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    Fumata nera in California

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    Le mid-term elections hanno dato il via ad un’ondata di riflessioni e negoziazioni a Washington. Ma mentre tutti parlano degli errori di Obama e dei meriti del Tea Party, noi guardiamo ad un referendum che è quasi passato in sordina: la proposition 19, sulla legalizzazione della cannabis in California. Ma perché ce ne dovremmo occupare? In primo luogo per i risvolti finanziari, poi per gli effetti sulle relazioni col Messico, sia in termini di criminalità, che sul piano diplomatico.

    Da Los Angeles

    ELEZIONI E PROPOSITION 19 – Le mid-term elections sono da sempre le più temute dai Presidenti americani: non ce n’è uno, da John Fitzgerald Kennedy a Ronald Reagan, da Bush padre a Bush figlio, che sia sopravvissuto al rinnovo della camera bassa senza subire perdite di seggi nel proprio partito. E, come da copione, anche Obama ha perso la maggioranza della Camera, in seguito ad una lunga crisi economica che ha alimentato un persistente pessimismo ed una campagna elettorale basata sulla rabbia e le frustrazioni di “main street contro wall street”. Notizie ed editoriali riempiono le pagine di giornali locali e stranieri, tuttavia, ben poca è l’attenzione su un referendum che si è giocato in California: la proposition 19, sulla legalizzazione della marijuana. In base alla proposta di legge, sarebbe diventato possibile produrre, trasportare e consumare dosi limitate di marijuana per uso personale. Lo stato ed i comuni Californiani avrebbe potuto autorizzare, regolare e tassare il commercio di cannabis, ma l’uso e la vendita sarebbero comunque rimasti illegali a livello federale. La legge ha animato negli ultimi mesi un dibattito inteso, con un calo di consensi, soprattutto nel sud della California, qualche settimana appena prima del voto. Infine, la proposta è stata rigettata con meno del 54%, mentre un’imposta intorno al 10% sulla cannabis per uso medico è stata approvata in dieci città.

    MARIJUANA E FINANZA – Le tasse infatti, la possibilità di maggiori entrare per uno stato con un elevatissimo debito pubblico, sono state al centro del dibattito sulla legge. Oltre che rassicurare il consumatore che la qualità dello stupefacente acquistato legalmente fosse superiore a quella spacciata agli angoli delle strade, la proposition 19 rassicurava che parte dei proventi del commerci andassero allo stato e fossero utilizzati per il bene pubblico, invece che alle organizzazioni criminali. Una manovra che avrebbe aggiunto al budget dello stato 1.4 miliardi di dollari l’anno. Peraltro, tra le voci a favore, si sosteneva che abolire i reati legati alla produzione ed allo spaccio di marijuana avrebbe liberato decine di celle californiane di piccoli criminali, e lasciato più tempo e risorse alla polizia, che nel 2008 ha arrestato più di 60.000 californiani solo per possesso di marijuana.

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    NEI TUNNEL CRIMINALI – E proprio la criminalità costituisce un capitolo delicato, in particolare quella criminalità altamente organizzata e violenta che in Messico fa ogni anno centinaia di morti. Venti dei quali sono stati appena scoperti in una fossa comune, non lontano da un sofisticato tunnel per il trasporto segreto di decine di tonnellate di droga sotto il confine tra il Messico e gli Stati Uniti. Ma che impatto avrebbe avuto la legalizzazione della cannabis in California sui cartelli dei narcotrafficanti Messicani? Uno studio appena pubblicato dalla RAND, prestigiosa agenzia di consulenza politica, sostiene che il nuovo mercato legale di marijuana che si verrebbe a creare nel Golden State azzererebbe effettivamente il mercato nero alimentato dai trafficanti messicani in California. Tuttavia, la California non costituisce più del 15% delle esportazioni illegali dal Messico agli USA, quindi perdere il mercato Californiano causerebbe una perdita netta per i cartelli messicani di appena il 2-4% del budget attuale. A meno che il resto degli stati americani non legalizzassero a loro volta la produzione di questa droga. O, al contrario, a meno che la marijuana prodotta legalmente in California venisse spacciata illegalmente nel resto degli Stati Uniti, il che ridurrebbe drasticamente i proventi per le attività criminali dei cartelli messicani. Una specie di protezionismo per criminali, quantomeno.

    Ma se a conti fatti legalizzare la marijuana converrebbe pure, i risvolti diplomatici potrebbero essere più delicati. A sentire Felipe Calderon, presidente messicano in carica, avere approvato la proposition 19 sarebbe stata “un’ipocrisia del governo degli Stati Uniti, di incoraggiare il consumo di droga e allo stesso tempo chiedere al Messico e paesi limitrofi di combatterne il traffico”. Che si scontra però con l’opinione del suo predecessore Vincente Fox, che auspicherebbe invece la completa legalizzazione sia in Messico che in USA. Anche se la proposta californiana è andata in fumo, ha almeno acceso il dibattito.

    Manuela Travaglianti redazione@ilcaffegeopolitico.net 9 novembre 2010

    Redazione
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    Il Caffè Geopolitico è una Associazione di Promozione Sociale. Dal 2009 parliamo di politica internazionale, per diffondere una conoscenza accessibile e aggiornata delle dinamiche geopolitiche che segnano il mondo che ci circonda.

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