.
    Le controversie più importanti sorte durante il Summit del 4 novembre scorso riguardano le due super-potenze opposte, sia geograficamente che idealmente: la Cina e gli Stati Uniti. Questi ultimi, che fino alla Presidenza Obama hanno sempre collaborato con l’Associazione per la promozione della cooperazione e dello sviluppo regionali, hanno immediatamente mostrato un’inversione di rotta non presentandosi (o meglio, inviando una delegazione minore). L’assenza del Presidente Trump non ha fatto che aumentare le preoccupazioni circa l’affidabilità di Washington e il futuro dell’estenuante guerra commerciale tra USA e Cina.

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    Fig. 1 – Il premier thailandese Prayut Chan-o-cha apre ufficialmente i lavori del 35esimo ASEAN Summit di Bangkok, 3 novembre 2019

    2. L’ESPANSIONISMO CINESE E LA DISSOLVENZA STATUNITENSE

    Il precedente Summit (Singapore 2018) si era concluso con la volontà dei Paesi membri di creare la più grande zona di libero scambio presente al mondo, la Regional Comprehensive Economic Partnership (RCEP), che avrebbe coinvolto non solo l’area del Sud-est asiatico, ma anche Cina, Giappone e India.
    A distanza di un anno la questione risulta essere ancora irrisolta, sebbene gli sforzi cinesi per portare avanti il progetto ed espandere quindi la propria influenza regionale siano stati notevoli. Pechino ha lottato tenacemente affinché si stipulasse un accordo tra le 16 economie del Sud-est asiatico: lo scopo è quello di rafforzare la collaborazione tra Stati e potenziare i mercati locali. Nonostante la grande sollecitazione, però, la Cina non è ancora riuscita a far firmare l’accordo a tutti i Paesi coinvolti: l’India è stata la prima ad avanzare perplessità riguardanti l’apertura di una via che colleghi direttamente i mercati indiani a quelli cinesi, in quanto timorosa dei dazi doganali imposti dal colosso asiatico e della possibile reazione statunitense.
    Questo è solo uno dei casi di continua tendenza espansionistica che la Cina sta mostrando da un anno a questa parte. La disputa del Mar Cinese Meridionale è sicuramente l’esempio più emblematico della crescente influenza di Pechino sugli Stati del Sud-est asiatico e che sta spingendo numerosi Paesi, tra cui Indonesia e Thailandia, ad avvicinarsi agli USA. Quest’estate il dibattito era animato attorno a una nave cinese che aveva varcato la ZEE (Zona Economica Esclusiva) del Vietnam nel Mare Cinese Meridionale, e all’impossibilità del Governo vietnamita di rispondere con misure adeguate a tale provocazione per non incorrere in sanzioni da parte del Governo di Pechino.
    Inoltre l’apparente disimpegno degli Stati Uniti dal Sud-est asiatico sta indubbiamente spianando la strada all’ascesa cinese, che ha già pianificato importanti progetti commerciali nell’area. Risulta dunque chiaro come, alla luce degli ultimi avvenimenti, la Cina è, e continua a essere, un fondamentale partner economico per i Paesi membri dell’ASEAN, ma allo stesso tempo una minaccia per i loro interessi strategici e la loro indipendenza nazionale.

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    Fig. 2 – Stretta di mano tra il premier indiano Narendra Modi e il cinese Li Keqiang durante il summit sulla RCEP, tenutosi in concomitanza con quello ASEAN di Bangkok, 4 novembre 2019

    3. IL FUTURO INCERTO DELL’ASEAN

    Analizzando il contesto geopolitico del Sud-est asiatico è importante considerare il passato storico e sociale dei Paesi che ne fanno parte. I sentimenti post-coloniali sono ancora profondamente radicati, così come i ricordi dei tentativi rivoluzionari sostenuti dai cinesi durante gli anni Sessanta. Questo genera, da un lato, una forte sfiducia nei confronti delle grandi potenze occidentali come USA e Giappone, ma allo stesso tempo una grande diffidenza verso la Cina. La vera sfida per l’Associazione sarà quella di riuscire a mantenere rapporti economici con Pechino e Washington senza diventarne dipendente.
    Nel panorama di incertezza e instabilità che sta vivendo in questo momento l’ASEAN una cosa è certa: l’Associazione rifiuta qualsiasi tipo di soluzione violenta o basata sulla forza armata. In special modo il Primo Ministro cambogiano Hun Sen ha sottolineato l’importanza del rispetto del COC (Codice di Condotta) sul Mar Cinese Meridionale e dell’uso della diplomazia quando si tratta di politica internazionale. Ha poi concluso con la riflessione che l’area ASEAN non deve essere teatro di dispute sovranazionali tra Paesi, ma occasione di crescita e sviluppo reciproco.

    Chiara Cagnan

    Chiara Cagnan

    Laureata in Scienze Linguistiche e appassionata di Relazioni Internazionali, è da 23 anni che vaga per il mondo senza seguire una strada precisa, lasciandosi guidare solo dall’istinto, dal vento e dal momento. Tra le sue più grandi passioni la lettura e la scrittura, la musica e il cinema, l’Asia e l’Europa. Attualmente si divide tra l’essere studentessa universitaria a tempo pieno e sognatrice a occhi aperti a tempo perso.

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