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    L’opposizione siriana si frammenta a vantaggio dei jihadisti

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    La conferenza di pace volta a trovare una soluzione politica al conflitto siriano nasce su basi molto instabili e deve fare i conti con un’opposizione al regime che è mutata dal 2011. La Coalizione Nazionale Siriana perde influenza politica e militare a vantaggio delle formazioni jihadiste.

     

    LA CONFERENZA DI PACE GINEVRA 2 – Grazie al piano di distruzione delle armi chimiche offerto dalla Siria agli Stati Uniti tramite la Russia di Putin, Obama ha potuto rinunciare al progetto di intervento militare (seppur limitato) contro al-Asad. L’Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche (OPAC), i cui lavori proseguono con la collaborazione del regime di Damasco, si è anche vista recentemente attribuire il premio Nobel per la pace. Questi sviluppi hanno distolto l’attenzione dei media internazionali, dimenticando un dettaglio che, in realtà, proprio dettaglio non è: la guerra in Siria prosegue. Si continua a combattere e morire con armi convenzionali. Ancora una volta si è riaccesa la speranza di trovare una soluzione politica al conflitto ed è stata infatti annunciata per il 23 novembre la conferenza di Ginevra 2. Tuttavia, il campo dell’opposizione siriana è estremamente mobile e in evoluzione, tanto da non rendere pienamente chiaro quale o quali siano gli attori legittimati a rappresentare la controparte al regime. L’istituzione principale è rappresentata dalla Coalizione Nazionale Siriana (CNS), nata a Doha nel novembre del 2012, nel tentativo di ampliare e strutturare l’opposizione siriana che fino ad allora ruotava intorno al Consiglio Nazionale Siriano. La CNS, pur mantenendo la sede che fu del Consiglio a Istanbul, nasce non a caso a Doha: il Qatar è stato il principale fornitore di armi dell’opposizione siriana ed è estremamente attivo in Medio Oriente, dall’Egitto alla Siria.

    Combattente dell’Esercito Libero Siriano

    Tale attivismo ha irritato notevolmente la casa Saud che, oltre a muoversi “sul campo” siriano fornendo anch’essa sostegno all’opposizione salafita (naturalmente quella più affine all’ortodossia di Riyad), è riuscita a eleggere quale presidente della CNS un uomo a essa vicino: Ahmad Jarba. Le parole di Jarba in occasione della Conferenza degli Amici della Siria del 22 ottobre 2013 a Londra rivelano una scarsa volontà di facilitare le trattative, vincolando la partecipazione della CNS alla conferenza con il regime solo se al-Asad rinuncerà alla Presidenza. In realtà, le pretese di Jarba non stupiscono, anzi rivelano l’irritazione dell’Arabia Saudita per l’apertura diplomatica degli Stati Uniti all’Iran di Rohani e per la rinuncia all’intervento militare di Washington nonostante l’attacco chimico del 21 agosto a Damasco. Non a caso, l’Arabia Saudita ha anche rinunciato (o almeno, ne ha intenzione) al seggio non permanente del Consiglio di Sicurezza presso le Nazioni Unite. E il recente annuncio da parte di al-Asad di ricandidarsi nel 2014 non fa che aumentare l’irritazione dell’opposizione.

     

    L’OPPOSIZIONE SIRIANA SI FRAMMENTA – Se in seno alle istituzioni politiche dell’opposizione siriana si scontrano visioni e poteri discordanti, lo stesso avviene in modo più evidente sul terreno. Mentre l’anno scorso l’Esercito Siriano Libero (ESL) rappresentava il principale ramo militare della CNS, negli ultimi mesi si è assistito a una crescente frammentazione dell’ESL stesso, oltre che alla proliferazione della galassia jihadista, che attira combattenti da tutta la regione. A queste due entità militari (la cui natura mobile fa sì che fazioni dell’una confluiscano nell’altra e viceversa) va inoltre aggiunta la presenza delle componenti armate turche, particolarmente attive lungo il confine con la Turchia e l’Iraq.

    L’influenza crescente dei movimenti jihadisti, in primis le formazioni legate ad al-Qaida, come Jabhat al-Nusra li-Ahli al-Sham, il “Fronte della vittoria del popolo di Siria” e Dawlat al-Islamiyya fi al-Iraq wa-l-Sham, lo “Stato Islamico dell’Iraq e della Siria” (ISIS) ha, di fatto, aperto un terzo fronte fra le tradizionali forze dell’opposizione siriana e quelle del regime di Damasco, lasciando inoltre supporre che stiano diventando l’elemento maggioritario all’interno dell’opposizione. Le principali zone di tensione sono rappresentate dai territori di confine con la Turchia e l’Iraq, dal momento che essi sono le uniche vie di rifornimento di armi e mujahidin. Significativa, in tal senso, è stata la presa di Azaz, una cittadina lungo la frontiera turco-siriana nella parte nord-occidentale del Paese, da parte dell’ISIS a scapito della Brigata della Tempesta del Nord, affiliata all’ESL. Nonostante il successivo cessate il fuoco raggiunto fra le due formazioni, tale episodio evidenzia la crescente tensione presente fra le diverse fazioni dell’opposizione.

     

    Membri dell'Esercito Libero Siriano durante l'assedio della "Base 46" a Urum al-Sughra (fine 2012)
    Membri dell’Esercito Libero Siriano durante l’assedio della “Base 46” a Urum al-Sughra (fine 2012)

    UNA NUOVA COALIZIONE ISLAMICA – Molto più significativo in tal senso è stato il comunicato del 24 settembre che ha annunciato la nascita di una nuova coalizione islamica. L’annuncio è avvenuto tramite il leader della Brigata Liwa al-Tawhid e conta, in totale, 11 gruppi, di cui tre facenti parte dell’ESL. Due sono i punti fondamentali del documento: in primo luogo, viene ribadita la natura islamista delle forze e delle fazioni unitesi nella coalizione, il cui obiettivo è la creazione di un contesto nel quale la sharia venga rispettata e sia l’unica fonte legislativa. In secondo luogo, viene rifiutata la legittimità di quelle forze che si sono costituite all’estero (la CNS) e che non hanno fatto ritorno in Siria. In particolare, non viene riconosciuto l’esecutivo che amministra le regioni siriane controllate dai ribelli, alla cui guida è stato eletto da parte della CNS Ahmed Tomeh. Tale coalizione rappresenta una novità che mescola elementi islamisti a elementi nazionalistici ed è difficile prevedere se porterà a una strutturazione politico-militare più organica. Certamente, va a scalfire l’autorità della Coalizione Nazionale Siriana e ne evidenzia la progressiva perdita di influenza. È interessante registrare la presenza di Jabhat al-Nusra fra i firmatari e l’assenza fra questi di ISIS. Mentre, da un lato, fino a ora, Jabhat al-Nusra aveva rinunciato a qualunque collaborazione politica con altre fazioni di ribelli che non andasse oltre a operazioni militari congiunte, questo passo suggerisce un progressivo allontanamento dei due gruppi affiliati ad al-Qaida, con un Jabhat al-Nusra più legato alla realtà locale siriana sia in termini di organico (la maggior parte dei combattenti sono siriani, mentre quelli non siriani tendono a unirsi all’ISIS) che in termini di agenda politica, fornendo aiuti e servizi di base alla popolazione locale (si veda “Siria anno zero”, Limes 9/2013).

    Date queste premesse e per la natura fluida di una realtà tanto complessa che racchiudiamo sotto la dicitura di “opposizione siriana al regime”, è difficile prevedere la buona riuscita della conferenza di pace, così come è inevitabile sottolineare la crescente debolezza delle forze laiche e moderate che sono scese in piazza nei primi mesi del 2011.

     

    Matteo Garnero

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    Matteo Garnero
    Matteo Garnero

    Classe 1991, laureato in Studi Internazionali all’Università Alma Mater Studiorum di Bologna con una tesi sulla politica estera turca durante gli esecutivi dell’AKP di Erdoğan.

    Appassionato  e studioso di Medio Oriente e Nord Africa. Straniero dappertutto, non si sente particolarmente isolato in nessun luogo.

    Vive fra Torino, Bologna e Roma.

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