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    Burundi, quanto peserà l’eredità di Nkurunziza?

    In breve

    • La morte di Pierre Nkurunziza, storico leader del Burundi, ha gettato il Paese africano in un periodo di incertezza e ulteriore instabilità.
    • Le elezioni, tenutesi lo scorso maggio, hanno portato al potere Évariste Ndayishimiye, candidato di mediazione scelto da Nkurunziza.
    • Il programma del nuovo leader sembra ambizioso, ma poco attuabile: scarso risulta infatti il suo margine di manovra all’interno del partito di Governo.

    Dove si trova

    Puoi leggerlo in 3 min.

    In 3 Sorsi La morte improvvisa del leader Pierre Nkurunziza, al governo dal 2005 al 2020, ha creato nel Paese un vuoto politico che il suo successore Évariste Ndayishimiye tenterà di colmare velocemente. Sarà Ndayishimiye a condurre il Burundi verso una transizione democratica?

    1. GLI EVENTI DELLE ULTIME SETTIMANE

    Per lunghi anni il Burundi, piccolo Stato africano tra la regione dei Grandi Laghi e l’Africa orientale, è stato guidato da Pierre Nkurunziza, deceduto lo scorso 9 giugno, ufficialmente, in seguito ad un arresto cardiaco, ma secondo alcune fonti dopo aver contratto la Covid-19.
    Nkurunziza nel corso della sua vita aveva militato nelle fila del Consiglio nazionale per la difesa della democrazia-Forze per la difesa della democrazia (CNDD-FDD), durante la guerra civile foriera di morte e distruzione nel 1995. La sua salvezza politica giunse nel 2003, quando venne eletto ministro nel Governo di transizione di Domitien Ndayizeye, evento che gli permise di evitare una condanna capitale per i crimini commessi durante il conflitto civile.
    Nel 2005 venne eletto Presidente del Burundi, carica riconfermata poi per ben due volte, prima nel 2010, successivamente nel 2015. E fu proprio la rielezione del 2015 a suscitare molte polemiche nell’opposizione: la Costituzione burundese prevede infatti la possibilità di ricoprire la Presidenza solamente per due mandati consecutivi, mentre Pierre Nkurunziza era stato rieletto per la terza volta consecutiva. Ogni forma di dissenso, tra cui il fallito golpe organizzato dagli oppositori, venne violentemente repressa.

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    Fig. 1 – L’ex Presidente Pierre Nkurunziza (a destra) e l’allora candidato, oggi capo dello Stato, Évariste Ndayishimiye durante un evento elettorale a maggio.

    2. LE DUBBIE ELEZIONI E LA NUOVA ERA DI ÉVARISTE NDAYISHIMIYE

    Il 20 maggio scorso si sono tenute in Burundi le elezioni, caratterizzate da presunti brogli e repressione dei principali social media, che hanno portato la vittoria di Évariste Ndayishimiye, scelto da Nkurunziza per la successione. La dubbia condotta delle elezioni ha suscitato molte perplessità nell’opposizione, come dimostra il ricorso del capo del Consiglio Nazionale per la Libertà (CNL), Agathon Rwasa, dichiarato poi “nullo” e privo di fondamento dalla Corte Costituzionale.
    Prima che sopraggiungesse la sua morte, Nkurunziza si era ritagliato la carica di Guida Suprema del Patriottismo, avendo  da un lato poteri di veto nei confronti del Parlamento e del Presidente e dall’altro la garanzia di continuare a influenzare politicamente il Paese. La prematura scomparsa di Nkurunziza ha evidenziato una serie di incertezze sulla gestione politica, suscitando dibattiti su chi dovesse assumere la carica di Presidente ad interim: a seguito della decisione della Corte Costituzionale, il ruolo è stato ricoperto da Pascal Nyabenda, Presidente dell’Assemblea Nazionale, fino all’inizio del mandato di Ndayishimiye, avvenuto il 18 giugno scorso con una pomposa manifestazione tenutasi a Gitega, dal 2019 capitale del Burundi.

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    Fig. 2 – Il Presidente Ndayishimiye durante la cerimonia di insediamento

    3. NIENTE DI NUOVO NELLA PRESIDENZA

    Le prime settimane della nuova Amministrazione Ndayishimiye suggeriscono che la possibilità di un cambiamento di rotta rispetto alla politica del suo predecessore sarà molto remota.
    Malgrado l’attuale Presidente abbia dichiarato, nel corso della cerimonia inaugurale a Gitega, che le linee programmatiche della sua Presidenza verteranno sulla lotta alla Covid-19 e alla corruzione, nonché sulla rivitalizzazione delle relazioni diplomatiche con i Paesi confinanti, sembra poco plausibile che Ndayishimiye si scosterà notevolmente dalle posizioni espresse dal suo partito, il CNDD-FDD, con il quale intesse rapporti delicati.
    A livello interno, infatti, non tutte le fazioni del CNDD-FDD hanno sostenuto la sua candidatura alla Presidenza e questa è un’ulteriore prova del fatto che il Presidente dovrà mantenere una linea politica sobria ed in linea con i diktat del partito, al fine di evitare malumori interni ed essere potenzialmente sostituito alla guida del Paese. Permangono inoltre a livello internazionale le accuse sulle violenze commesse in Burundi dal Governo e sulla mancanza di un adeguato sistema di protezione dei diritti umani, come afferma Thijs Van Laer, ricercatore della Burundi Human Rights Initiative.
    Solo i mesi futuri potranno effettivamente dire se Ndayishimiye si rivelerà effettivamente moderno e progressista o se sarà solo il fantasma di Pierre Nkurunziza risorto dalle ceneri.

    Veronica Bari

    Photo by David_Peterson is licensed under CC BY-NC-SA

    Veronica Bari
    Veronica Bari

    Classe 1996, metà sangue veneto e metà friulano. Sono laureata in Scienze Politiche e Relazioni
    Internazionali presso l’Università degli Studi di Padova e studio Diplomazia e Cooperazione
    Internazionale all’Università di Trieste. Ho svolto un tirocinio presso il Consiglio Regionale del
    Friuli Venezia Giulia, dove mi sono occupata di relazioni internazionali e comunitarie.
    Sono appassionata di politica internazionale, in particolare della regione mediorientale ed africana,
    nonché di lingue straniere. Ho studiato in Francia, presso Sciences Po Lille e parlo correntemente
    italiano, inglese e francese. Nel tempo libero studio russo, arabo, serbo e leggo tanti libri.

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