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    Domenica 31 ottobre 110 milioni di brasiliani saranno chiamati nuovamente alle urne per il ballottaggio delle elezioni presidenziali. La favorita Dilma Rousseff, candidata del Partito dei Lavoratori, se la vedrà con José Serra, che nei sondaggi è dato però troppo distante per poter sperare in una vittoria. Ecco come sta per volgere al termine la campagna elettorale che nominerà il successore di Lula.

    PRIMO TURNO – I sondaggi di Datafolha, l'istituto di inchieste brasiliano che da mesi ormai sforna quotidianamente aggiornamenti sull'andamento della campagna elettorale, non sbagliavano. Ballottaggio doveva essere e così sarà: in occasione del primo turno delle elezioni presidenziali, infatti, la grande favorita Dilma Rousseff, candidata del Partito dei Lavoratori (PT) attualmente al governo con Lula, non è riuscita ad ottenere la maggioranza assoluta dei suffragi, fermandosi al 46,91%. Il suo rivale, l'esponente del Partito Socialdemocratico José Serra, ha riportato il 32,61%, subendo un distacco notevole ma non così ampio da decretarne la sconfitta immediata. Il motivo della mancata vittoria della Rousseff risiede nell'inattteso successo avuto dalla terza candidata, Marina Silva del Partido Verde, che con il 19,33 % dei voti ha sottratto una buona parte di voti al “delfino” di Lula, intercettando una fetta davvero sostanziosa dell'elettorato di sinistra deluso da alcune posizioni prese da Dilma in campagna elettorale.

     

    SI TORNA ALLE URNE – Domenica 31, dunque, i brasiliani dovranno tornare in cabina elettorale e scegliere chi, tra la Rousseff e Serra, sarà il nuovo Presidente dello Stato più grande e importante di tutta l'America Latina. Una potenza in straordinaria crescita, che nei prossimi anni potrà giocare un ruolo fondamentale sulla scena internazionale, i cui rapporti di forza sono in fase di ridefinizione in questi anni. La campagna elettorale non è stata particolarmente entusiasmante, anche perchè su tutti i candidati pesava l'inevitabile confronto con Lula, che in otto anni e due mandati presidenziali ha raccolto consensi pressochè in tutto il mondo grazie alle sue politiche accorte ed efficaci, volte a favorire lo sviluppo economico del Brasile ma anche a ridurre sensibilmente disuguaglianza e povertà. Il tono dello scontro non è stato mai particolarmente acceso, anche per la distanza non eccessiva tra il PT e il PSDB (Partito Socialdemocratico Brasiliano) di Serra, che nello schieramento partitico locale si colloca moderatamente al centro. Il programma di Serra, oltre a dover proseguire quanto fatto negli anni precedenti, si differenzia da quello della Rousseff per la volontà di attribuire un peso minore al ruolo dello Stato nella sfera economica (il Governo, per fare un esempio, ha recentemente aumentato la propria presenza all'interno della compagnia energetica Petrobras, principale azienda del Paese, detenendo il 48% del capitale azionario).

    La Rousseff ha dovuto fronteggiare alcune difficoltà legate ad alcuni scandali di corruzione che hanno colpito il suo entourage e all'appoggio dato pubblicamente all'aborto: tali dichiarazioni non sono state gradite da una larga parte della popolazione, specialmente dalla numerosa comunità evangelica, che ha preferito in maniera massiccia Marina Silva (anch'ella evangelica). Serra ha cercato di approfittare dei punti deboli della propria avversaria, accusandola di incoerenza durante i dibattti televisivi.

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    PROSPETTIVE – Dopo l'ultimo scontro in tv, i sondaggi di Datafolha danno ancora saldamente in testa la Rousseff con il 56 % delle preferenze (anche se un altro istituto di inchieste, GPP, afferma che questo vantaggio sarebbe in realtà solo del 5,5 %). A scanso di grosse sorprese, il risultato dovrebbe rispecchiare i sondaggi, anche se Serra potrebbe guadagnare punti a causa delle difficoltà incontrate dalla candidata del PT e in virtù della sua maggiore popolarità (è stato Ministro della Sanità durante il Governo di Cardoso e Governatore dello Stato di São Paulo, cariche che ha ricoperto con successo ed efficacia). Sembra comunque troppo tardi per ribaltare l'esito di un confronto elettorale nel quale il vero vincitore sarà colui che, in base alla costituzione brasiliana, non poteva partecipare: il presidente uscente Lula. Il carisma del personaggio, unitamente ai successi ottenuti, costituiranno per il suo successore un metro di paragone molto arduo da sostenere.

     

    Davide Tentori

    redazione@ilcaffegeopolitico.net

    Davide Tentori
    Davide Tentori

    Sono nato a Varese nel 1984 e sono Dottore di Ricerca in Istituzioni e Politiche presso l’Università “Cattolica” di Milano con una tesi sullo sviluppo economico dell’Argentina dopo la crisi del 2001. Il Sudamerica rimane il mio primo amore, ma ragioni professionali mi hanno portato ad occuparmi di altre faccende: oggi infatti lavoro a Roma presso l’Ambasciata Britannica in qualità di Esperto di Politiche Commerciali. In precedenza ho lavorato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri dove mi sono occupato di G7 e G20, e a Londra come Research Associate presso il dipartimento di Economia Internazionale a Chatham House – The Royal Institute of International Affairs. Sono il Presidente del Caffè Geopolitico e coordinatore del Desk Europa

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