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martedì 20 Aprile 2021

I media afghani: una lunga lotta per la libertà

In breve

  • In Afghanistan le minacce rivolte a giornalisti e alle agenzie di informazione sono il risultato della lunga instabilità politica che da decenni caratterizza il Paese.
  • Di recente la situazione è peggiorata a causa sia della pandemia di Covid-19 che delle irrisolte trattative di pace con i talebani.
  • Un eventuale incremento del potere politico del gruppo islamista rappresenterebbe infatti un serio pericolo per la libertà di stampa afghana, già messa a dura prova da violenze e attacchi terroristici.

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In 3 sorsi In Afghanistan le minacce rivolte ai giornalisti e alle agenzie di informazione sono il risultato della lunga instabilità politica che da decenni caratterizza il Paese. Ad aggravare lo scenario, oggi si aggiungono la pandemia da coronavirus e gli ancora irrisolti e difficili negoziati di pace con i talebani. 

1. IL CASO RADIO NASIM

Con il sorgere della pandemia sono venuti a mancare ai giornalisti e alle agenzie di informazione del Paese i mezzi economici e pratici necessari per informare la popolazione. Lacune sia sull’andamento del coronavirus che sulle questioni di politica interna e internazionale pesano oggi più che mai sulla popolazione afghana. Per esempio Radio Nasim – la più importante stazione radio del Paese – è stata costretta a licenziare 4 dei suoi 7 reporter e a terminare il 50% dei suoi programmi. Il direttore della radio, Sultan Ali Jawadi, ha dichiarato che la situazione era già critica prima della Covid-19, ma, con l’avvento del virus, le risorse finanziarie dedicate ai media sono drasticamente diminuite. In ogni caso, proprio durante la pandemia l’audience di Radio Nasim è aumentata del 40%. Il notevole incremento degli ascolti è certamente dovuto al diffondersi del virus, ma anche al crescente interesse della popolazione per l’andamento dei negoziati di pace con i talebaniimportantissima questione che influenza in modo decisivo il futuro del popolo afghano nella sua interezza.

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Fig. 1 – Lo studio di Arezo International, emittente radiofonica e televisiva di Mazar-i-Sharif

2. I MEDIA TRA VIRUS E TALEBANI

La caduta del regime dei talebani nel 2001 — presupposto fondamentale per la diffusione e l’utilizzo dei media — non comportò però l’istituzione e la garanzia dei diritti fondamentali di libertà di stampa e di informazione. Ad oggi sono infatti 100 i giornalisti uccisi nel Paese, di cui 40 solo dai Talebani, e si contano anche 1.280 attacchi ad agenzie di informazione che non sono stati ancora oggetto di alcun procedimento giudiziario, segno di uno scarso impegno del Governo nei confronti della questione. Nel 2016 i talebani hanno minacciato ripetutamente giornalisti e agenzie di informazione. Questi vengono stigmatizzati dal gruppo islamista come nemici e divulgatori di sentimenti anti-talebani. Oggi le minacce ai media da parte dei talebani si uniscono a quella rappresentata da Covid-19: numerosi giornalisti e operatori sono infatti morti a causa del virus che si propaga rapido a causa delle scarse condizioni sanitarie.

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Fig. 2 – Un soldato ferito durante un recente attacco terroristico dei talebani ad Aybak, luglio 2020

3. MINACCE E INTIMIDAZIONI

I media e i giornalisti afghani operano in un Paese in cui la libertà di stampa è una delle sfide più grandi. Per i giornalisti dal 2018 l’Afghanistan è il Paese più pericoloso al mondo. Ogni anno subiscono minacce, intimidazioni e atti estremi di violenza e, secondo il Comitato per la protezione dei giornalisti dell’Afghanistan, dal 2001 almeno 80 operatori dell’informazione hanno perso la vita. Oggi la situazione non sembra migliorare. Qualche settimana fa un meeting tra funzionari addetti stampa del Governo ha rivelato che è in programma un emendamento che potrebbe mettere a rischio la libertà di espressione dei giornalisti indipendenti. Questi infatti dovrebbero, secondo il Governo, rivelare — prima della pubblicazione dell’articolo —  le fonti utilizzate e confidarle alle apposite sezioni del Governo, inclusi i servizi di sicurezza.
Uno dei motivi principali che spiega la preoccupazione sia dei giornalisti che dell’opinione pubblica in generale sono i risvolti dei negoziati di pace con i talebani. Questi potrebbero infatti ledere sempre di più la libertà di stampa. Le recenti conquiste riguardo all’utilizzo dei media, ottenute dopo il crollo del regime, potrebbero ora rivelarsi vane se, a seguito delle trattative, i talebani vedessero aumentato, anziché diminuito, il loro potere politico. Ipotesi non del tutto remota visti i continui attacchi terroristici. Il mantenimento – se non addirittura l’incremento – del potere politico nelle mani dei talebani rappresenta oggi una delle sfide principali alla libertà di stampa e alla protezione dei giornalisti nel Paese. 

Desiree Di Marco

Women’s photojournalism course in Farah City, Afghanistan” by ResoluteSupportMedia is licensed under CC BY

Desiree Di Marco
Desiree Di Marcohttps://europeanpeople.org/chi-siamo/

Nata a Roma nel 1995, ho scelto Roma, Milano, Vienna e Rabat come sedi per i miei studi. Sono laureata in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali presso la LUISS Guido Carli di Roma e ho conseguito un Master di Primo Livello in “Middle Eastern Studies” preso ASERI (Alta Scuola di Economia e Relazioni Internazionali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano). Ho ottenuto un diploma in Affari Internazionali Avanzati all’Accademia Diplomatica di Vienna e attualmente sto conseguendo la Laurea Magistrale in Relazioni Internazionali. Ho concluso due tirocini entrambi presso l’OSCE e le Nazioni Unite di Vienna lavorando presso l’Ambasciata di Malta e presso la Missione Permanente e l’Ambasciata della Repubblica Islamica dell’Afghanistan. La mia bevanda preferita è il caffè e non solo “the italian Espresso”!

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