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    Un colpo al cuore dell’Europa

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    La crisi politico-istituzionale che ha investito il Belgio da alcuni anni a questa parte sembra ancora lontana dal trovare una soluzione. Le fratture linguistiche (fiamminghi contro valloni, con in più la minoranza germanofona) si innestano anche su quelle economiche: il Nord più ricco si contrappone al Sud meno sviluppato. Il rischio di una disgregazione investe anche l'Unione Europea: cosa accadrebbe se l'UE perdesse la sua capitale, Bruxelles?

    "L´UNIONE FA LA FORZA" – Forse quando al termine della Guerra degli Ottant’anni fu apposto sullo stemma del futuro Stato Belga il motto L’Union fait la Force, la visione in prospettiva di uno Stato era alquanto migliore di quanto non sia quella degli attuali amministratori politici belgi. Nell´ultimo periodo si é assistito in Belgio ad un notevole inasprimento dei rapporti interni, tensioni che per molti versi fanno presagire una concreta ipotesi di rottura tra le aree politiche di rappresentanza (e dunque tra le comunità che esse rappresentano) con notevoli ripercussioni sulle politiche europee, sia per quanto riguarda le dinamiche relazionali tra stati membri, sia per un possibile proseguo di tale tendenza anche all´interno di altri paesi -in Catalogna, Scozia e anche in Italia-. La situazione attuale in Belgio tuttavia non è né nuova, né in qualche modo inaspettata, infatti alla base della creazione del Belgio risulta esserci una forte scomposizione interna, un´articolata frammentazione che nel tempo non è stata limata (o per meglio dire tutelata nel rispetto delle differenze, e insieme alla ricerca di un equilibrato processo di armonizzazione ed integrazione) ma al contrario alimentata dalle diverse parti politiche, con risultati negativi per l´intero paese, soprattutto in termini di gestibilità degli affari pubblici.

    IL PUZZLE BELGA – Al momento di separazione dai Paesi Bassi (1830), la monarchia costituzionale ereditaria a carattere parlamentare si presentava con un unico parlamento ed un unico governo, ma le spinte autonomiste nei confronti dei Paesi Bassi furono ben presto sostituite alla fine del XIX secolo da un progressivo allontanamento delle due anime interne del Belgio, divario che è aumentato fino a divenire negli ultimi anni un aperto scontro tra queste due metà di un Paese che ora sembra davvero sull´orlo del baratro politico. Il Federalismo su cui il paese si fonda è sostanzialmente di tipo regionale e linguistico, e questa netta divisione si ripercuote non solo sull´apparato amministrativo, ma è alla base, e insieme conseguenza, di più profonde tensioni, poiché a questi elementi più prettamente culturali si accompagna anche una mancanza di gerarchia legislativa tale da poter conferire un maggior ordine all´evoluzione del paese. "An artificial kingdom moves closer to its end" ("Un Regno artificiale si avvicina alla sua fine"), così intitolava l´”Economist” il 14 giugno 2010, ed in effetti per quanto alcuni possano vedere nell´artificiosità dei rapporti strutturali del paese la causa di questa spaccatura, è impensabile non riflettere sulle pesanti responsabilità della classe politica che continua a far leva su queste differenze per accaparrarsi un bacino elettorale fedele ai suoi interessi (siano essi economici o culturali).

    In questo senso si possono leggere i provvedimenti volti a vietare l´uso della lingua non ufficiale nelle due regioni, o la serie di revisioni costituzionali atte a conferire un assetto più decentrato al paese, in un´ottica di riconoscimento dell´autonomia regionale (culminato nel 1993), per finire in questa tornata elettorale dove i Separatisti Fiamminghi Democristiani del N-VA hanno raggiunto il numero maggiore di seggi, 27, con un incremento di ben 18 seggi rispetto al 2007, e separati da una sola unità rispetto al PS (Partito Socialista Francofono e Germanofono) che si afferma con 26 seggi e 6 seggi in più rispetto al 2007.

    Ma per comprendere l´enorme difficoltà di gestione e la frammentarietà della situazione, basti pensare a quanto è ristretta la soglia tra il primo partito, l´N-VA (con 17.3%) e il settimo partito VB (Separatisti Fiamminghi di estrema destra), con il 7.8%, e alla complicatissima ipotesi di alleanza tra due partiti come l´N-VA e il Partito Socialista, alleati in una coalizione di governo fragilissima poiché rappresentanti di interessi opposti, e con alle spalle elettori di due differenti comunità. I toni sempre più accesi nell´arena politica trovano fertile terreno di scontro nella difesa delle differenze linguistiche, essendo lingua ufficiale delle Fiandre l´Olandese e della Vallonia il Francese, mentre nella più piccola e neutrale regione di Bruxelles vige un bilinguismo sotto cui si nasconde la necessità di tutelarla in quanto porto franco delle Istituzioni Europee. Tuttavia alla base delle volontà di separarsi ci sono anche forti discrepanze economiche, essendo la Regione del Nord molto più sviluppata economicamente e presentandosi come regione trainante dell´Economia del paese, e anche come principale finanziatrice della regione della Vallonia negli ultimi 35 anni.

    Naturalmente lo status quo della situazione belga provoca ripercussioni all´interno dell´Unione Europea su più fronti, essendo, come se non bastasse, il turno della Presidenza Belga al Consiglio dell´Unione Europea. Innanzitutto si presentano effettivi scenari di scissione del paese, dopo le dimissioni del Primo Ministro Yves Laterme, che incaricato da Re Alberto II di creare un Governo, ha abbandonato l´incarico dichiarando i limiti di tale modello federale.

    Inoltre le pretese autonomiste (o secessioniste) del partito democristiano fiammingo sembrano essere sempre più forti, elemento riscontrabile anche nella molto tesa campagna elettorale, e in quest´ottica Bruxelles rischia di divenire il centro per un´eventuale contesa tra la regione delle Fiandre e la Vallonia, dove ovviamente ci sono in gioco interessi economici e politici molto importanti.

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    IL RUOLO DI BRUXELLES – In uno scenario di reale separazione le eventuali conseguenze, come la probabile entrata della Vallonia nel territorio Francese e la possibile adesione delle Fiandre nel territorio dei Paesi Bassi, sono ancora tutte da definire. Più in generale, questa tensione (ormai non più latente) insinuata proprio al centro dell´Europa, crea un´atmosfera di logorante fervore.

    Resta da capire se questa tendenza generalizzata al regionalismo, che in alcuni tratti sembra palesare la fine degli stati nazionali (perlomeno così come noi li conosciamo) sia una conseguenza diretta del processo di integrazione europea, e dunque sia inscrivibile in quegli effetti collaterali -positivi- o comunque gestibili, o se invece sia l´avviso di un´imminente rottura degli equilibri europei fino a qui raggiunti.

    Sarebbe necessaria una forte presa di posizione da parte dell´Unione Europea, perché si faccia carico di questo sentimento di smarrimento e riporti nella "giusta rotta" le politiche interne degli stati membri.

    Samuele Poletto

    redazione@ilcaffegeopolitico.net 

    Redazione
    Redazionehttps://ilcaffegeopolitico.net

    Il Caffè Geopolitico è una Associazione di Promozione Sociale. Dal 2009 parliamo di politica internazionale, per diffondere una conoscenza accessibile e aggiornata delle dinamiche geopolitiche che segnano il mondo che ci circonda.

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