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    Elezioni in Bolivia: tutti contro Evo Morales

    In breve

    • Il caos dopo le elezioni.
    • Morales si farà da parte?
    • Bolivia a rischio implosione.

    Dove si trova

    Puoi leggerlo in 3 min.

    In 3 sorsi È partita una delle campagne elettorali più controverse della storia democratica della Bolivia, i cui risultati saranno decisivi non solo per il Paese andino, ma per gli equilibri dell’intera regione latinoamericana.

    1. IL CALDO AUTUNNO BOLIVIANO

    In seguito alle elezioni del 20 ottobre che sembravano consegnare a Evo Morales il suo quarto mandato presidenziale, la Bolivia è stata scossa da un turbinio di proteste a causa di presunti brogli denunciati dalle opposizioni e dall’OSA (Organizzazione degli Stati Americani). Non è bastato indire una nuova consultazione elettorale per riportare il Paese alla calma. L’ammutinamento dell’esercito, il dilagare delle violenze e le ritorsioni nei confronti degli esponenti del Movimiento al Socialismo (MAS) hanno costretto Morales a scappare prima in Messico e poi, dopo una breve sosta a Cuba, in Argentina. Nel frattempo si autoproclamava Presidente Jeanine Añez, esponente di spicco di un piccolo partito della destra boliviana, trovatasi prima in linea di eleggibilità a seguito delle dimissioni a catena di quanti la precedevano. Il nuovo Governo avrebbe dovuto avere il solo compito di traghettare il Paese a una nuova consultazione elettorale. In realtà ha stravolto gran parte della politica estera di Morales: ha rotto le relazioni diplomatiche con Venezuela e Cuba, ha abbandonato l’ALBA e si è avvicinato sempre di più agli Stati Uniti di Donald Trump.

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    Fig. 1 – Jeanene Añez pronuncia un discorso per l’anniversario dello Stato plurinazionale

    2. VERSO LE ELEZIONI

    Il 23 gennaio Morales ha inaugurato la campagna elettorale a Buenos Aires di fronte a 30mila persone riunitesi in occasione delle celebrazioni della nascita dello Stato plurinazionale della Bolivia. In questa occasione ha rivendicato i successi del suo Governo, ha accusato di golpe la destra e ha appoggiato l’ex ministro dell’Economia Luis Arce come candidato Presidente per il MAS. A sfidare Arce nelle prossime elezioni del 3 maggio ci saranno, oltre alle formazioni minori, due grandi coalizioni di destra e un’alleanza di centro. Il primo schieramento conservatore è rappresentato da Juntos, che sostiene la candidatura dell’attuale presidente Añez. L’altra coalizione di destra è quella guidata dall’ex leader civico Luis Fernando Camacho, tra i maggiori artefici del rovesciamento di Morales. Queste due fazioni rappresentano una destra religiosa e conservatrice che intende sovvertire completamente le riforme economiche e sociali di Morales. La proposta di centro, invece, è Carlos Mesa, il principale candidato d’opposizione nelle elezioni di ottobre: ottenne il 37% dei consensi. Mesa è più moderato di Añez e Camacho e ha già dichiarato che non intende accantonare del tutto la recente esperienza politica del Paese.

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    Fig. 2 – Evo Morales a Buenos Aires per l’anniversario dello Stato plurinazionale

    3. UN FUTURO INCERTO

    La campagna elettorale in Bolivia appare come un potenziale focolaio d’instabilità. Il clima politico è ancora molto teso e le principali parti in gioco non si riconoscono reciprocamente come legittime. I rischi sono molteplici. Si va dal dilagare di scontri e violenze ai tentativi di sabotaggi e brogli. Il MAS è dato in testa in tutti i sondaggi e l’incapacità dei suoi avversari di fare fronte unico induce a pensare a una sua affermazione al primo turno. Tuttavia è difficile che riesca a sottrarsi dal ballottaggio e al secondo turno tutte le altre forze politiche si unirebbero contro di esso. In questo scenario le possibilità di tornare al potere per il partito dell’ex Presidente sono alquanto scarse. I risultati delle elezioni in Bolivia avranno ripercussioni anche al di fuori dei confini nazionali. Questo perché determineranno la collocazione geopolitica del Paese. Da una parte i progetti di nazionalizzazione, la cooperazione strategica con la Cina, l’amicizia con Venezuela, Cuba, Nicaragua e, probabilmente, con Messico e Argentina. Dall’altra l’allineamento con Washington e con i Governi più conservatori del continente, l’abbandono delle politiche sociali e dell’interventismo statale in favore di ricette economiche più ortodosse.

    Sebastiano Coenda

    Sebastiano Coenda
    Sebastiano Coenda

    Sono nato a Savona nel 1992 e cresciuto in un piccolo paese dell’entroterra ligure. Mi sono laureato, per la triennale, in Scienze Internazionali e Diplomatiche a Genova e, in seguito a un periodo di studi presso l’Università di Lisbona, ho conseguito quella magistrale in Scienze Internazionali e della Cooperazione. Sono un grande appassionato di politica internazionale con un forte interesse per la regione sudamericana.

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