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    Giace inquieta la testa di Assad

    In breve

    • Nuove proteste sono esplose in Siria, contestando il peggioramento delle condizioni di vita e chiedendo la deposizione del Presidente Bashar al-Assad
    • Deraa e Suwayda, pur partendo da condizioni iniziali opposte, si profilano come epicentri della nuova insorgenza.
    • La base di supporto internazionale di Assad vacilla a fronte dell’assenza di transizione politica e dell’instabilità interna alla Siria, che sottolineano l’illegittimità del potere del raìs.

    Dove si trova

    Puoi leggerlo in 3 min.

    In 3 sorsi – Nuove proteste sono esplose in Siria, mettendo in luce la fragilità del regime di Damasco e seminando dubbi, anche tra i suoi sponsor esterni, sulla sua capacità di condurre il Paese.

    1. NUOVE PROTESTE, VECCHIE RESISTENZE

    Nel giugno 2020 nuove proteste sono esplose in Siria, inizialmente a Deraa, epicentro delle prime manifestazioni del 2011, e Suwayda, provincia a maggioranza drusa finora formalmente fedele al Presidente Bashar al-Assad, ma anche a Idlib, Aleppo e Damasco. Riproponendo gli slogan antigovernativi di dieci anni prima, i protestanti hanno contestato l’enorme peggioramento delle condizioni di vita e la montante povertà, causate dalla svalutazione della lira siriana, dal mancato approvvigionamento alimentare e medico e dalla ricostruzione non ancora pianificata, accusando direttamente l’inefficienza e la corruzione di Assad e chiedendone la caduta. Se negli ultimi anni i tentativi di protesta sul territorio siriano sono risultati deboli a causa delle forti repressioni messe in atto dal regime, gli ultimi giorni hanno evidenziato una nuova insorgenza, più legata a bisogni di prima necessità, ma sempre impostate sulla falsa riga della resistenza antigovernativa.

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    Fig.1- Un’immagine della città di Aleppo durante l’Eid al-Fitr per la chiusura del mese di Ramadan, 26 maggio 2020

    2. SUWAYDA E DERAA: RISULTATI SIMILI DA PRESUPPOSTI DIVERSI

    Suwayda e Deraa erano già emerse, negli ultimi mesi, come epicentri di opposizione al regime. Suwayda, finora fedele a Damasco, era stata teatro di manifestazioni contro il peggioramento delle condizioni di vita nel mese di gennaio, ed è ora in prima linea: dall’8 all’11 giugno le manifestazioni sono continuate incessantemente, reclamando anche il ritiro delle Guardie della Rivoluzione Islamica iraniane dalla città.
    Deraa, invece, era oggetto dell’accordo mediato dalla Russia nel luglio 2018, che prevedeva che la città rimanesse formalmente sotto Damasco, ma che potesse amministrare la propria sicurezza in modo autonomo. Tuttavia, all’inizio del maggio 2020, dopo aver annunciato la scadenza dell’accordo del 2018 e l’intenzione di riportare Deraa sotto il suo controllo, Damasco ha inviato rinforzi militari nella città, dove questi hanno agito conducendo omicidi e rapimenti. Questo atteggiamento è sicuramente da considerarsi come una mossa volta a soffocare sul nascere un nuovo tentativo rivoluzionario della città, temuta dal Governo proprio per il suo ruolo come iniziatrice delle manifestazioni che hanno portato alla guerra civile nel 2011, a maggior ragione poiché la popolazione di Deraa, a differenza di quella di altre zone, visto l’accordo, non è mai stata evacuata, permettendo a ribelli e oppositori del regime di consolidarvi la propria base.

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    Fig.2- Manifestanti siriani nella città di Idlib, duramente colpita dagli attacchi del regime, 25 maggio 2020

    3. ASSAD SENZA I SIRIANI

    Le proteste degli ultimi giorni evidenziano come il Governo di Damasco, nonostante la riconquista militare di buona parte del territorio siriano, abbia in realtà grandi difficoltà a stabilire il proprio controllo su varie zone. Persino aree generalmente leali al raìs, come Suwayda, hanno manifestato la propria insofferenza nei confronti di un Governo fortemente impopolare e inefficiente, reclamandone la caduta. La prima risposta del regime è stata quella di sostituire il Primo Ministro Muhammad Dib Khamis con il Ministro delle Risorse idriche Hussein Arnous.
    Dunque, anche se Assad dovesse riuscire a riconquistare l’intero territorio siriano, il contesto interno gli renderebbe arduo stabilire il proprio governo in modo legittimo, soprattutto viste la crescente povertà, la crisi economica e la mancata ricostruzione, alla quale l’Unione Europea, gli Stati Uniti e i Paesi arabi del Golfo non contribuiranno in assenza di un’adeguata transizione politica, finora esclusa da Assad. Questo creerà probabilmente i presupposti per una nuova insorgenza antigovernativa, mettendo ulteriormente in luce l’illegittimità di Assad agli occhi tanto dei siriani, quanto degli attori internazionali, inclusi gli sponsor esterni del raìs, che potrebbero trovare difficoltà nel continuare a supportarlo in assenza di una stabilizzazione politica, come visibile nelle tensioni con Mosca.

    Denise Morenghi

    Immagine di copertina: “Citadelle d’Alep en 1993 / Old city of Aleppo in 1993 (destroyed…)” by Bruno Malfondet is licensed under CC BY-ND

    Denise Morenghi
    Denise Morenghi

    Bergamasca di origine, dopo un primo approccio liceale alla lingua araba, ho studiato lingue, culture e società del Medio Oriente a Venezia. Ho vissuto ad Amman e Beirut e ora sono di base a Parigi per studiare sicurezza internazionale a Sciences Po.

    Amo i viaggi, i man’oushe libanesi, i casoncelli bergamaschi, le lingue straniere e la musica di Fairouz.

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