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    Il petrolio USA alla corte di Lukashenko

    In breve

    • La Bielorussia è da sempre cruciale per il transito delle risorse energetiche russe verso l’Europa.
    • Attriti economici e problemi tecnici stanno aumentando le tensioni tra Minsk e Mosca.
    • Questo sviluppo rappresenta una potenziale opportunità per gli USA, che sono riusciti a rilanciare i propri rapporti con la Bielorussia e a venderle alcune forniture petrolifere. Ma un reale distacco di Lukashenko dalla Russia appare difficile.

    Dove si trova

    Puoi leggerlo in 3 min.

    In 3 sorsiWashington inizia la sua lenta penetrazione commerciale in Bielorussia, partendo dal settore energetico. Sembra così cadere la fedelissima roccaforte filorussa, ma le crescenti distanze tra Minsk e Mosca non sono una novità dell’ultim’ora, così come gli ostacoli all’apertura americana.

    1. MINSK-MOSCA, TRA ENERGIA, UNIONE E DISTANZE

    La Bielorussia è sempre stata strategica per il transito delle risorse energetiche russe verso l’Europa. Attraversata dall’oleodotto Družba e dal gasdotto Jamal-Europa, che qui si diramano verso la Germania e verso l’Europa centrale, Minsk vede il suo destino intrinsecamente legato ai flussi di risorse provenienti da Mosca. Il crocevia energetico ne ha plasmato la struttura economico-industriale, rendendo il Paese un hub fondamentale anche per la raffinazione della materia prima. Le raffinerie di Novopolock e Mozyr’ trattano oltre 40 milioni di tonnellate di greggio all’anno, i cui prodotti derivati rappresentano il 34% dell’export bielorusso. Molti interessi geopolitici gravano, inoltre, su una situazione di complessiva dipendenza da Mosca. Stretta tra UE, Russia e Unione Eurasiatica (di cui la Bielorussia è Paese membro), l’altalena dei rapporti tra Minsk e il Cremlino si misura anche sull’annoso Trattato dell’Unione, progetto politico-istituzionale di lungo corso arenatosi nell’ultimo decennio. Barcamenandosi tra ritrovato patriottismo, amicizie storiche e nuove cooperazioni, le volontà di integrazione del Presidente Aleksandr Lukashenko sembrano sempre più incerte.

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    Fig.1 – Il complesso di raffinazione petrolifera di Mozyr’, Bielorussia

    2. L’ANNUS HORRIBILIS DEL TRANSITO PETROLIFERO RUSSO

    Rilevanti sono stati i reclami e le proteste formali che hanno caratterizzato l’ultimo anno del transito energetico bielorusso. Già nell’aprile 2019 Andrej Rybakov, portavoce del consorzio statale Belneftekhim, annunciò l’avvio di meccanismi di compensazione e recupero nei confronti dell’azienda russa Transneft. La scarsa qualità del petrolio russo, dovuta all’alta presenza di cloruri organici, avrebbe anche danneggiato alcuni sistemi catalizzatori e impianti di raffinazione in Bielorussia e in Germania, tanto che l’impresa bielorussa Gomeltransneft Družba smise completamente di accettare la materia prima. Transneft riconobbe l’avaria, imputandola a una contaminazione intenzionale o a un sabotaggio. In agosto la compagnia bielorussa addetta al controllo della sezione nazionale dell’oleodotto Družba cominciò i test sul petrolio proveniente dalla Russia, mentre Belneftekhim iniziò a contrattare con la Polonia l’installazione di nuovi misuratori per monitorare la materia prima diretta verso l’Europa. Mosca è corsa ai ripari concordando con Minsk un aumento delle tariffe di transito (+3,7%) per compensare le perdite subite con la riduzione del flusso verso l’Europa, che ha colpito anche le entrate derivanti per la Bielorussia.

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    Fig. 2 – Il Presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko insieme al Segretario di Stato USA Mike Pompeo a Minsk, 1° febbraio 2020

    3. USA, TRA I DUE LITIGANTI…

    Lukashenko continua a muoversi tra la Russia e l’Occidente. Proprio nell’agosto 2019, l’allora Consigliere per la sicurezza USA John Bolton visitò Minsk, tappa del tour diplomatico in Europa orientale. Una visita poco gradita da Mosca, così come quella del 1° febbraio 2020, quando il Segretario di Stato Mike Pompeo è giunto in Bielorussia, offrendo aiuti e partnership per sopperire ai tagli energetici previsti dal Cremlino. Ed è proprio in questo settore che Washington ha siglato i primi accordi. Il 15 maggio 2020 il Ministro degli Esteri bielorusso Vladimir Makej ha definito la cooperazione con gli USA nel settore petrolifero come “un elemento essenziale per la sicurezza energetica del Paese”, nonché per la diversificazione della fornitura e per il funzionamento stabile del complesso di raffinazione nazionale. Il portavoce di Belneftekhim, Alexander Tishchenko, ha annunciato l’arrivo della prima petroliera con 80mila tonnellate di greggio americano previsto per i primi di giugno. La graduale apertura di Minsk dovrà tener conto di molti fattori, regionali (la Russia non cederà ulteriore terreno nella sua “sfera d’interesse privilegiata) e internazionali (restano le sanzioni USA contro Lukashenko e le aziende statali bielorusse).

    Mattia Baldoni

    Photo by Robzor is licensed under CC BY-NC-SA

    Mattia Baldoni
    Mattia Baldoni

    Laureato in Sviluppo locale e globale presso l’Università di Bologna. Ha partecipato a progetti europei di cooperazione internazionale in Georgia (identità europea, processo di integrazione e questioni relative alle frontiere), Grecia e Bulgaria, e a una Summer School sul Partenariato orientale dell’UE a Baku (Azerbaijan). Attualmente è redattore capo per Osservatorio Russia e collaboratore di Il Caffè Geopolitico. I suoi interessi principali riguardano la politica russa e le relazioni internazionali in MENA, Caucaso e Asia centrale.

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