utenti ip tracking
sabato 5 Dicembre 2020
More

    Speciale COVID-19

    La scommessa persa della Svezia

    In 3 sorsi - La Svezia, nel pieno della seconda ondata,...

    Nuova Zelanda: un nuovo Governo e un ritrovato regionalismo

    Caffè Lungo – All’indomani delle elezioni generali del 17 ottobre scorso...

    L’UE unita contro le minacce comuni

    In 3 sorsi - Il 19 novembre si è tenuta la...

    Il secondo lockdown e la frenata dell’economia francese

    In 3 sorsi - L’economia francese, già fortemente provata, vede stime...

    Le sfide di Dilma

    In breve

    Dove si trova

    Puoi leggerlo in 3 min.

    E’ servito il ballottaggio per eleggere il successore di Luis Inácio Lula da Silva, il presidente che durante i suoi due mandati (dal 2002 ad oggi) ha trascinato il Brasile ad essere uno dei Paesi in via di sviluppo più dinamici e a divenire una delle prossime potenze globali. Il risultato ha premiato la favorita dai sondaggi: si tratta di Dilma Rousseff, candidata del Partito dei Lavoratori (PT) e sostenuta proprio da Lula, che con il 56 % dei voti ha sconfitto, durante il ballottaggio che si è svolto domenica 31 ottobre, il proprio rivale, José Serra del Partito della Socialdemocrazia Brasiliana (PSDB), fermatosi al 44%.

    PRIMA DONNA – Dopo Michelle Bachelet in Cile, Cristina Kirchner in Argentina, Laura Chinchilla in Costa Rica, anche il Brasile ha ora un Presidente donna: é Dilma Rousseff, che confermando i sondaggi ha sconfitto il rivale José Serra nel ballottaggio di domenica 31 ottobre. La Rousseff, designata da Lula a prendere il proprio posto, eredita un Paese in crescita sotto tutti i punti di vista: economico, sociale, demografico e del prestigio in ambito internazionale. Sembrano le condizioni ideali per iniziare un nuovo mandato, dato che il colosso sudamericano sta vivendo una fase di forte sviluppo ed è ammirato in tutto il mondo per i successi conseguiti negli ultimi anni. Tuttavia Dilma Rousseff si dovrà misurare con la figura “ingombrante” di Lula, il quale ha promesso di rispettare l’autonomia della propria “prescelta” alla successione ma con cui il confronto sarà inevitabile. La mancanza di carisma della Rousseff non gioca senz’altro a suo favore da un punto di vista meramente mediatico, ma la sua competenza in ambito economico potrebbe compensare questa carenza di appeal. La prima donna Presidente del Brasile è attesa da un compito molto arduo, ovvero quello di non far rimpiangere il suo predecessore. Il contesto è favorevole alla Rousseff, che dovrà comunque affrontare importanti sfide sia in ambito politico che economico, tanto all’interno quanto a livello delle relazioni internazionali.

     

    POLITICA – In politica interna il nuovo leader dovrà dimostrare anzitutto di essere inattaccabile rispetto agli scandali di corruzione che hanno agitato il suo partito, il PT, nei mesi antecedenti al voto. Questa sarà una condizione fondamentale per continuare a garantire l’ottimo livello di stabilità istituzionale che il Brasile ha dimostrato nell’ultimo ventennio. Inoltre, molto dovrà essere ancora fatto a livello di implementazione delle politiche sociali per raggiungere due obiettivi tra loro collegati: diminuire la povertà che colpisce ancora una larga parte della popolazione e combattere l’alto tasso di criminalità, che rende il Brasile ancora oggi uno dei Paesi più pericolosi al mondo.

    Per quanto riguarda la politica internazionale, Dilma Rousseff dovrà scegliere se proseguire nella linea tracciata dalla Presidenza Lula, ovvero quella di sviluppare una linea autonoma ed equidistante tra i Paesi occidentali e quelli in via di sviluppo, oppure se imboccare un orientamento più radicale e di critica dell’attuale assetto delle organizzazioni internazionali. Anche se il secondo scenario appare più improbabile, è certo che il Brasile si farà portavoce dell’esigenza di cambiare il funzionamento di organismi come il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite o del Fondo Monetario Internazionale, al fine di garantire una maggiore partecipazione alle nuove potenze emergenti.

     

    content_581_2

    ECONOMIA – Per quanto concerne infine le sfide in campo economico, il nuovo esecutivo dovrà anzitutto confermare i risultati raggiunti negli ultimi anni in ambito economico e sociale. Lula è riuscito a evitare derive di stampo populista e socialista rispettando pienamente le regole dell'economia di mercato (seppur con un accento più marcato per quanto riguarda la partecipazione statale in aziende chiave come il colosso degli idrocarburi Petrobras). Senza compromettere la stabilità dei fondamentali macroeconomici, gli otto anni di presidenza Lula hanno raggiunto importanti successi nella lotta alla povertà e alla disuguaglianza nella distribuzione del reddito. Programmi di sussidi e sostegno alla popolazione come Bolsa Familia e Fome Zero hanno contribuito a migliorare la condizione di dodici famiglie e ad aumentare così anche la domanda interna, fattore che ha “salvato” il Brasile dalla crisi economica del 2008/2009.

    Il governo della Rousseff dovrà proseguire su questa strada, cercando di affrontare tre sostanziali punti deboli dell'economia brasiliana. Il primo è il tasso di interesse ancora alto (intorno al 6%), che non contribuisce a favorire investimenti ed esportazioni. Il secondo è il livello ancora generalmente basso del capitale umano: solo il settore privato investe in ricerca e sviluppo, mentre la percentuale di popolazione con un alto livello di scolarizzazione è ancora ridotta. Infine, la nuova Presidente dovrà maneggiare con cura l'intervento statale nell'economia, per evitare polemiche politiche e di portare la spesa pubblica fuori controllo.

     

    Davide Tentori

    redazione@ilcaffegeopolitico.net

     

    Davide Tentori
    Davide Tentori

    Sono nato a Varese nel 1984 e sono Dottore di Ricerca in Istituzioni e Politiche presso l’Università “Cattolica” di Milano con una tesi sullo sviluppo economico dell’Argentina dopo la crisi del 2001. Il Sudamerica rimane il mio primo amore, ma ragioni professionali mi hanno portato ad occuparmi di altre faccende: oggi infatti lavoro a Roma presso l’Ambasciata Britannica in qualità di Esperto di Politiche Commerciali. In precedenza ho lavorato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri dove mi sono occupato di G7 e G20, e a Londra come Research Associate presso il dipartimento di Economia Internazionale a Chatham House – The Royal Institute of International Affairs. Sono il Presidente del Caffè Geopolitico e coordinatore del Desk Europa

    Articolo precedenteFumata nera in California
    Articolo successivoCristiani nel mirino

    Ti potrebbe interessareCORRELATI
    Letture suggerite

    LASCIA UN COMMENTO

    Inserisci qui il tuo commento
    Inserisci il tuo nome