utenti ip tracking
mercoledì 28 Ottobre 2020
More

    Speciale COVID-19

    Che cosa succede in Svizzera?

    In 3 sorsi - Stretta tra emergenza sanitaria e...

    Il futuro dell’Unione secondo Ursula Von der Leyen

    In 3 sorsi – Nel discorso sullo stato dell'Unione...

    Suez: da un presente incerto una strategia per il futuro

    In breve

    • Per comprendere l’importanza strategica del Canale di Suez si devono conoscere le origini della scorciatoia per il Mar Rosso.
    • L’ampliamento del Canale: il progredire tecnologico di un’opera faraonica, in un Paese con economia che stenta a rialzarsi.
    • Suez non è l’unico tra i chokepoint, stretti fondamentali per il trasporto energetico globale.

    Dove si trova

    Puoi leggerlo in 3 min.

    In 3 sorsiIl canale di Suez ha da sempre un’importanza strategica per l’Egitto e per tutta l’area. Entro il 2023 si prevede un ulteriore allargamento del canale che permetterà l’aumento del transito giornaliero di navi, con conseguenze importanti per il commercio e i profitti.

    1. UNA SCORCIATOIA VITALE PER IL COMMERCIO GLOBALE

    L’importanza strategica di Suez ha radici molto antiche. Lavori per unire il Mar Mediterraneo al Mar Rosso furono eseguiti già sotto i persiani e i faraoni egizi, collegando i due grandi bacini d’acqua del Medio Oriente, ma mai in via definitiva. Fu nel 1859 che sotto la direzione del francese Ferdinand de Lesseps il progetto dell’italiano Luigi Negrelli venne attuato, portando l’Egitto a condividere la proprietà del Canale con oltre 20mila azionisti francesi. L’opera di certo facilitò la colonizzazione europea dell’Africa (i tempi di navigazione per raggiungere il Corno d’Africa vennero più che dimezzati) e incrementò il volume di merci provenienti dall’Estremo Oriente. In seguito all’indebitamento dell’Egitto con i britannici per l’immagazzinamento delle merci, una cospicua quota del canale venne venduta alla corona britannica, che da quel momento di fatto ne assunse il controllo, riorganizzando i flussi e aumentando il traffico. La situazione rimase invariata sino alla nazionalizzazione del Canale da parte di Nasser e il conseguente conflitto (Crisi di Suez). L’ultimo scontro nella regione (Guerra dei sei giorni) portò dapprima le forze ONU e in seguito la Multinational Force and Observers (Forza multinazionale e osservatori – MFO) a vigilare sull’area del Canale di Suez, permettendo il libero transito delle merci e il progredire del flusso economico della regione.

    Embed from Getty Images

    Fig. 1 – Una nave cargo nei pressi della città portuale di Ismailia, a 135 chilometri a nord-est del Cairo, 14 ottobre 2019

    2. UNA RISORSA PER L’EGITTO

    Da Suez sul Mar Rosso a Port Said sul Mediterraneo transita dal Canale più del 10% del traffico commerciale marittimo globale, rendendo l’area uno dei cardini vitali dei trasporti e delle comunicazioni del pianeta. Si arrivò a contare 2.724 navi per 150 milioni di tonnellate soltanto nei primi due mesi del 2018: numeri impressionati che designano il controllo del passaggio tra Mediterraneo e Oceano Indiano. Con il progredire della tecnologia nautica, che portò le navi cargo ad aumentare la loro stazza, sorse il bisogno di un allargamento sia in termini di pescaggio che di larghezza di manovra all’interno del Canale. A tal proposito, nell’agosto 2015 vennero completati i lavori di ampliamento, terminati in tempi rapidissimi da al-Sisi, segno questo del bisogno che il Presidente egiziano aveva di rinsaldare il proprio favore, dopo un lungo periodo di incertezza governativa dovuta alla Primavera Araba del 2011. Ma il recente raddoppio non è stato esente da aspre critiche, considerando quest’ultimo progetto assieme alla costruzione della nuova capitale amministrativa (fino a 300 miliardi di dollari) opere faraoniche in un Paese dove, a detta della stessa Banca mondiale “il 60% della popolazione è in situazione di povertà”, il debito estero supera i 90 miliardi di dollari e la crescita economica è lenta (l’inflazione al 14,4%.).

    Embed from Getty Images

    Fig. 2 – Una parte del Canale di Suez a Ismailia, 10 ottobre 2019

    3. IL FUTURO DEL COMMERCIO MARITTIMO

    Il 7% di petrolio venduto via mare e il 13% di GNL (gas naturale liquefatto) transitano annualmente per il Canale. L’autorità del Canale di Suez prevede entro il 2023 di aumentare ulteriormente la media giornaliera di navi che transitano (portando il traffico da 49 navi cargo a 97 al giorno) e i profitti (arrivando a 10-12 miliardi di dollari l’anno, invece dei 5 attuali). L’area è l’unica via per il greggio e il GNL per raggiungere l’Europa e l’Atlantico. L’alternativa sarebbe circumnavigare l’Africa, con tempi di trasporto e costi di spedizione aumentati. I lavori di ampliamento, costati 14 miliardi di euro, hanno accorciato infatti di circa 7mila chilometri la distanza tra l’Europa e l’India. Inoltre, grazie all’approfondimento del canale (dragato fino alla profondità di -24 metri), è stato consentito il transito a navi porta container di ultima generazione, che attualmente sono costrette a “doppiare” il Capo di Buona Speranza. Il progetto faraonico porterà a una crescita complessiva della regione, facendo nascere 1 milione di posti di lavori nel prossimo decennio, grazie alla realizzazione di nuovi tunnel stradali e ferroviari e di nuove aree portuali. Questi recenti sviluppi cambieranno per sempre il mondo dello shopping internazionale. Nel prossimo futuro nel Mediterraneo vedremo portacontainer sempre più grandi. E i cantieri navali asiatici quali Shangai, Guangzhou e Hong Kong potranno sviluppare navi sempre più grandi, non dovendo preoccuparsi di danneggiare i fondali del canale, ora pronto a incrementare i propri flussi.

    Alssandro Manda

    Immagine di copertina: “USS Iwo Jima (LHD 7) transits through the Suez Canal.” by Official U.S. Navy Imagery is licensed under CC BY

    Tutti i nostri coffee break

    Alessandro Manda

    Nato a Napoli, classe ’87, cresciuto a Civitavecchia. Laureato in Giurisprudenza e da sempre appassionato di storia, geopolitica e affari internazionali. Alla continua ricerca di metodologie per mettere alla prova le mie conoscenze, ho frequentato Corsi di Perfezionamento presso l’Istituto Affari Internazionali – IAI, l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale – ISPI e seguito corsi in e-learning presso la School of Oriental and African Studies – SOAS di Londra e il Middle East Institute di Washington.

     

    Ti potrebbe interessareCORRELATI
    Letture suggerite