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    In Kenya continua il terrore

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    Il Westgate di Nairobi resta ancora un campo di battaglia tra le forze keniote e i terroristi di al-Shabaab. Nel frattempo, il gruppo somalo ha pubblicato su Twitter un elenco non confermato di partecipanti all’attacco: tra loro, anche alcuni cittadini statunitensi e britannici, ma nessuna traccia della ragazza inglese definita la “Vedova bianca”.

     

    1. L’ASSEDIO CONTINUA – Nel centro commerciale Westgate a Nairobi continuano gli scontri tra le forze di sicurezza keniote e un numero non ben precisato di terroristi. Nella mattinata di ieri sembrava che il blitz fosse ormai prossimo alla conclusione, ma la resistenza è stata maggiore del previsto, anche a causa di incendi, scambiati in un primo momento per ordigni esplosi, appiccati dai combattenti di al-Shabaab. Al momento, le Autorità hanno confermato l’arresto di almeno 10 persone nell’aeroporto di Nairobi sospettate di essere collegate ai fatti del Westgate. Quanto agli ostaggi tenuti prigionieri dai terroristi, il loro numero, in base alle fonti, potrebbe essere compreso tra 30 e 50, mentre il conteggio dei morti si sarebbe attestato a 68. Nel frattempo, inoltre, stanno cominciando a emergere le testimonianze dei sopravvissuti, secondo le quali gli assalitori avrebbero mostrato sin da subito la volontà di compiere una strage: alcuni di essi sparavano ad altezza d’uomo e lanciavano granate, mentre altri fermavano i clienti del centro commerciale chiedendo loro di recitare la shahada (la testimonianza di fede musulmana) o di rispondere a specifiche domande sull’Islam (per esempio, il nome della madre di Maometto), uccidendo coloro che non fossero in grado di soddisfare le richieste. Ad affiancare le forze keniote nelle operazioni ci sono, come consulenti, anche esperti britannici, israeliani e statunitensi.

     

    2. LA LISTA – Non è ancora sicuro il numero dei terroristi che stanno agendo, né sono certe le loro identità. Tuttavia, ieri sull’account Twitter di al-Shabaab (costantemente sospeso e riattivato) è stata pubblicata una lista di 17 nomi, con tanto di età e provenienza, indicandoli quali membri del commando del Westgate. Se queste informazioni fossero confermate, il gruppo sarebbe costituito solo da maschi tra i 20 e i 27 anni, provenienti nella maggior parte dei casi da Paesi occidentali, ossia da Canada (Ontario), Finlandia (Helsinki), Regno Unito (Londra), Russia (Daghestan), Stati Uniti (Illinois, Kansas City, Maine, Minneapolis, Tucson) e Svezia, con la partecipazione anche di cittadini britannici e americani. Alcuni terroristi avrebbero indossato abiti femminili, mentre non è stata confermata la presenza dell’inglese Samantha Lewthwaite, detta la “Vedova bianca”, 29enne moglie prima di Jermaine Lindsay, uno degli attentatori del 7 luglio 2007 a Londra, e successivamente di un affiliato di al-Shabaab.

     

    3. LA QUESTIONE KENYATTA – Gli osservatori internazionali, però, stanno riflettendo anche sull’eventuale cambiamento del Kenya dopo questi giorni di terrore. In particolare, sarà interessante valutare la condotta del presidente Kenyatta, imputato presso la Corte penale internazionale per crimini contro l’umanità in riferimento alla sua posizione durante gli scontri intertribali che tra il 2007 e il 2008 causarono oltre 1.300 morti e 600mila sfollati. Al momento della sua elezione, avvenuta nel marzo 2013, Gran Bretagna e USA mostrarono un formale, ma freddo distacco, comprendendo che, nonostante le vicende giudiziarie, i rapporti con Kenyatta sarebbero stati fondamentali per garantire i propri interessi e mantenere un alleato nella lotta al terrorismo. Il Presidente fu a Londra a maggio per una conferenza sulla Somalia organizzata dal Governo britannico e in quella circostanza Cameron scelse un approccio realista. Tuttavia, qualora il Kenya dovesse impegnarsi in una vasta azione di contrasto ai fenomeni connessi all’Islam combattente, i rapporti con Stati Uniti e, soprattutto, Gran Bretagna potrebbero subire importanti modificazioni, divenendo ben più profondi del doppio binario attuale rappresentato da relazioni diplomatiche formali, ma interessi economici intensi.

     

    Beniamino Franceschini

    Beniamino Franceschini
    Beniamino Franceschini

    Classe 1986, vivo sulla Costa degli Etruschi, in Toscana. Laureato in Studi Internazionali e dottorando di ricerca in Scienze Politiche all’Università di Pisa, sono specializzato in geopolitica e marketing elettorale. Mi occupo come libero professionista di analisi politica (con focus sull’Africa subsahariana), formazione e consulenza aziendale. Sono vicepresidente del Caffè Geopolitico e collaboro al coordinamento del desk Africa. Ho un gatto bianco e rosso chiamato Garibaldi.

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