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martedì 4 Agosto 2020
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    Speciale COVID-19

    Il referendum in Russia: Putin prende tempo

    In breve

    • In Russia un referendum ha approvato i cambiamenti costituzionali proposti dal Governo a inizio anno, spianando la strada per una nuova candidatura presidenziale di Putin nel 2024
    • Ma l’obiettivo del Presidente russo era soprattutto rafforzare la propria autorità nei confronti dell’oligarchia politico-economica del Paese
    • Ora Putin userà il risultato referendario per prendere tempo e preparare la sua successione al Cremlino

     

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    In 3 sorsiA fine giugno si è tenuto il referendum costituzionale in Russia per permettere a Vladimir Putin di potersi ricandidare: una crescente autonomia da parte delle élite che lo sostengono rende infatti necessaria una riaffermazione del consenso popolare. Putin ha anche bisogno di tempo per trovare un successore.

    1. UN REFERENDUM NEL MEZZO DI UNA PANDEMIA GLOBALE

    Il 1° luglio scorso si sono concluse le votazioni per il referendum costituzionale, iniziate il 25 giugno e previste inizialmente per il 22 aprile, ma che, a causa dell’emergenza sanitaria che ha colpito il mondo intero, sono state posticipate. Il risultato, come fortemente atteso, è stato del 77,9% a favore delle riforme costituzionali proposte dal Cremlino, il cui principale scopo era l’annullamento del conteggio dei precedenti mandati di Putin, dandogli così la possibilità di potersi nuovamente ricandidare per altri due mandati a partire dal 2024, al termine dell’attuale incarico. Ciò che ha caratterizzato questa chiamata alle urne è stato il fatto che all’interno del testo da votare fosse contenuto un ampio numero di riforme molto differenti tra di loro, ma con la sola possibilità di dichiarare di essere a favore o meno al testo nel suo complesso. Tra le riforme principali proposte, oltre a quelle riguardanti la possibilità di ricandidarsi per Putin, c’erano anche l’istituzione di un salario minimo, l’indicizzazione delle pensioni, la non negoziabilità dell’integrità territoriale nazionale e l’affermazione del valore della famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna.

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    Fig. 1 – Un seggio elettorale durante il referendum in Russia

    2. IL SOSTEGNO DELLE ÉLITE

    Ma quali sono le vere ragioni che hanno spinto il Presidente Putin a promuovere un referendum il cui oggetto era stato già definito “compatibile con la legge” da parte della Corte Costituzionale e approvato dal Parlamento? In questo senso le opposizioni hanno accusato il Governo di aver costruito un voto fasullo e inutile. La strategia di Putin è da ricercare in questioni molto più profonde e che riguardano un altro tipo di consenso, ossia quello delle élite, che sin dal 2000 il Presidente russo è sempre riuscito a orientare dalla propria parte. Ma ora l’oligarchia che sostiene Putin sta dimostrando sempre maggiore autonomia, in una fase di ricerca di un successore al Cremlino. Con questo voto Putin ha posticipato l’esigenza di trovare un erede e la necessità di discutere con i propri sostenitori il loro stesso avvenire. Il sostegno nei confronti di Putin ha sempre viaggiato su due binari paralleli, da una parte il sostegno delle élite, dall’altro quello della popolazione (reale o costruito che fosse). Se il supporto da parte di uno di questi due binari si corrode, diviene necessario dover mostrare che l’altro binario, invece, è ancora ben solido. Il referendum dà quindi a Putin la possibilità di legittimare le proprie istanze nei confronti delle élite.

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    Fig. 2 – Putin al seggio elettorale per votare

    3. SPAZIO DI MANOVRA PER PUTIN

    Una consultazione popolare, in una situazione di crisi globale come questa, ha un forte significato strategico per il Governo in termini di unità nazionale, consentendogli di fare appello a un senso di responsabilità condivisa in caso di peggioramento delle condizioni economiche. La pandemia da Covid-19 ha infatti rallentato la ripresa economica del Paese dopo il crollo del 2014-2015. Nonostante le opposizioni abbiano già denunciato la falsità dei risultati, l’esito è stato presentato dal Governo come un grande successo. Il Presidente Putin, nel ringraziare il popolo russo per la fiducia dimostrata, ha affermato l’importanza di questo risultato per un Paese che deve ancora lavorare sulla stabilità interna e sul consolidamento della sovranità nazionale, entrambi elementi considerati fondamentali per la risoluzione di questioni che sussistono ancora dal crollo dell’Unione Sovietica. Un risultato che arriva in un momento molto critico per Putin, dato che il suo consenso risulta ai minimi storici. Anche se l’esito quasi plebiscitario indicherebbe l’esistenza di un Governo forte, in realtà il solo fatto che sia stato proposto indica che esista una sorta di incrinatura in quella forza che per venti anni ha accompagnato Putin. Il referendum mira quindi a prendere tempo per poter creare una situazione più favorevole e portare a termine la difficile ricerca di un successore per il Cremlino.

    Arianna Muro Pes

    Photo by ulleo is licensed under CC BY-NC-SA

    Arianna Muro Pes
    Arianna Muro Pes

    Sono Arianna Muro Pes e sono nata a Roma nel 1995.  Da sempre appassionata di politica internazionale, dopo la maturità linguistica, ho intrapreso un percorso di studi in questo campo. Ho conseguito la laurea triennale presso l’Università degli Studi di Roma Tre in Scienze Politiche, per poi trasferirmi a Torino dove ho concluso i miei studi di specializzazione in Scienze Internazionali. Nel corso del tempo, ho acquisito un forte interesse per i temi energetici e per l’area post sovietica. Inoltre, ho vissuto per brevi periodi negli Stati Uniti e in Russia, che, insieme alla mia passione per i viaggi, non hanno fatto altro che accrescere il mio interesse per la conoscenza di nuove culture e di nuovi modi di vedere il mondo.

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