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    American shutdown: la parziale chiusura dello Stato federale

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    Nessuna intesa tra democratici e repubblicani per l’approvazione del bilancio provvisorio: negli Stati Uniti scatta lo shutdown, ossia la chiusura parziale delle attività federali, dagli uffici, fino ai parchi, con il blocco degli stipendi per 800mila dipendenti pubblici. I repubblicani chiedevano in cambio il rinvio di un anno della riforma sanitaria (che entra in vigore oggi), ma Obama e i democratici hanno respinto la proposta.

     

    1. SHUTDOWN! – Nonostante una lunga e aspra trattativa, il Congresso di Washington non ha trovato l’accordo sul bilancio provvisorio, necessario per finanziare il sistema dello Stato federale, cosicché si è avviato a mezzanotte il cosiddetto “shutdown”, ossia la chiusura di una serie di importanti attività (sedi distaccate dei ministeri, musei, agenzie, parchi…) e il blocco dello stipendio per 800mila lavoratori del settore pubblico. Obama ha affermato che la vicenda avrà un «impatto immediatamente su tutta l’economia, il peggiore dalla Seconda Guerra Mondiale». Le tensioni all’origine della mancata intesa sul bilancio sono da ricercarsi nello scontro tra Casa Bianca, democratici e repubblicani riguardo alla riforma sanitaria fortemente voluta dal Presidente. Il Partito repubblicano, infatti, contando sulla propria maggioranza al Congresso, aveva proposto di acconsentire al finanziamento del sistema federale in cambio del rinvio di un anno della “Obamacare”, in vigore da oggi. La Camera bassa statunitense ha approvato il compromesso, mentre il Senato, guidato dai democratici, lo ha respinto, ritenendo la riforma sanitaria (che riguarderà 35 milioni di cittadini) fuori da ogni negoziato.

     

    2. LE PAROLE DI OBAMA – La reazione di Obama è arrivata tramite un video destinato alle Forze Armate statunitensi, durante il quale il Presidente ha garantito che le missioni all’estero, in particolare in Afghanistan, resteranno attive, con il pagamento degli stipendi già definito. Al contrario, potrebbe esserci una diminuzione consistente del personale civile, sia sul campo, sia dipendente direttamente dal ministero della Difesa. Rivolgendosi ai militari, Obama ha tentato di attaccare i repubblicani in un loro bacino storico di propaganda e di voti, considerato che il Grand Old Party ha intrapreso questa controversa battaglia contro l’entrata in vigore della riforma sanitaria (pur contestata da molti statunitensi) proprio mentre il gradimento dell’opinione pubblica per l’operato del Congresso si aggira attorno al 20% (sondaggio CNN).

     

    3. POSSIBILI EFFETTI – L’ultimo shutdown fu nel 1996, all’epoca della presidenza Clinton. Secondo “The Washington Post”, la spesa per l’interruzione parziale delle attività federali costerà circa 200 milioni di dollari alla sola area di Washington D.C., nella quale si ha un’elevata presenza di uffici e dipendenti pubblici federali. Non bisogna dimenticare, poi, che tra gli 800mila lavoratori a rischio ci sono anche quelli di musei, parchi e luoghi di cultura o intrattenimento, cosicché potrebbe esserci un notevole impatto anche nella riduzione delle entrate turistiche. Gli effetti dello shutdown, comunque, non incideranno eccessivamente sull’economia nazionale (fatta salva quella di Washington D.C.), a meno che non si superi la durata di un mese: in quel caso, le perdite si assommerebbero ai danni già causati dai tagli alla spesa pubblica di inizio anno.

     

    Beniamino Franceschini

    Beniamino Franceschini
    Beniamino Franceschini

    Classe 1986, vivo sulla Costa degli Etruschi, in Toscana. Laureato in Studi Internazionali e dottorando di ricerca in Scienze Politiche all’Università di Pisa, sono specializzato in geopolitica e marketing elettorale. Mi occupo come libero professionista di analisi politica (con focus sull’Africa subsahariana), formazione e consulenza aziendale. Sono vicepresidente del Caffè Geopolitico e collaboro al coordinamento del desk Africa. Ho un gatto bianco e rosso chiamato Garibaldi.

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