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    L’Australia alle prese con la seconda ondata di Covid-19

    In breve

    • Melbourne si trova nuovamente in lockdown a causa di una seconda ondata di casi di Covid-19.
    • L’economia australiana rischia quindi una recessione più pesante di quanto inizialmente preventivato.
    • Intanto le tensioni diplomatiche con la Cina continuano a crescere e potrebbero avere conseguenze importanti per gli equilibri della regione asiatica.

    Dove si trova

    Puoi leggerlo in 6 min.

    AnalisiInizia “Un Caffè agli antipodi”, aggiornamento mensile sull’economia e sulla situazione geopolitica dell’Australia. In questo primo articolo: Melbourne nuovamente in lockdown; rallentano le prospettive di ripresa del Paese; prosegue l’escalation di tensioni diplomatiche con la Cina.  

    NUOVO LOCKDOWN A MELBOURNE

    Dalla mezzanotte di mercoledì scorso, e per le prossime sei settimane, Melbourne e buona parte del Victoria saranno nuovamente in lockdown. La misura, che riguarda 6 milioni di australiani, è stata disposta dal premier del Victoria Daniel Andrews, dopo un primo tentativo – andato a vuoto – di limitare la libertà di movimento in solo 10 aree urbane. Il virus circolava già in tutta la città, come testimonia il picco di 270 nuovi contagi di ieri (12 Luglio), che porta i casi attivi a quasi 2mila. In totale, dall’inizio dell’epidemia, l’Australia ha registrato meno di 10mila casi, e poco più di 100 decessi.  Questo secondo lockdown, a fronte di numeri che altrove sono considerati “ordinari”,  è una scelta obbligata proprio in ragione del fatto che il Paese ha finora contenuto molto bene l’emergenza dal punto di vista sanitario: Governo e opinione pubblica sono concordi nel voler scongiurare la pressione sul sistema ospedaliero e la percentuale di decessi che si è registrata in quasi tutti gli altri Paesi del mondo.

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    Fig. 1 – Strade deserte a Melbourne dopo l’annuncio del nuovo lockdown, 13 luglio 2020

    IL QUADRO ECONOMICO

    Gli sviluppi dell’ultima settimana stroncano sul nascere il timido ottimismo che sembrava circolare in merito alle previsioni di ripresa economica. Si stima che, a causa di questa seconda emergenza,  verranno “bruciati” 6 miliardi di dollari australiani (AU$) – uno a settimana, – considerato che il Victoria da solo produce oltre il 25% del PIL australiano. Sarebbe riduttivo, tuttavia, pensare che il problema riguardi solo questo Stato. La chiusura – per la prima volta dalla fondazione dello Stato federale (1901) – del confine col New South Wales arreca danni evidenti all’intera economia, posto che i due Stati contribuiscono per oltre metà del volume di affari totale del Paese. Non è casuale che i due Governi locali si siano affrettati a trovare un accordo per garantire quantomeno la circolazione delle merci. Con ogni probabilità, la nuova emergenza costringerà l’esecutivo Morrison a rivedere il documento di programmazione economico-finanziaria previsto per il 23 luglio. Nel corso dell’intervento davanti al Parlamento il Tesoriere Josh Frydenberg spiegherà che l’economia australiana sta subendo la recessione più profonda dagli anni Trenta, e che il bilancio statale è destinato a toccare un picco di deficit mai registrato in precedenza. Annuncerà, inoltre, che è allo studio una seconda fase di misure di sostegno al reddito, dopo la scadenza del Job Keeper prevista per settembre. Il Governo del Victoria, dal canto suo, ha già messo sul tavolo AU$534 milioni di aiuti straordinari per sostenere le piccole e medie attività economiche, a rischio di chiusura a causa della seconda ondata di Covid-19. Molti negozi, bar e ristoranti, che nelle ultime quattro settimane stavano lentamente tornando alla normalità, sono infatti stati costretti a cessare nuovamente le attività, se non limitatamente a takeaway e vendite online.
    Deloitte Access stima che l’economia del Paese si contrarrà del 4% nell’anno finanziario in corso (ricordiamo che in Australia l’esercizio si chiude al 30 giugno), dopo aver registrato un calo dell’1% nel 2019-2020. Sarebbe la prima volta, dalla recessione degli anni Ottanta, che l’economia australiana subisce due anni di crescita negativa. A seguire, si prevede una nuova fase di crescita del 5,3 % nel 2021-22 e del 4% l’anno successivo, ma si tratta di previsioni basate su scenari favorevoli, di definitivo superamento della pandemia. Fino a quel momento la spesa pubblica è destinata a sostenere l’economia, con una crescita attesa del 6,5% per l’anno finanziario corrente, dopo aver fatto registrare un +6% nel 2019-2020. Il debito pubblico, che la scorsa settimana ha toccato il massimo storico di $691 miliardi, potrebbe raggiungere 1.000 miliardi di dollari australiani entro il 2024, ben oltre il 55% nel rapporto debito/PIL. I tassi di interesse dovrebbero rimanere invariati nel lungo periodo, col tasso ufficiale della Reserve Bank attualmente al minimo storico (0,25%), come confermato direttamente dal Governatore Philip Lowe. Sul fronte occupazionale la scorsa settimana il Ministro per i Servizi Governativi Stuart Roberts ha dichiarato di prevedere nei prossimi mesi un significativo aumento dell’indice di disoccupazione, che attualmente si attesta al 7,1%, il livello più alto dal 2001. Altre fonti ritengono che la situazione sia in realtà ben peggiore di quanto mostrino le cifre ufficiali, con un dato potenziale ben oltre il 10,5%, non appena si esauriranno gli effetti del pacchetto Job Keeper. I dati forniti dall’Australian Bureau of Statistics, infatti, non terrebbero in considerazione fattori come il tasso di sottoccupazione e quello di sottoutilizzazione.

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    Fig. 2 – Conferenza stampa del premier australiano Scott Morrison, 9 luglio 2020

    Un altro fattore che inciderà negativamente sulla ripresa economica è rappresentato dalla mancata crescita della popolazione. La migrazione netta dall’estero, a causa del blocco dei confini e alla sospensione di quasi tutti i visti non permanenti, crollerà fino all’85% nel 2020-21. Questo dato, sommato al numero di persone – soprattutto studenti internazionali – che hanno preferito lasciare l’Australia a causa della crisi Covid-19, si tradurrà in un saldo negativo di 250mila persone rispetto alle previsioni. L’Australia, storicamente, punta molto sui flussi migratori, con un tasso di incremento della popolazione stabilmente superiore all’1,5% a partire dagli anni Ottanta, il dato più elevato tra tutti i Paesi industrializzati. Il blocco dei nuovi arrivi danneggia nell’immediato il settore turistico e quello dell’istruzione, ma nel medio periodo inciderà su molti altri settori, dalla costruzione di alloggi ai servizi pubblici.

    LE RELAZIONI CON LA CINA

    Passando all’altro fronte “caldo”, quello internazionale, proseguono le schermaglie diplomatiche tra Canberra e Pechino. La scorsa settimana il Governo federale australiano ha emesso una nuova informativa relativa ai viaggi in Cina, avvertendo gli australiani del rischio di “detenzione arbitraria“. Il Dipartimento per gli Affari Esteri (DFAT) ha precisato che le Autorità cinesi hanno recentemente arrestato degli stranieri motivando le misure come “pericolo alla sicurezza nazionale”. Il DFAT, per inciso, aveva già proibito i viaggi verso qualsiasi altra destinazione all’estero, a causa della pandemia da coronavirus. La nuova mossa diplomatica si inserisce in un quadro di tensioni tra i due Paesi, a seguito della richiesta del Governo Morrison – lo scorso aprile – di un’inchiesta globale sulla gestione della pandemia da coronavirus da parte della Cina. La mossa diplomatica aveva scatenato l’immediata reazione di Pechino, con l’invito rivolto ai cittadini di non recarsi in Australia, a causa di presunti atteggiamenti razzisti e discriminatori. Il precipitoso crollo dei rapporti ha indotto Canberra a rilasciare la nota in oggetto, secondo cui il Governo cinese potrebbe intensificare la “diplomazia di ostaggi“,  arrestando deliberatamente cittadini australiani per disporre di nuovi elementi di pressione internazionale verso il Governo Morrison. Va ricordato che il cittadino australiano Karm Gillespie è stato recentemente condannato a morte da un tribunale cinese per traffico di droga e il professore universitario Yang Hengjun – cinese di origine, ma con passaporto australiano – è stato incriminato con l’accusa di spionaggio lo scorso marzo. L’ambasciata cinese a Canberra ha fortemente criticato l’avvertimento di viaggio emesso dal DFAT, definendolo “completamente ridicolo e fonte di disinformazione”.

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    Fig. 3 – Carne australiana in vendita in un supermercato di Pechino. Le tensioni diplomatiche tra Canberra e Pechino potrebbero avere anche serie conseguenze commerciali

    L’altro terreno di scontro riguarda Hong Kong. Il Primo Ministro Scott Morrison ha annunciato giovedì scorso che quasi 10mila cittadini di Hong Kong, attualmente in Australia con visti temporanei legati a studio o lavori qualificati, potranno rimanere nel Paese per un periodo aggiuntivo di 5 anni e usufruire quindi di un percorso che li conduca allo status di residenti permanenti. Ha dichiarato, inoltre, che il Governo potrebbe seguire l’esempio di Boris Johnson nel Regno Unito, prevedendo l’adozione di un visto umanitario per i cittadini di Hong Kong. Il Governo australiano starebbe poi studiando un pacchetto di incentivi, anche fiscali, per attrarre capitali e imprese provenienti dall’ex protettorato britannico. Per finire l’Australia ha annunciato la sospensione dell’accordo di estradizione con Hong Kong, alla luce dell’intensificarsi della repressione di Pechino sulla città. Scott Morrison ha affermato che la legge sulla sicurezza nazionale “costituisce un cambiamento fondamentale delle circostanze”, tale da giustificare la sospensione unilaterale. Una decisione simile è già stata presa dal Governo canadese ed è attesa a breve anche da parte di quello britannico e neozelandese.
    L’ambasciata cinese a Canberra ha protestato con veemenza, dichiarando che la Cina “deplora fortemente le accuse infondate e si oppone alle misure annunciate dal Governo australiano, che sta palesemente interferendo negli affari interni della Cina”. Tensioni profonde, che non riguardano più soltanto i rapporti economici, ma che sembrano destinate a ridisegnare la mappa degli equilibri dell’intera regione. 

    Dario Privitera

    Docklands Panorama, Melbourne” by bobarcpics is licensed under CC BY

    Dario Privitera
    Dario Privitera

    Siciliano di origine, Milanese di adozione, Australiano per scelta. Laurea in business law presso l’Università Bocconi di Milano, avvocato, esperto di commercio internazionale, velista (per hobby). Vivo stabilmente a Melbourne, dove mi occupo di relazioni d’affari tra Italia e Australia. Nel corso degli anni, ho assistito oltre 20 aziende italiane di vari settori nel tentativo di stabilire una presenza commerciale nell’area Pacifico. Ho, inoltre, all’attivo varie collaborazioni con soggetti pubblici e privati nell’ambito dell’internazionalizzazione delle PMI. Fino al 2019, ho ricoperto la posizione di Trade Manager presso la Camera di Commercio Italiana di Melbourne. Attualmente collaboro con Azeta Group, una società di consulenza e di project engineering attiva nel settore ferroviario e delle infrastrutture.

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