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lunedì 3 Agosto 2020
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    Speciale COVID-19

    Se lo sviluppo è ostacolato

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    Molte nazioni in via di sviluppo stanno affrontando oggi difficoltà impreviste nella loro crescita. Se in America Latina il problema riguarda una crescita troppo veloce non supportata da sufficienti riforme – e dall’opposizione alle stesse – in Africa spesso sono la mancanza di sicurezza o l’ingerenza commerciale esterna a creare ostacoli. Vediamo qualche esempio in Paesi spesso poco sotto i riflettori sorseggiando questo “espresso esotico”.

     

    PERÙ – L’economia peruviana è proiettata verso una buona crescita, con una media di +4-5% all’anno nei prossimi 5 anni secondo il Fondo Monetario Internazionale. Il presidente Ollanta Humala ha portato avanti politiche economiche liberiste che hanno permesso al Paese di crescere, sebbene su basi fragili: il Parlamento è diviso tra fazioni che dialogano poco e lo stesso Presidente non ha un partito alle sue spalle ad appoggiarlo. Il Perù è ancora indietro nell’educazione, cosa che ne potrebbe bloccare lo sviluppo, mentre la moneta locale, il nuovo sol, sta diventando oltremodo forte. Il risultato è una crescente difficoltà a esportare, il che riduce i guadagni delle tante fattorie e imprese manifatturiere del Paese.

     

    MESSICO – Il presidente Enrique Pena Nieto continua con il suo programma di riforme, finora appoggiato da gran parte del Parlamento. La cordialità, però, sembra una cosa del passato ora che si va a toccare l’educazione: sotto tiro sono gli insegnanti, che secondo l’ultima riforma verrebbero sottoposti alla riapprovazione del loro incarico ogni anno. Questo ha scatenato forti proteste e spezzato l’unità istituzionale, nonostante il Presidente intenda andare dritto per la sua strada. A giocare contro anche la crescita del Paese, che si attende più bassa degli anni passati.

     

    Il Golfo di Guinea
    Il Golfo di Guinea

    BENIN – Avevamo già parlato dei possibili problemi alla crescita del Paese dati dai fattori d’instabilità nella regione, in particolare la pirateria nel Golfo di Guinea. Il Benin ha deciso di affrontare il problema a modo suo, essendo tra i primi Stati africani ad accettare che navi straniere con guardie armate attraversino le proprie acque territoriali. In un meeting tra i rappresentanti di 25 Paesi africani sulla pirateria, tenutosi proprio in Benin a marzo di quest’anno, il porto di Cotonou è stato considerato sicuro, ma il grande numero di attacchi ai vascelli al largo ha portato alla raccomandazione alle navi petroliere e mercantili di non rimanere per lungo tempo stazionati davanti al porto stesso.

     

    REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO – Nel suo recente numero per il 125° anniversario, il National Geographic ha pubblicato sull’edizione italiana un resoconto delle difficili condizioni dei lavoratori congolesi dell’industria estrattiva. Per il Paese la grande ricchezza del sottosuolo è sempre stata anche la grande condanna, confermando un trend geopolitico che vede la Cina al centro del commercio di tali minerali: teoricamente è illegale acquistare minerali congolesi, ma essi vengono comunque contrabbandati in Estremo Oriente, da dove, lavorati, vengono poi venduti alle industrie hi-tech di tutto il mondo. Questo, combinato all’alto livello di corruzione nel Paese centroafricano, riduce l’efficacia delle sanzioni internazionali al riguardo. Per Pechino il controllo dei flussi di tali minerali (la Cina stessa è uno dei pochi grandi produttori al mondo) permette di esercitare un’influenza sui prezzi e dunque sulla tecnologia a essi legata.

     

    ETIOPIA – L’Etiopia costituisce invece una piccola eccezione nel panorama dei Paesi attorno ad aree di crisi. Pur essendo confinante con la Somalia e pur avendo contribuito come il Kenya con forze armate alla lotta contro i terroristi di al-Shabaab, per ora non ha subito attacchi come quello recentemente avvenuto a Nairobi, nonostante i problemi interni. Il Paese viene probabilmente considerato più stabile politicamente rispetto ai vicini (anche a causa del regime meno liberale) e dunque più difficile da influenzare tramite attacchi terroristici.

     

    La Redazione

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    Il Caffè Geopolitico è una Associazione di Promozione Sociale. Dal 2009 parliamo di politica internazionale, per diffondere una conoscenza accessibile e aggiornata delle dinamiche geopolitiche che segnano il mondo che ci circonda.

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