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    Golpe fallito?

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    Il presidente dell’Ecuador Rafael Correa ha affrontato lo scorso 30 settembre il momento più difficile per il proprio governo dalla sua elezione nel 2007. Le manifestazioni organizzate dalle forze di polizia per protestare contro recenti tagli salariali sono degenerate velocemente. Violenti scontri ed incidenti hanno attraversato la capitale, coinvolgendo lo stesso presidente, ferito a un piede. Secondo Correa, dietro alle proteste un vero e proprio tentativo di colpo di stato organizzato dalle forze di opposizione.

    LE PROTESTE – Lo scorso 30 settembre agenti di polizia e militari sono scesi in piazza a Quito, a Guayaquil ed in altre città minori dell’Ecuador, per protestare contro un nuovo progetto di legge che determinerebbe alcuni tagli nei loro benefici salariali. Nella capitale la situazione è degenerata in poco tempo: si sono verificati violenti scontri e saccheggi, il parlamento è stato bloccato e l’aeroporto, invaso dai manifestanti, è stato chiuso.

    Lo stesso presidente Rafael Correa è stato coinvolto negli incidenti, ferendosi ad un piede mentre si allontanava dal Regimiento Quinto, dove si era recato per discutere con i manifestanti. Correa è stato subito condotto all’Ospedale della Polizia Nazionale, dove però è rimasto bloccato dai poliziotti. Per diverse ore, infatti, alcuni manifestanti hanno assediato le stanze in cui si trovava il presidente; solo un vero e proprio blitz di truppe fedeli al presidente è riuscito a mettere fine al “sequestro”.

    UN TENTATIVO DI GOLPE? –  La prima reazione del governo dell’Ecuador alla situazione è stata la dichiarazione dello stato di emergenza in tutto il paese per cinque giorni. Il presidente Correa, sin dalle prime ore, non ha esitato ad denunciare un tentativo di colpo di stato contro il suo governo organizzato dalle forze di opposizione e dalle frange delle forze di polizia vicine al Partido Sociedad Patriótica. In particolare, il presidente ha puntato il dito contro l’ex presidente Lucio Gutierrez, accusandolo di voler destabilizzare il suo governo e di voler impedire lo sviluppo della Revolución Ciudadana. Dal canto suo, Gutierrez ha negato di essere coinvolto ed ha dichiarato che dovrebbe essere il governo di Correa a sentirsi responsabile per le attuali tensioni sociali che attraversano il paese.

    Conseguenza delle manifestazioni, un cambiamento radicale ai vertici delle forze di polizia; dalla direzione, infatti, sono usciti sei generali, e ne sono entrati quattro nuovi. In particolare, il comandante Generale Freddy Martinez ha annunciato la rinuncia al suo incarico, e sarà sostituito da Patricio Franco.

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    LE REAZIONI – A livello internazionale, il sostegno a Correa e al suo governo è venuto da ogni parte del mondo, dagli Stati Uniti con una dichiarazione del Segretario di Stato Hillary Clinton, all’Unione Europea e all’ONU. In particolare, a livello regionale, sia l’Organización de los Estados Americanos (OEA) sia l’Unión de Naciones Suramericanas (Unasur) hanno organizzato riunioni straordinarie lo stesso 30 settembre per fare il punto sulla situazione. Da Washington, il Consiglio Permanente dell’OAS ha approvato una risoluzione nella quale esprime la propria disapprovazione verso qualsiasi atto che possa minacciare un sistema istituzionale democratico e mette a disposizione del governo ecuadoregno la propria completa cooperazione.

    A Buenos Aires, alle 3 del mattino del 1° ottobre anche i capi di Stato e di Governo dell’Unasur hanno condannato il tentativo di golpe in Ecuador e hanno riaffermato il proprio impegno per la salvaguardia delle istituzioni democratiche e dello stato di diritto negli stati membri dell’organizzazione. Significativa dell’impegno di questa organizzazione la presenza in Argentina di tutti i presidenti degli stati membri, ad esclusione di Lula (Brasile) e di Fernando Lugo (Paraguay).

    Valentina Origoni

    redazione@ilcaffegeopolitico.net

    Valentina Origoni

    Laureata in Relazioni Internazionali a Bologna, lavoro da diversi anni nella cooperazione internazionale allo sviluppo e, in particolare, su progetti di aiuto umanitario in Asia, per organizzazioni non governative e per l’ONU. Sono appassionata di relazioni internazionali e geopolitica, e, in seguito alle mie missioni in paesi molto vulnerabili al cambiamento climatico, mi interesso alle questioni legate al riscaldamento globale e alle negoziazioni internazionali.

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