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    Burundi, cosa succederà dopo la morte di Nkurunziza?

    In breve

    • Pierre Nkurunziza, Presidente del Burundi, è morto il 9 giugno.
    • Il 20 maggio il Burundi è andato alle urne, eleggendo Evariste Ndayishimiye, vicino a Nkurunziza, come nuovo Presidente. All’orizzonte, però, c’è il rischio di un vuoto di potere.
    • Secondo alcune voci, Nkurunziza sarebbe morto di Covid-19. Al di là delle illazioni, la gestione della pandemia in Burundi è critica.

    Dove si trova

    Puoi leggerlo in 3 min.

    In 3 SorsiIl 9 giugno è morto Pierre Nkurunziza, Presidente del Burundi e figura centrale del Paese dal 2005. Si apre adesso una fase di incertezza, con un profondo vuoto di potere che la vittoria del suo candidato nelle elezioni di maggio, Evariste Ndayishimiye, difficilmente potrà colmare.

    1. LA SCOMPARSA DI PIERRE NKURUNZIZA

    Il Presidente del Burundi, Pierre Nkurunziza, è morto il 9 giugno, in seguito a un attacco cardiaco. Alla guida del Paese dal 2005, avrebbe terminato ad agosto il terzo mandato, lasciando il posto all’ex generale e compagno di partito Evariste Ndayishimiye, vincitore delle recenti elezioni di maggio. Nkurunziza, di etnia hutu, si arruolò nel Consiglio nazionale per la difesa della democrazia-Forze per la difesa della democrazia (CNDD-FDD)  nel 1995, durante la guerra civile in Burundi scoppiata due anni prima e strettamente connessa alle vicende che nello stesso periodo martoriavano il Ruanda. Alla fine degli anni Novanta il futuro Presidente subì anche una condanna a morte per crimini commessi durante il conflitto, ma riuscì a evitare la pena capitale grazie all’accordo che lo rese ministro nel Governo di transizione di Domitien Ndayizeye nel 2003. Due anni dopo Nkurunziza fu eletto Presidente dal Parlamento, per essere poi confermato dal voto popolare nel 2010 e nel 2015. Proprio l’ultima candidatura fu la causa di una grave crisi in Burundi: la Costituzione, infatti, prevedeva un limite di due mandati presidenziali consecutivi, ma la Corte Costituzionale dichiarò legittima la decisione di Nkurunziza, scatenando la reazione delle opposizioni e un tentativo di golpe represso duramente, con almeno mille morti e oltre 400mila sfollati.

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    Fig. 1 – Pierre Nkurunziza, Presidente del Burundi

    2. CHE COSA SUCCEDERÀ ADESSO IN BURUNDI?

    Il Burundi è andato alle urne il 20 maggio, al termine di una campagna elettorale caratterizzata da violenze diffuse e dal blocco dei social network da parte del Governo. Il decesso del Presidente apre per il Burundi un periodo di incertezza, che difficilmente la vittoria di Ndayishimiye potrà risolvere – e non è ancora certo chi debba ricoprire l’interim fino all’insediamento del nuovo capo dello Stato. A inizio anno Nkurunziza, deciso a tenere il controllo del Paese, era stato insignito della carica creata appositamente per lui di Guida suprema del patriottismo, dotata di poteri di veto nei confronti del Parlamento e del Presidente. Le maggiori incognite riguardano gli equilibri interni al CNDD-FDD, che non sono per niente chiari e che risentono dell’eredità del leader. La crisi del 2015 aveva rinvigorito tensioni che Nkurunziza ha cercato di gestire soprattutto tramite l’accentramento del potere, anche contando sulla grande capacità di logorare gli avversari politici. Le rimostranze internazionali per le violenze post-elettorali convinsero l’ONU a istituire una speciale commissione d’inchiesta (tuttora attiva), che però il Presidente disconobbe, rischiando l’isolamento. L’anno successivo il Burundi fu addirittura tra i Paesi africani intenzionati ad abbandonare la Corte penale internazionale, proposito attuato nel 2017. Un altro momento cruciale fu la scommessa vinta, ma tramutatasi probabilmente in battuta d’arresto, del referendum costituzionale del 2018, grazie al quale Nkurunziza avrebbe potuto candidarsi per altri due mandati. Il successo scontato con il 73% non fu tuttavia coerente con le aspettative del Presidente, che decise di cambiare strategia, cercando il modo di mantenere il potere pur abbandonando formalmente il ruolo. La scelta è ricaduta su Ndayishimiye, figura a lui vicina, ma gradita anche al partito.

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    Fig. 2 – Il Presidente eletto Evariste Ndayishimiye (a sinistra) e Pierre Nkurunziza durante un evento elettorale

    3. L’INCOGNITA COVID-19

    Nonostante la versione ufficiale, secondo alcune fonti la scomparsa di Nkurunziza potrebbe essere dovuta alla Covid-19. Il Presidente, infatti, sarebbe stato ricoverato d’urgenza il giorno prima della morte, mentre la moglie, da una settimana in una clinica a Nairobi, sarebbe in Kenya per sconfiggere il coronavirus. Al di là delle illazioni, è certo però che in Burundi la gestione della pandemia sia molto carente. Secondo il Centro per il controllo delle malattie dell’Unione Africana (Africa-CDC) al 12 giugno nel Paese ci sono 94 malati di Covid-19 e un solo decesso, ma la realtà potrebbe essere ben diversa. Il Burundi non ha assunto pressoché alcuna misura contro la pandemia, limitandosi a chiudere aeroporti e frontiere e procedendo con uno scarso numero di test. Tra aprile e maggio il Governo ha addirittura espulso dal Paese i rappresentati dell’OMS, accusati di illegittime ingerenze nel contrasto al coronavirus. La linea è stata sostenuta anche dai partiti di opposizione, così da procedere regolarmente alle elezioni del 20 maggio.

    Beniamino Franceschini

    President of Burundi Pierre Nkurunziza visits South Africa, 3-4 Nov 2014” by GovernmentZA is licensed under CC BY-ND

    Beniamino Franceschini
    Beniamino Franceschini

    Classe 1986, vivo sulla Costa degli Etruschi, in Toscana. Laureato in Studi Internazionali e dottorando di ricerca in Scienze Politiche all’Università di Pisa, sono specializzato in geopolitica e marketing elettorale. Mi occupo come libero professionista di analisi politica (con focus sull’Africa subsahariana), formazione e consulenza aziendale. Sono vicepresidente del Caffè Geopolitico e collaboro al coordinamento del desk Africa. Ho un gatto bianco e rosso chiamato Garibaldi.

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