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    La Germania e l’Europa alla prova del terrorismo di estrema destra

    In breve

    • L’eterno ritorno, rigurgiti neo-nazisti in Germania.
    • La sottovalutazione di un fenomeno e le misure per contrastarlo.
    • Le minacce per le democrazie in Europa e lo sfruttamento dei disagi sociali.

    Dove si trova

    Puoi leggerlo in 6 min.

    AnalisiUno spaventoso spettro si aggira in Europa – è lo spettro del nazismo. Sono trascorsi oltre 30 anni dalla caduta del muro di Berlino, ma la Germania sta affrontando qualcosa di terribile che per troppo tempo è stato sottovalutato, il nazismo e l’antisemitismo con i quali è tornata a fare i conti. Nel solo 2018 si sono registrati 13mila reati di matrice neonazi, di cui 1.799 chiaramente antisemiti. Cresce l’infiltrazione nella polizia e nell’esercito.

    LA VIOLENZA DELL’ESTREMA DESTRA IN GERMANIA

    Il 6 giugno 2019 il prefetto Kassel Walter Lubcke, paladino della politica dell’accoglienza, veniva ucciso con un colpo in testa da un’esponente dell’estrema destra mentre si trovava sul terrazzo di casa.  Il 10 ottobre 2019, giorno dello Yom Kippur, un terrorista irrompeva nella Sinagoga di Halle, gremita di fedeli per la festa, facendo diversi feriti. A compiere l’assalto è stato Stephan Balliet, un neonazista tedesco di 27 anni che in divisa militare e con un elmetto munito di mini telecamera seminava il terrore per strada, sparando, lanciando ordigni e facendo due vittime – questo prima dell’irruzione nel tempio ebraico. L’ultimo crimine risale alla notte del 19 febbraio 2020, nove persone tutte di origini curde e turche, mentre erano all’interno di due shisha bar di Hanau, venivano uccise dal 43enne estremista di destra Tobias Rathjen che prima di suicidarsi, uccideva anche la propria madre e lasciava un biglietto con scritto: “Alcuni popoli, che non si possono più espellere dalla Germania, devono essere annientati”.
    Sono tre episodi molto diversi tra loro, ma legati dalla stessa matrice ideologica: l’odio per lo straniero, il disprezzo per chi non è bianco e l’antisemitismo. Possiamo parlare non di escalation della violenza dell’estrema destra in Germania, bensì di un suo ritorno. Gli attacchi della destra radicale ci sono sempre stati e ora si stanno diffondendo in tutto il Paese. La polizia federale il 14 febbraio del 2020, in sei Laender, a pochi giorni dalla strage di Hanau, aveva arrestato 12 uomini di età compresa tra i 20 e i 60 anni, tra cui anche un poliziotto: erano tutti accusati di terrorismo. Lo scopo dell’organizzazione eversiva era quello di destabilizzare ed eventualmente distruggere il sistema democratico della coesione, innescando “una guerra civile”.
    La Germania ha vissuto anche di recente altri gravi episodi di matrice eversiva e xenofoba. Nel 2015 Henriette Reker, l’attuale Sindaco di Colonia, fu ferita con delle coltellate da uno xenofobo. La stessa sorte toccò ad Andrea Hollstein, Sindaco di Altena in Renania Settentrionale-Vestfalia. Ancora prima, tra il 2000 e il 2006 c’erano stati i cosiddetti omicidi del kebab: nove persone di origini turche erano state uccise da una cellula di terroristi di destra, l’NSU – National Sozialistischer Untergrund – senza che per anni se ne capisse la comune matrice politica e con l’indifferenza delle Istituzioni e dell’opinione pubblica. Per molto tempo le Autorità tedesche avevano attribuito gli omicidi alla comunità ottomana. 

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    Fig. 1 – Una sinagoga in Germania

    COME SI STA AFFRONTANDO IL FENOMENO

    Secondo Fabian Wichmann, consulente dell’iniziativa Exit Deutschland, il primo programma di de-radicalizzazione per neo-nazisti in Germania, l’estremismo di destra sarebbe presente in Germania da anni. Ciò che cambia è la percezione del fenomeno, su cui possono incidere determinati eventi come la rappresentazione mediatica o la narrazione politica. Oggi in Germania, secondo le stime di Exit Deutschland e degli apparati di intelligence, gli estremisti censiti sarebbero almeno 32mila, e in questi anni le Autorità tedesche hanno nutrito una percezione distorta del fenomeno, focalizzandosi più sul terrorismo di matrice religiosa che su quello eversivo. La politica sta ricalibrando la strategia dell’antiterrorismo cercando di fare fronte all’aumento di attacchi provenienti dall’estrema destra e all’infiltrazione di esponenti appartenenti all’area radicale negli apparati di sicurezza, tra l’altro già penetrati. Difatti nel dicembre 2018 un gruppo di agenti della polizia di Francoforte finì sotto inchiesta per l’invio di messaggi contenenti minacce a uno dei legali delle vittime del gruppo estremistico NSU. Gli agenti furono inoltre accusati di avere condiviso in una chat messaggi razzisti e antisemiti, apertamente inneggianti a Hitler. Dopo gli attacchi indirizzati a persone politicamente esposte, questi hanno cominciato a percepire la gravità della minaccia, iniziando così a parlare apertamente di terrorismo di destra. A gennaio il Governo tedesco ha messo ufficialmente al bando il gruppo neonazista Combat 18 (dove il numero 18 corrispondeva alle iniziali di Adolf Hitler). Con il recente sostegno del partito di estrema destra all’elezione del neo-governatore della Turingia si è verificato un vero terremoto politico in un Paese in cui l’alleanza con l’ultra destra aveva finora rappresentato un confine invalicabile. Nel 2019 in Germania, secondo quanto stimato da Exit Deutschland, ci sarebbero stati in media due atti di violenza al giorno riconducibili all’estremismo di destra. L’apice è stato toccato nel 2015 con la politica dell’accoglienza di Angela Merkel, che ha portato in Germania oltre un milione di rifugiati. In un rapporto pubblicato lo scorso settembre dal Soufan Center, un’organizzazione no profit che si occupa di temi relativi alla sicurezza globale, si denunciava l’esistenza di un doppio livello di percezione nei confronti delle scene del radicalismo islamista e di quello dell’estrema destra e di conseguenza delle diverse modalità con cui vengono affrontati i due fenomeni. Il doppio standard esisterebbe sia nell’urgenza espressa dalla politica nell’affrontare queste minacce, sia nelle risorse impegnate per la loro risoluzione.
    Esisterebbe la falsa credenza che solo la scena radicale jihadista abbia una dimensione internazionale, invece è da considerare che il suprematismo bianco ha legami transnazionali che vanno dagli Stati Uniti all’Australia. Questi gruppi stanno approntando reti internazionali, sono mobili e hanno messo in campo sistemi di finanziamento.

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    Fig. 2 – Una manifestazione contro il razzismo in Germania

    LA RADICALIZZAZIONE SUL WEB E LA MINACCIA PER LA DEMOCRAZIA

    Andrebbero distinti, come sostenuto dal prof. Peter Neumann del King’s College di Londra, i gruppi neonazisti organizzati come l’NSU dai singoli individui che hanno elaborato una propria ideologia “home made” su internet. Le Autorità tedesche, comprensibilmente impegnate a eliminare la violenza di estrema destra e indirizzate verso i tradizionali gruppi neonazisti, potrebbero non avere tutti gli strumenti necessari per gestire questo nuovo tipo di minaccia. L’esperienza tedesca in effetti non sembra essere differente da quella di altri Paesi, come avvenuto per gli attacchi in Nuova Zelanda, negli Stati Uniti e anche in Italia con la triste vicenda di Macerata.
    È innegabile che il terrorismo cammini spesso online, ma in Germania un pericolo in più potrebbe derivare dal fatto che i due mondi, quello dei neonazisti organizzati e quello dei terroristi cresciuti su internet, possano fondersi. La Germania deve porre attenzione a questo fenomeno molto insidioso, i fattori che possono facilitare la diffusione dell’odio e del razzismo sono la rabbia e il senso di impotenza.
    L’avanzata della destra estrema è comunque una realtà alimentata da agitatori politici di odio e razzismo, ma anche da quelli che abitualmente abbiamo sempre chiamato conflitti etnici. Anche l’Italia non è immune da rigurgiti neonazisti, la cui situazione è favorita da una strisciante ma pervasiva propaganda virtuale, attraverso dedicate piattaforme online impiegate per veicolare documenti, immagini e video di stampo suprematista, razzista e xenofobo. A rischio ci sarebbero anche alcuni ristretti circuiti militanti o di singoli simpatizzanti italiani, i quali potrebbero subire la fascinazione dell’opzione violenta. Gli apparati di intelligence hanno evidenziato l’esistenza di formazioni strutturate e radicate sul territorio, ai quali si affianca anche una nebulosa di realtà skinhead e gruppi minori, alcuni attivi solo sul web. Un macro cosmo pulviscolare accumunato da temi e visioni comuni, quali l’avversione all’accoglienza, al multiculturalismo e alle Istituzioni europee, con una forte caratterizzazione identitaria. I gruppi più consistenti, spesso alle prese con dissidi interni e impegnati in processi di riorganizzazione, hanno proseguito nell’opera di accreditamento e inserimento nel tessuto sociale, con iniziative propagandistiche e mobilitative, soprattutto nelle periferie, con il crescente coinvolgimento delle fasce popolari più svantaggiate e di quelle giovanili. Hanno sfruttato e cavalcato le crescenti tensioni sociali ed economiche legate all’emergenza abitativa, occupazionale e anche quelle inerenti alle questioni migratorie e alla sicurezza. La minaccia potrebbe sfruttare anche la contingente situazione di emergenza sanitaria per cavalcare ed esasperare la già critica situazione sociale, provocando vere e proprie situazioni di caos. È un atteggiamento non nuovo quello di insinuarsi in situazioni di disagio polarizzandole, con la produzione di gravi effetti per l’ordine pubblico come già avvenuto a Roma per le contestazioni sfociate in scontri di piazza in seguito all’assegnazione di alloggi popolari a rom e contro i centri di accoglienza.

    Maurizio Petrocchi

    Photo by Broadmark is licensed under CC BY-NC-SA

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    Maurizio Petrocchi

    Sono nato in un piccolo comune delle Marche, che ho sempre nel cuore, laureato all’Università di Macerata in Giurisprudenza prima e Scienze Politiche poi, dove sono Cultore della Materia in Storia Contemporanea, ho un Master in Intelligence and Security e dottorando in Storia contemporanea sempre all’Università di Macerata dove mi occupo di violenza politica, conflitti e terrorismo. Ultimamente sono stato visiting student researcher alla Queen’s University of Belfast. Sono membro del Security Institute di Londra e mi occupo di geopolitica, terrorismo ed intelligence, le mie grandi passioni sono i viaggi, i libri, l’arte la corsa il tè e il caffè.

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