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mercoledì 15 Luglio 2020
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    Caucaso: tra Islam e instabilità

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    Con la fine della Guerra fredda e la dissoluzione dell’URSS, la regione del Caucaso è stata testimone di numerose battaglie nazionaliste e di guerre inter-etniche. In questo scenario frammentato gli unici vincitori sembrano però essere l’Islam politico e l’instabilità.

     

    L’ASCESA DELL’ISLAM POLITICO – Il Caucaso, e in particolar modo il Caucaso settentrionale, è una delle regioni che più ha sofferto in termini economici, sociali e politici dalla dissoluzione dell’URSS. A partire dalla fine degli anni Ottanta le richieste di indipendenza e maggior autonomia avanzate dai diversi gruppi etnici e clan che popolano la regione hanno contribuito alla frammentazione del territorio da un lato, e alla proliferazione di conflitti armati che causano centinaia di vittime ogni anno dall’altro. Tra le Repubbliche appartenenti alla Federazione Russa, la Cecenia, l’Ossezia del Nord, l’Inguscezia, la Kabardino-Balkaria e il Daghestan registrano dei livelli di violenza particolarmente elevati non soltanto per i sopraccitati motivi, ma anche e soprattutto per le infiltrazioni islamiche che sono cominciate contemporaneamente alla fine della Guerra fredda. Infatti diversi Paesi del Golfo, tra i quali spiccano l’Arabia Saudita e il Qatar, hanno approfittato del vuoto politico che si è venuto a creare in questa periferia russa per costruire moschee e diffondere la cultura islamica attraverso generosi finanziamenti. Con l’affermarsi dell’Islam, sono arrivati anche i mujahideen e gli imam pronti a reclutare aspiranti martiri disposti a morire in nome di Dio. Il risultato finale dopo quasi un quarto di secolo è stato la “wahabizzazione” della Cecenia e delle aree limitrofe, la penetrazione e la conseguente stabilizzazione di al-Qaida e altre organizzazioni terroristiche, la fondazione di un virtuale Emirato del Caucaso per mano di Dokka Umarov nell’ottobre del 2007 che si estende dal Mar Caspio al Mar Nero e, per finire, l’avvio di un conflitto interno alla stessa comunità islamica tra wahabiti e sufi nella repubblica del Daghestan.

     

    Caucaso
    Mappa geopolitica del Caucaso

    CUI PRODEST? – Nonostante il caos e l’insicurezza che regnano nel Caucaso settentrionale, ci sono diversi attori in grado di trarre notevoli benefici da una situazione del genere, vale a dire le organizzazioni terroristiche, la NATO e in parte la Russia stessa.

    I principali beneficiari dell’instabilità caucasica sono senz’altro i gruppi terroristici di matrice islamica, che dopo anni di guerriglia e guerre sanguinarie hanno ottenuto non soltanto l’appoggio di parte delle popolazioi locale, che ha permesso loro di creare dei campi di addestramento e dei centri di reclutamento all’interno dell’Emirato, ma anche e soprattutto di estendere la propria rete di contatti in una regione di vitale importanza, vista la posizione geografica al confine con l’Azerbaijan e la Georgia, due Stati che rientrano nella sfera di influenza statunitense e che dunque possono essere un facile bersaglio. Senza contare poi che l’Azerbaijan è in buoni rapporti con Israele, nemico giurato di tutti i gruppi di matrice islamica e del vicino Iran.

    Un’altra minaccia per questi Paesi deriva dal rafforzamento delle relazioni commerciali con l’Europa grazie alla costruzione del gasdotto TAP (Trans-Adriatic-Pipeline), che permetterà l’afflusso del gas azero in Europa a partire dal 2019. Il motivo che ha spinto Bruxelles a costruire il gasdotto è garantire ai propri membri un’altra fonte di approvvigionamento rispetto a quella russa per contrastare lo strapotere energetico di Mosca da una parte, e incrementare l’influenza occidentale nel Caucaso meridionale dall’altra.

     

    GLI INTERESSI DELLA NATO – La NATO è difatti il secondo attore che può sfruttare a proprio vantaggio l’instabilità politica presente nella regione per almeno tre motivi. Il primo e più importante è la possibilità di consolidare la rete militare, economica e politica ben oltre l’Europa e a ridosso della Federazione Russa grazie alla Partnership for Peace (PfP), che lega la Georgia, l’Azerbaijan e l’Armenia sin dal lontano 1994 agli Stati membri, per cooperare attivamente nei più svariati settori, dalla riforma delle Istituzioni democratiche alla politica estera.

    Il secondo invece, più evidente e di natura geopolitica, riguarda il controllo militare che la NATO è in grado di esercitare grazie alle alleanze già menzionate, monitorando con più facilità e discrezione i rapporti Iran-Russia e soprattutto evitando che le due potenze rafforzino i loro legami politico-diplomatici.

    Infine, avendo creato questa zona cuscinetto tra Teheran e osca, la NATO si è anche garantita una sorta di continuità territoriale lungo il confine tra Turchia e Armenia.

     

    Caucaso 2
    L’Emirato del Caucaso

    LO SGUARDO DELLA RUSSIA – Per quanto riguarda la Russia, anch’essa ha ricavato e tuttora ricava diversi vantaggi dalla situazione di precarietà che regna nell’intero Caucaso. In primis, Mosca in seguito all’ultima guerra contro la Georgia nel 2008, è riuscita a mantenere in pianta stabile su una parte del territorio georgiano una discreta presenza militare nell’Ossezia del Sud e in Abkhazia, nonostante il piano di pace che i due Paesi avevano siglato e che prevedeva il ritiro delle truppe russe dalla Georgia. I benefici di questa mossa sono tre: la maggior pressione politico-militare su Tbilisi e sulla NATO (che incontra molto i favori dei nazionalisti russi e dei sostenitori di Putin); la dimostrazione che l’esercito georgiano non è in grado di proteggere i propri cittadini, né tantomeno gli alleati Europei; la possibilità per la Russia di controllare più da vicino i Paesi aderenti alla PfP.

     

    Jacopo Raddusa

    Jacopo Raddusa
    Jacopo Raddusa

    Classe ’88, romano de Latina, adoro viaggiare e conoscere nuove persone. Questa passione mi ha spinto a prendere una laurea triennale in Lingue e Civiltà Orientali, Curriculum arabo, presso l’Università La Sapienza. Questo percorso di studi mi ha permesso di studiare-viaggiare in Siria, Egitto, Libano e Giordania. Dopo la Laurea indeciso tra La Sapienza e l’estero ho optato per un Ma in Relazioni Internazionali presso l’ Università di Birmingham che ho passato“with Merit”. Ora che sono tornato in Terra natia come buona parte dei miei coetanei cerco un tirocinio/stage/lavoro/collaborazione per iniziare la seconda parte della mia vita. Ad maiora.

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